Con buona probabilità l’accentuazione della singolarità del comportamento del governo nelle ultime settimane é da addebitare agli effetti del caldo improvviso che sta attanagliando l’Italia.
Nonostante ciò,non é giustificabile in alcun modo,salvo che per avere l’ennesima conferma di quanto sia scarso il suo senso di responsabilità verso la nazione e verso la UE.Da molti giorni si assiste ad un trascinarsi di mancate decisioni,di rinvii e aggiornamenti dell’esecutivo e comunque del serpeggiare in esso di un forte sentimento di discrasia che costringe il Paese a segnare il passo.

Lavoro in arretrato Conte e la sua squadra ne hanno oramai accumulato tanto,nonostante il Premier abbia assoldato una squadra di consulenti che in teoria avrebbe dovuto raddoppiare l’organico degli addetti ai lavoro.La squadra che Colao ha diretto da Londra,appunto,ha prodotto un documento di poche pagine,infarcito di condizionali,quindi a operatività zero e con costi da quantificare.Andando nel concreto nonché attuale,il decreto semplificazione sta confermando l’antico detto di sempre verde umorismo,cioè che i governi italiani si avvalgono da tempo dell’aiuto di un efficiente Ufficio Complicazione Cose Semplici.Non c’è da meravigliarsi se il decreto semplificazioni tardi ad essere licenziato.

Così le opere già finanziate restano ferme ai blocchi di partenza e non producono l’effetto volano,in questo momento più che necessario,indispensabile.Si aggiunga che l’esecutivo non riesce a varare il PNR,Piano Nazionale Riforme richiesto dalla UE.Oggi dovrebbe essere il gran giorno perché sia approvato dal Consiglio dei Ministri,salvo che non vengano fuori ulteriori complicazioni.Per inciso,l’Italia é stata l’unica nazione
europea a non trasmettere tale documento a Bruxelles entro il trenta giugno.
Gli altri partners europei potrebbero essere portati a credere che,in fondo,l’Italia non abbia un bisogno di risorse così urgente,stante l’apparente mancata incisività e chiarezza di idee di chi la governa.

Sarebbe più che opportuno che il Premier Conte svolgesse con un impegno usque ad mortem la sua funzione di 《Capo》del governo,nel senso di mettere paletti ben fermi ai margini del sentiero della ripresa.L’Italia,con il suo universalmente riconosciuto geniaccio che fa da pendant al più folkloristico stellone,aspetta solo che a Roma si passi dalle parole ai fatti.La popolazione é allo stremo e i commentatori internazionali esprimono meraviglia sul fatto che,oltre le dimostrazioni pacifiche,non siano ancora esplose contestazioni violente.Intanto è arrivata la conferma che il malaffare ha messo piede nel business della sanità fin dall’inizio della stessa pandemia.Con tutto l’amor di patria non si può non concedere un’attenuante generica al criterio di valutazione dell’Italia da parte dei paesi del Nord Europa.

Il Recovery Fund,per quanto possa essere ampia la sua portata,non basterà a soddisfare tutto il fabbisogno finanziario generato nella UE da Covid 19. Ciascun paese della casa comune dovrà trovare il suo complemento a cento del fabbisogno di risorse in strumenti valutari individuali.In tutto ciò c’è una circostanza che condiziona negativamente e non é aggirabile:il fattore tempo.Con l’aggravante che la mancata ripresa a ritmi normali dell’attività economica in generale,distorta da inefficienze di ogni tipo di chi dovrebbe essere suo partner di insostituibile valenza,uno per tutti il sistema bancario,possa provocate un effetto leva svantaggioso.

Oggi sarà una giornata che segnerà di larga massima la tabella di marcia del Paese e,per quanto riguarda il varo del Recovery Plan,di tutta la UE.Dare all’Europa un segnale di efficienza gioverebbe senz’altro alla causa.
Inoltre il ritardo che l’Italia sta provocando alla Commissione Europea genera malcontento anche negli altri paesi europei mediterranei che scalpitano per ripartire al più presto.
Si diceva una volta in campagna “quando ti promettono il dono di un porcello,tieni a portata di mano la funicella”.Volendo significare che se qualcuno sta dicendo che vuol darti qualcosa,tieni pronto l’occorrente con cui bloccarla,casomai il munifico interlocutore ci ripensasse.
Deruralizzata tale rappresentazione,sembra che l’Italia non voglia approfittare dell’analoga situazione in termini di provvidenze della UE.
Sarebbe un peccato se nel prossimo futuro gli italiani dovessero trovarsi a cucinare sarde anziché carne di maiale.Sempre che saranno rimasti da mangiare almeno quei pesci.

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