IL CAVALLO DI TROIA DI NOME MATTEO

L’attuale Commissario UE, On. Paolo Gentiloni, ex Presidente del consiglio italiano, conversando con il quotidiano “IL FOGLIO”, ebbe a dire -il 22 gennaio 2018- di non credere affatto “sulla possibilità che il M5S arrivi a guidare il governo”. Si chiese così, qualche giorno dopo, lo stesso giornale “proviamo a stare al gioco di Gentiloni: perché i 5S non hanno la possibilità di arrivare al governo?”
Rispondendosi a voce alta: “lasciamo stare la ciccia 5S (incompetenza, incapacità, inadeguatezza, flop del modello Raggi, flop del modello Appendino) e concentriamoci su altri piccoli dettagli e altre ragioni.” E giù tutta una serie di motivazioni, tra cui ne emergeva una (che poi è il motivo per cui Rivoluzione Liberale ha titolato così questa nota di riflessione):  “in caso di maggioranza non evidente il Capo dello Stato non darà l’incarico al primo partito, o al primo gruppo parlamentare, ma darà l’incarico a una figura in grado di trovare i voti per sostenere la coalizione arrivata prima alle elezioni”.
Capito?
Allora il destra-centro-destra arrivò primo come coalizione e il M5S analogamente primo, da partito  del tutto autosufficiente da ogni coalizione. Come risolse l’arcano dilemma il Presidente Mattarella?
In maniera che ora appare semplice, ma arguta: riuscendo a sfilare dalla coalizione vincente il classico (sempre disponibile) “traditore” leghista, Matteo Salvini: che accettò di buon grado i vezzi con pure  i tricchéttracche romani ed incollandoci sopra un professorino di belle speranze (ma di promettente mestiere), rispondente al nome di Luigi Conte, peraltro non proposto dal M5S.
A quest’ultimo partito affidò – poi- un pó di Ministeri di spesa e altre autoblú, ma riservandosi sempre l’ultima parola -il Presidente- per quei dicasteri “delicati”, ché dovevano trattare -in sede Europea-le solite incombenze del nostro, atavico, difetto debitorio pubblico.
Shakerando il tutto e mettendoci sopra pure l’olivetta  -la “gestione migranti”al leghista- l’esecutivo “Conte1” decollò e il M5S venne “sdoganato”.
Se non abbiamo la chiara memoria di ciò, è del tutto superfluo ragionare  di politica. Perché fu proprio Salvini, in rappresentanza del popolo di destra, che tuttora non si capisce perché continui ad amarlo, a “bollinare” Conte e i M5S.
Troppo di sovente si dimenticano questi passaggi fondamentali e il colpevole percorso compiuto da quel cavallo di Troia che risponde al nome di Matteo. Ove collegassimo a questo personaggio d’Operetta, poi, tutta una serie di vacui episodi semiseri (Papeete, cubiste, moto d’acqua, etc.etc.), tutti noi ora possiamo ben capire la non potabilità politica di quello che oggi vorrebbe accreditarsi come premier alternativo al “Conte2”.  Eppure questo esponente lo troviamo ancora, nei sondaggi, sempre in testa alle preferenze politiche italiche.
Neppure il leader libertino francese, Marchese De Sade, poteva congegnare un tal miscuglio di morale e politica.
Non parliamo a caso di un uomo che pure rigettava tutte le regole morali di quel tempo, propugnando il sovranismo egoista e carnascialesco: che sia solo per pura combinazione il fatto che il colore preferito nei gusti dei due sia il verde?
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