Un po’ di ricapitolazione generale e sommaria degli accadimenti principali si impone, per non perdere il Nord della bussola nelle acque lagunari. Proverò a farlo.
La tematica della “messa in sicurezza” della città storica di Venezia dalle acque alte ebbe una forte accelerazione più di mezzo secolo fa, precisamente a seguito dell’evento del 4 novembre 1966 (quando il picco di marea toccò i 194 centimetri), con immancabili proiezioni pure nel dibattito politico locale.
C’era un tempo in cui per “fare politica” a Venezia tu dovevi conoscere almeno i rudimenti essenziali della cosiddetta “Legge Speciale”, in modo particolare avere i fondamenti delle conoscenze idrauliche.
Anche se, in verità, di laureati specifici la politica locale ne ha avuti ben pochi: gli ingegneri, già parlamentari della Repubblica, Giuliano Gusso e Costante Degan erano l’eccezione che confermava la regola.
Non mancavano però –come in tutte le famiglie– gli “opinionisti pronta-cassa”: particolarmente presenti laddove imponenti dosi di “foraggio” prevalevano sulle teorie scientifiche.
Chissà, quindi, perché non mi ha affatto sconvolto la notizia del ritrovamento, in più “Paradisi fiscali” e con più prestanomi, del tesoretto del già deputato, già presidente della Regione Veneto, poi fu ministro, infine già senatore della Repubblica, Giancarlo Galan. Perché egli, da lesto affarista padovano (quindi attento solo alla “roba”), diede la benedizione per ritagliare, allungare, diluire e scassare, il progetto originario con interminabili varianti che ebbero
–diciamola tutta la verità– delle ampie praterie di consenso politico. Detto padovano si era accomodato su di una poltrona, al primo piano (quello nobile) di Palazzo Balbi, laddove prima aveva allignato un altro pregiudicato padovano al quale non difettó il soggiorno nelle patrie galere, nel lontano 1992.
Il diavoletto corruttore fu regolarmente battezzato, dalla legge n. 798/1984, con il nome di “Consorzio Venezia Nuova”: che elargiva ad opera dei suoi Soci Fondatori delle importanti mazzette di denaro frusciante (che venne, di volta in volta, scoperto tutto dall’eccellente lavoro della Magistratura), con cui si era trasfigurato –nelle vesti di Cherubino– quel soggetto che è pure nientepopó di meno che il Concessionario di uno Stato che ha realizzato le 78 barriere mobili
-nelle tre bocche di porto– attraverso cui il mare penetra la Laguna.
Le protesi luciferine di questo polipo corruttore, puntualmente, si incunearono per ogni dove in una politica vuota di valori civici.
Il grande, pluridecennale, progetto andò comunque avanti e oggi possiamo, orgogliosamente, presentarlo al mondo intero.
Perché questa è progettualità tutta italiana. Un punto di forza per il futuro.
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