Mi è capitato di incontrare un articolo, sponsorizzato, dell’ing. Luca Boreale dei Verdi Liberali Italiani che ho conosciuto nel 2019, il 20 di Settembre, in occasione dell’iniziativa nazionale del Partito Liberale Italiano, denominata “Stati Generali Liberali”, lanciata dalla sala Capranichetta in Piazza di Montecitorio a Roma, volta a riunire in una unica confederazione i movimenti di ispirazione liberale.

L’obiettivo era, a fronte di uno scenario politico economico, sociale, culturale sempre più incontestabilmente degradante, di porre un argine, con la forza delle idee, delle proposte e dei numeri, all’inarrestabile deterioramento della Società italiana.

Il tessuto connettivo avrebbe dovuto essere la idealità liberale; e l’iniziativa nasceva in “tempi non sospetti” per costruire, nei tempi e nei modi adeguati, una solida e credibile piattaforma politica e programmatica; un sistema d’interventi fattibile, equilibrato, sinergico.

Da quel momento,il Partito Liberale Italiano, sulla scia di un dettagliato programma operativo, descritto nel convegno, si adoperava “faticosamente”, in varie Regioni e a partire dalla Puglia, alla realizzazione progettuale.

“Faticosamente”? Perché?

Perché essere liberali, oggi, in Italia, è faticoso, parecchio.

Perché essere liberali non significa mica essere “riformisti”, ma “rivoluzionari” visto che è necessario affrontare un esercito consolidato di slogan, luoghi comuni, leggi e norme, usi e costumi, interessi e caste, compromessi e paternalismo, relazioni e clientelismo …, tutti illegittimi consumatori dell’ossigeno e delle energie per la crescita.

Oggi, la Società italiana fa indigestione di liberà fasulle e virtuali; mentre è priva della vera libertà di intraprendere ed essere sé stessi: quella libertà, la sola, che genera entusiasmo e il circolo virtuoso della crescita.

La persona non è più al centro dell’attenzione ma è ignorata, se non ridotta in schiavitù; mentre si allarga l’area delle disuguaglianze e degli squilibri: tanti più poveri da un lato, pochissimi più ricchi dall’altro.

Basti pensare, su tutto, al sistema di controllo, dirigista e statalista, impersonato da un mostro dalle tante teste, una Idra imbattibile e pervasiva: la burocrazia amministrativa e fiscale, bancaria e finanziaria, giuridica e sanitaria, …, una malattia indotta da una specie di virus che ha inquinato le menti del popolo sempre più plagiato verso i processi, dimentico degli obiettivi.

Per scovare, in Italia, una qualche attività in senso liberale, bisogna cercare con il lanternino; in un contesto sociale dove il concetto di libertà è associato alla falsa libertà del “faccio quel che mi pare” che, a sua volta, giustifica il controllo oppressivo. Un cane che si morde la coda e che il popolo, intontito, non riconosce.

 

Ora, dell’articolo dell’ing. Luca Boreale colpiscono tre temi.

 

Il primo è la dizione “riformisti e liberali”. Una accoppiata che non funziona, per quanto sopra scritto. Ma poi, il sostantivo/aggettivo “liberale”, usato e abusato da tutti, in ogni iniziativa dal lontano sapore politico, comincia a perdere il significato sociale, vero e reale, per divenire, sempre di più, uno slogan privo di anima. E’ necessario intraprendere il percorso inverso: dallo slogan alla politica.

Il secondo è il concetto della “finestra di opportunità” il cui significato è oscuro; o meglio molto chiaro. Dice l’autore dell’articolo: “Si è aperta una “finestra di opportunità” nella politica italiana per ridare una voce e un ruolo significativo alle istanze riformiste e liberali, … “; e ancora: “La finestra è stretta, si chiuderà con le elezioni regionali referendarie di settembre …”.

Ogni commento appare superfluo: l’iniziativa Scalfarotto non è altro che una mozione pubblicitaria di chiamata al voto.

Il terzo è un elenco/passerella di nomi di politici (quasi come testimonial) e di temi d’intervento (si dovrebbe fare), secondo lo stile alla Conte (citazioni e null’altro): pronti alla guerra di liberazione in terra di Puglia senza, tuttavia, conoscere il terreno di scontro e cosa ci sia lì di liberale realizzato dal Partito Liberale Italiano, e dagli Stati Generali Liberali.

La morale è che l’iniziativa Scalfarotto non ha nulla di liberale.

È semplicemente una pura iniziativa elettorale, sviluppata chiaramente dall’establishment, figlia legittima del sistema consolidato che i liberali vogliono affrontare, prova generale della guerra di conquista del Centro, a scapito dell’arretramento atteso di FI.

Il Centro, la chimera di ogni scenario politico che significa “essere buoni per tutte le stagioni”, inamovibili, indispensabili.

Un Centro geometrico, senza arte né parte.

Anche il Partito Liberale Italiano è un Partito di Centro, ma con un significato non geometrico ma con il senso dell’equilibrio, della fattibilità, della sinergia di un sistema, economico e sociale, competitivo.

 

Antonio Vox

Partito Liberale Italiano

Presidente del Consiglio Nazionale

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