Onorevole Presidente e onorevoli colleghi, ho avuto il privilegio di conoscere personalmente Alfredo Biondi, non tanto nella prima parte della sua attività politica, perché lui era un giovanissimo deputato di prima nomina e io ero solo uno studente iscritto alla gioventù liberale, attività politica che è proseguita poi per un lungo periodo, con una interruzione: quando, in un’epoca in cui – sembra ieri, invece è passato tanto tempo – gli italiani potevano ancora scegliere non solo il partito, ma anche il loro parlamentare, quando gli fu contrapposto un eroe di guerra, Durand de la Penne, e per quella legislatura Alfredo Biondi non fu rieletto. Dopo fu rieletto cinque o sei volte e portò sempre gli ideali liberali nella sua azione politica. L’ho conosciuto di più nella seconda fase della sua attività politica, quando era uno degli esponenti di Forza Italia, perché, tornato da una ventina d’anni all’estero per motivi professionali, ripresi la militanza politica e a fare attività e ricordo di lui soprattutto il decreto Biondi, che in buona sostanza, al di là dell’articolato, voleva dire che non è accettabile andare in prigione prima del processo, perché l’innocente è solo nel processo che si può difendere, tranne l’eccezione dei reati legati ai fatti di sangue, all’omicidio e al crimine organizzato, perché, per loro natura, l’eventuale reiterazione della cosa non è sanabile e quindi l’eccezione, in quel caso, era più che ragionevole. Io non credo che molti italiani sappiano che si può andare in prigione senza processo: la maggior parte degli italiani è convinta, con una certa ragione, che non si possa andare in prigione senza un processo. Non è così. Alfredo Biondi fece una battaglia di libertà, di democrazia e col sistema democratico, mentre devo dire che non fu dentro la prassi, nelle regole, il pronunciamento di alcuni magistrati contro il Parlamento e contro il Governo. Ricordo Alfredo Biondi come un liberale conseguente, un liberale senza aggettivi. Non fu – perché io amo dire la verità – un liberale di destra, quale io sono sempre stato e in fondo, per molti aspetti, era anche Giovanni Malagodi. Non fu neanche un liberale di sinistra, come Valerio Zanone, fu liberale e basta e la sua azione di liberale è rimasta negli annali di questo Parlamento ed è una cosa di cui tutti possiamo andare orgogliosi, grazie.

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