Dopo l’inutile quanto modesta sceneggiata di villa Panphili, con nugoli di giornalisti lasciati fuori dai cancelli nella speranza di rubare un fotogramma o di strappare una dichiarazione, durante la conferenza stampa, il Presidente Conte è apparso in tutta la sua modestia, consegnando ai media un immagine patetica di sé e del suo Governo. Mi ha fatto pensare a quei clown dei Circhi equestri, costretti a sforzarsi di far sorridere con le loro battute scontate, che sovente inducono più alla commozione che all’ilarità, lasciando trasparire una espressione tragica che ne rivela tutta la finzione circense,  mentre magari il loro animo è attraversato da grande tristezza. L’istrione Conte, che affastellava parole deliranti e programmi sconnessi, realizzabili forse nei prossimi cento anni, esprimeva la medesima  comicità tragica, pur di fronte a problemi seri, che palesemente non è in grado di risolvere, né semplicemente di affrontare. La straordinaria capacità artistica di Federico Fellini nel saper cogliere l’amaro significato profondo di quelle immagini circensi, suscitava la nostra commozione e sapeva farci percepire  tutto il dolore che si nascondeva dietro quella forzata comicità. Nei confronti di Conte invece il sentimento è stato di fastidio per il mal riuscito tentativo di presentare l’acrobazia più difficile, il numero delle cento pistole, recitato da un guitto, palesemente non all’altezza e, anziché ridere, ci fa fatto piangere di compassione, non per la sua modesta esibizione, ma perché costretti a capire in quali misere mani siamo caduti. Ci siamo trovati di fronte alla sensazione di una nullità supponente, che, dopo le recenti gravi difficoltà, potrebbe spingerci direttamente nel baratro. Tra tante proposte, alcune anche valide, formulate dagli esperti o dai rappresentanti dei vari interessi colpiti durante la kermesse di Villa Doria Panphili, lo sfortunato Presidente del Consiglio, ne ha scelto una a caso, la riduzione dell’IVA, che in Italia oggi è certamente la più errata. Un simile provvedimento, fatto dalla Merkel, era giusto per la Germania, Nazione con una economia solida, che aveva soltanto bisogno di un nuovo stimolo verso i consumi. In Italia la medesima scelta, per essere efficace, comporterebbe un costo enorme e non riuscirebbe ad incidere significativamente, anzi sarebbe dannoso, di fronte ad un mercato debolissimo per la grave e diffusa caduta del gettito, insieme alla insopportabile falcidia fiscale.

Un atro comico, il Sig. Grillo, dopo una lunga quarantena, si è  riproposto in veste di economista ed ha pensato di formulare una propria cervellotica  soluzione per risolvere il delicato problema della banda larga e delle necessarie fusioni tra le aziende del settore, sconoscendo le difficoltà di un simile progetto, al quale lavorano da tempo i competenti, che presenta molteplici profili critici e tocca rilevanti interessi privati, anche di investitori stranieri.

Siamo di fronte ad una crisi che non è solo congiunturale, ma è strutturale e viene da lontano in quanto, già prima della pandemia, eravamo in recessione e, dopo oltre un decennio non siamo stati ancora in grado di recuperare le posizioni anteriori alla crisi del 2007. Un Paese da troppo tempo paralizzato, nella passerella di Villa Panfili non è  apparso in grado di concepire una strategia per il necessario cambiamento di fondo della nostra economia e dell’uso del delicato strumento della finanza pubblica. Ancora oggi più che mai la confusione regna sovrana, mentre l’unico risultato visibile, è l’ulteriore mortificazione del Parlamento, che è il solo organo costituzionale eletto direttamente dal popolo sovrano. Questa è un’idea malsana, che si è fatta strada da tempo su impulso dei Cinque Stelle, i quali, prima hanno lanciato l’attacco alla Casta con il taglio dei vitalizi, dopo  hanno imposto la riduzione dei parlamentari ed infine il congelamento dell’attività della Camere durante il lungo periodo dell’epidemia, con la meschina scusa di evitare assembramenti e spostando, in forma assolutamente incostituzionale, tutto il potere decisionale nelle mani del Presidente del Consiglio, che ha compiuto gravi scelte limitative della libertà dei cittadini, con illegittimi DPCM, privi di forza di legge, evitando di ricorrere allo strumento Costituzionale, nei casi di straordinarietà ed urgenza, del Decreto Legge, che avrebbe coinvolto il Parlamento. Oggi è  drammaticamente dinnanzi ai nostri occhi il divario macroscopico tra quanto annunciato solennemente ed il poco che è stato miseramente realizzato. In sostanza  lo sfortunato evento della pandemia è  stato utilizzato per imporre delicati passaggi di un complessivo progetto autoritario, che tende a concentrare tutto il potere decisionale su Palazzo  Chigi, approfittando della circostanza che un Parlamento di analfabeti, raccolti nelle discariche e negli angoli della spazzatura dal M5S, non è in grado di difendere il proprio ruolo e prestigio, quale tempio della Democrazia, con il  complice silenzio del PD, palesemente abbarbicato soltanto al potere. Al Parlamento rispetto al Consiglio Europeo è stata data una semplice informativa, per evitare un rischioso voto sul MES, ignorando che  i relativi fondi sono assolutamente necessari per adeguare la nostra sanità ed evitare che si ripetano altri momenti di crisi drammatica, come quelli a cui abbiamo assistito, in cui le autorità sanitarie, per carenza di uomini mezzi e strutture, sono state costrette ad assumersi la drammatica responsabilità di decidere chi salvare e chi abbandonare al proprio, spesso tragico, destino.

Si dovrebbero invece affrontare i grandi problemi della crisi economica, dopo quella sanitaria, con un po’ di consapevolezza e coraggio, formulando proposte serie alle autorità europee, che giustamente ci osservano con sguardo critico per comprendere come verranno spesi gl’ingenti fondi che potrebbero concedere al nostro Paese, nonostante la pessima esperienza di quelli strutturali non utilizzati. Assistiamo ad una folle rincorsa a chi enuncia i provvedimenti più cervellotici ed inattuabili, senza alcuna idea sul come e quando realizzare i relativi progetti. Basterebbe proporre l’abbattimento degli oneri sociali per almeno tre anni a tutti i nuovi assunti a tempo indeterminato, evitando di continuare a sprecare inutilmente ingenti risorse con redditi di cittadinanza, di emarginazione, ulteriori prepensionamenti, che non hanno dato e non possono dare alcun risultato positivo duraturo o prolungare la cassa integrazione all’infinito e consentire ai dipendenti pubblici, che già brillavano per assenteismo e scarsa produttività, con lo Smart working, di sguarnire la pubblica amministrazione, azzerandone il rendimento,  ed esasperando i cittadini.

Sgomentano le notizie sulla ripresa dell’attività scolastica, che sarebbe dovuta ripartire già da maggio, mentre riprenderà forse a settembre, per la incompetenza di una patetica ministra, che ascolta soltanto i sindacati, i quali aspirano soltanto a nuove assunzioni,  lasciando a casa loro nel Sud  le decine di migliaia di insegnanti, che, hanno trovato ben comodo ricevere lo stipendio senza dover tornare a fare il proprio delicato dovere nelle sedi del Nord ove sono titolari di una cattedra. Negli altri Paesi avanzati le scuole hanno riaperto da tempo. Ma come è  possibile che il Governo non si renda conto della delicatezza del compito della scuola, che è  principalmente quello di formare, non solo di impartire nozioni, alle generazioni future? Analogamente si dovrebbero destinare i fondi europei per far tornare le nostre università  a luogo di formazione dei saperi e non continuare a mortificarle, avendole ridotte a miserabili diplomifici.

Sul piano fiscale, bisognerebbe ridurre tutte le aliquote, particolarmente quelle odiose ed espropriative, rendendosi conto che l’unico strumento efficace per la lotta all’evasione è quello di imporre una pressione sopportabile, che convincerebbe della sua giustezza tutti i contribuenti ed indurrebbe a comportamenti corretti.

La specialità del momento consentirebbe di introdurre una riforma facilissima nel campo della giustizia civile, come la completa informatizzazione di tutti gli atti del processo, riducendo o annullando le inutili udienze istruttorie e ponendo come limite massimo per Il deposito di sentenze, anche semplificate, quello di un anno dall’atto introduttivo del giudizio e di concedere, in caso di appello, un altro anno. Si scoraggerebbero le liti temerarie, principalmente se si imponesse alla parte soccombente un onere rilevante quale refusione delle spese alla parte vincitrice e, nei casi più eclatanti, imponendo anche il pagamento di una tassa di soccombenza a favore dell’erario. Allo stesso tempo dovrebbero essere unificate tutte le giurisdizioni civile, penale, amministrativa e tributaria nei ruoli dei giudici ordinari, con sezioni specializzate per evitare gli attuali abusi ed i connessi conflitti di giurisdizione.

La parte più importante del Recovery found dovrebbe essere investita per eliminare le discariche,  che sono vere e proprie bombe ecologiche e realizzare velocemente centinaia di impianti di smaltimento di ultima generazione. Allo stesso tempo andrebbe finalmente deciso un grande programma di salvaguardia del mare, ormai giunto a livelli insopportabili di inquinamento, insieme alla difesa del territorio e delle risorse boschive.

Se il Sig. Conte, anziché fare lussuose passerelle e nominare costosi ed ampi comitati di esperti, che si sono rivelati inutili,  si rendesse conto che in autunno inevitabilmente vi sarà una trasposizione della crisi economica anche sul piano sociale con conseguenti gravissimi rischi, basterebbe che leggesse i documenti congressuali del PLI per sapere cosa e come si potrebbe evitare il disastro ed avviare un urgente ed efficace programma di rilancio del Paese.

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