E’ molto amaro, per i liberali, che si considerano eredi dell’illuminismo, fedeli difensori del pluralismo rappresentativo e del bilanciamento dei poteri dello Stato, prendere atto che stiamo attraversando un periodo di negazione di tutti i valori fondanti delle democrazie moderne, in primo luogo con la progressiva espropriazione del ruolo cruciale del Parlamento. Si spiega, perché  i nuovi eroi  si autoproclamano giustizieri e sono disposti a condannare con processi di piazza o comunque sommari, gli ultimi illuministi, eredi di quella immensa rivoluzione culturale, che ha messo l’uomo al centro del sistema, quale difensore del ruolo della democrazia liberale rappresentativa. La occupazione quasi militare delle posizioni ministeriali e di potere da parte di questi figuri, costituisce di fatto la negazione di tutti i valori fondanti delle democrazie moderne, determinando in primo luogo un processo di inesorabile declino del ruolo del Parlamento. I gangli vitali della Repubblica sono nelle mani di movimenti radicali, agitati da una rabbia cieca, un rancore profondo, che emerge come un eruzione vulcanica dalle masse popolari inferocite e  si riversa nei confronti di ciò che una propaganda becera ha identificato come il cuore del potere, condannando senza appello il passato, rifiutandosi di conoscerlo, di approfondirlo e denominandolo con la espressione dispregiativa di “Casta”, accezione che, non a caso per chi la usa, assume una torva assonanza con “cosca”. Giovanotti e signorine, da anni in lite con la sintassi e con la grammatica, si presentano ogni sera sui teleschermi per assumere con  sicumera il ruolo di giustizieri che, attraverso processi sommari, sovente di piazza,  annunciano condanne già scritte.

Purtroppo l’esperienza non è servita. Si sta ripetendo la stesso dramma di un secolo fa, quando, dopo aver sorriso di fronte allo scalcinato esercito di camice nere, che pretendevano di impadronirsi di Roma, poi, forse per sottovalutazione o complicità, la Nazione finì con lo scivolare nella dittatura. Oggi emerge l’aggravante che, al posto della vuota retorica, si rinvengono tratti di patetica ignoranza supponente, non meno inquietante. Il delirio verbale induce a proclamare sul balcone di Palazzo Chigi che la povertà sarebbe stata sconfitta. La convinzione di essere in grado di condannare senza appello il passato, la storia intera, incendiata da una fiamma di fanatismo riduce, se non cancella, il ruolo delle Assemblee legislative, che sono in tutto il mondo  il simbolo della moderna conquista della sovranità popolare e rappresentano la cifra di un sovvertimento inarrestabile dei valori fondanti della modernità. Ne consegue la  fanatica ricerca dell’identificazione con l’uomo solo al comando, interprete del furore e benefattore del popolo. Con il medesimo fervore miracolistico il magistrato viene additato come l’angelo vendicatore, colui che sa discernere tra bene e male ed, in nome di una Giustizia infallibile, punisce i reprobi, contaminati dal male oscuro del potere e realizza l’obiettivo superiore dello stato etico. Dopo cinque secoli è stato riaperto il Tribunale dell’Inquisizione, inteso come Tribunale della storia, che ha il compito di rimuovere la memoria. Un presente che tutto cancella e che ci condanna a vivere sotto una sorta di dittatura dei rumori che derivano dal cupo brontolio della piazza e di cui il “movimento” si fa  interprete, affidando ai suoi improvvisati portavoce, definiti capi politici, il compito di dettare la ricetta del futuro, l’unico possibile.

In Italia tale accanimento ideologico ha radici consolidate da oltre un secolo, prima attraverso il fanatismo fascista, dopo con la supponente censura moralistica di una pretesa superiorità morale del più grande partito comunista del mondo occidentale. C’è tuttavia un’Italia profonda che non maledice la politica,orgogliosamente non chiede di essere mantenuta, anzi rifiuta lo strisciante statalismo che il Governo e “l’avvocato del popolo” tendono a riproporre, ma si aspetta di essere incoraggiata, sostenuta nei propri progetti e nella voglia di rialzarsi, non ostacolata per prevenzione ideologica contro la pericolosa forza rivoluzionaria della libertà.

Non è  un pericolo soltanto nazionale, anche se nel nostro Paese si presenta in forme più macroscopiche, ma si tratta di un fenomeno mondiale, che sembra voler rinnegare tre secoli di storia e umiliare i morti, che tanto sangue hanno versato in suo nome, archiviando la civiltà occidentale e le democrazie liberali, per rifugiarsi un nuovo medioevo, che cuoce nel brodo velenoso dell’odio sociale, del rifiuto dell’internazionalismo e tende alla frantumazione del mondo in piccole Patrie, sovente affidate a despoti, dittatori, arrivisti, o demagoghi da strapazzo. L’esempio più evidente è rappresentato dalla Cina, ove il regime dittatoriale ha solide radici nel comunismo di Mao, rivisitato attraverso l’autoritarismo affaristico del Partito del suo  capo padrone Xi Jimping. Ne stanno pagando il  prezzo elevatissimo i cittadini di Hong Kong, con una repressione di massa, se possibile, più dura di quella tragica di Piazza Tienanmen, inammissibile nel tempo odierno ed alla quale il mondo occidentale non ha reagito con la determinazione necessaria.

In Turchia è stata definitivamente archiviata la grande rivoluzione laica e modernizzatrice di Kemal Ataturk. Il dittatore Erdogan sta ripristinando  il profilo autoritario dell’impero ottomano, con una pericolosa tendenza ad estendere il proprio potere di influenza sul Medio Oriente, principalmente a spese del popolo Curdo, che non riesce mai ad aver pace ed, al medesimo tempo, di assicurarsi un predominio sull’intera area del Mediterraneo.

La tradizione imperiale russa si perpetua con la riforma costituzionale che consentirà a Putin di mantenere il suo potere assoluto a vita, dando luogo ad un regime altrettanto poliziesco, ma che, sotto certi profili, appare persino peggiore di quello precedente dell’URSS, in quanto non si nasconde neppure sotto lo schermo di una presunta maggiore eguaglianza sociale, ma consente a tecnocrati di regime di arricchirsi in maniera spudorata, salvo correre il rischio, se diventano invisi al regime, di veder espropriato il proprio patrimonio e di venire condannati a lunghi anni di carcere, spesso in Siberia, con lo stesso metodo della Cina, ove inoltre esiste anche la pena di morte.

Nel Sud e Centro America le dittature di varia natura hanno sempre prosperato, dal peronismo, ai regimi militari dell’Argentina e del Cile o al comunismo castrista di Cuba. Oggi imperversano Maduro, che ha ridotto alla fame il Venezuela e Bolsonaro, che sta portando il Brasile verso l’ennesima bancarotta.

Persino gli USA, la grande patria della Democrazia moderna, con Trump al vertice dello Stato, stanno attraversando un momento di pericolosa eclisse dei tradizionali valori di libertà ed hanno rinunciato al ruolo di Paese di riferimento e custode degli equilibri di pace nel mondo intero. L’auspicio è che, i grossolani errori commessi nel tempo recente, inducano gli americani a non rinnovargli il mandato a novembre.

Anche l’Europa, che ha perso tra i propri membri la Gran Bretagna, sempre a causa della frenesia nazionalistica, soffre per la mancanza di un’adeguata coesione e condivisione degli obiettivi tra gli Stati membri, oltre che per la mancanza di leader adeguati. Dopo un periodo di appannamento della Merkel, auspichiamo che il pieno recupero della salute e la responsabilità del semestre di presidenza germanica del Consiglio europeo, le restituiscano tutta l’autorevolezza necessaria ad un rilancio, tanto urgente, quanto necessario. L’UE, oggi vista dai partiti e dalle Nazioni ispirate al sovranismo come la causa dei mali del vecchio Continente per le indiscutibili lentezze della sua burocrazia, ha un’occasione irripetibile, determinata da un evento negativo,  quale il Covid 19, come sovente è avvenuto nella storia: quello di trasformare il proprio ruolo da gendarme dell’austerità di bilancio a grande propulsore di sviluppo e d’investimenti. Una crisi epocale, come l’attuale,  si supera soltanto con nuove idee e progetti, importanti investimenti, fiducia e solidarietà tra gli stati membri, una nuova Costituzione fondata su pochi, ma indiscutibili principi e su una distinzione netta tra i poteri nazionali e quelli dell’Unione, rafforzando principalmente il ruolo del Parlamento europeo.

L’ottimismo della ragione ci porta a sperare di poter affermare tra qualche tempo che “quelli che sembravano eventi tragici, invece erano opportunità”. Una solida tradizione culturale, potrebbe consentire all’Occidente di indicare al modo intero la strada per vincere l’attuale egoismo e per far riprendere, dopo una pausa pericolosa, alla libertà il  cammino interrotto, recuperando il senso profondo della sua lunga e grande storia e della ricchezza delle sue diverse culture, respingendo il tentativo in atto di instaurare una improvvisata dittatura del presente.

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1 COMMENTO

  1. Eccellente analisi.
    Bravo Presidente.
    Destra e sinistra si ritrovano insieme e ci FANNO CREDERE DI ESSERE ALTERNATIVI. ‍☠️
    Invece SONO UGUALI

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