Recentemente mi sono imbattuto in un’opera che mi ha colpito molto e che penso meritai di essere
approfondita, ovvero “Il liberalismo in un mondo in trasformazione” di Nicola Matteucci, pubblicata nel
1972.
Una delle tesi principali del libro è quella che il liberalismo vada concepito come una ”risposta a sfida” e che
quindi vive ri-definendosi di volta in volta a seconda delle situazioni.
Anche se vi potrà sembrare una posizione “debole” e inconsistente, io la trovo invece perfettamente
aderente all’essenza anti-ideologica del metodo liberale e ad un approccio di realismo politico e pieno di
senso della storia.
LE SFIDE DEI SECOLI PASSATI
Matteucci individua le grandi sfide che il liberalismo si è trovato ad affrontare negli ultimi tre secoli:
nel Settecento il nemico era l’Assolutismo, nell’Ottocento l’egualitarismo e il conformismo di massa, nel
Novecento i totalitarismi.
LA SFIDA DI OGGI
Partendo da questa analisi mi sono posto la seguente domanda: quale è la sfida dei nostri giorni?
Senza giri di parole espongo subito la mia tesi: la sfida dei nostri giorni è l’ideologia del “politicamente
corretto”.
Essa racchiude in sé una buona parte delle minacce dei due secoli precedenti, ovvero egualitarismo e
totalitarismo, ma si arricchisce di nuovi dogmi e si è “tecnicamente” aggiornata.
I dogmi del “politicamente corretto” lanciano una sfida al liberalismo proprio sul piano di quelli che sono
due valori fondamentali della “società libera”: la difesa dei diritti dell’individuo e il controllo dei governanti.
I DOGMI DEL “POLITICAMENT CORRETTO”
Vediamo ora in breve quali sono gli assiomi fondamentali di questa ideologia e per ognuno di essi
individuiamo i conseguenti pericoli:
1) Controllo del linguaggio  censura e limitazione della libertà d’espressione e del pluralismo;
2) Ambientalismo e religione del “green new deal”  limitazioni delle libertà individuali attraverso
regolamentazioni, tassazioni, divieti;
3) Lotta alle disuguaglianze  assistenzialismo, politiche redistributive, limitazioni della libertà
economica;
4) Immigrazionismo  perdita delle tradizioni e delle consuetudini dei popoli, tensioni sociali, rischi
connessi al multiculturalismo, terrorismo.
Naturalmente ognuno di questi punti meriterebbe una trattazione molto più ampia ed articolata.
In questa occasione mi premeva esclusivamente fornire una panoramica di quegli aspetti ideologici che più
di tutti mettono a rischio le nostre libertà e che ci lanciano una sfida, a mio parere, epocale.
UNA NEMICO TRAVESTITO DA AMICO
A mio modo di vedere ritengo che la sfida di cui abbiamo parlato sia ancora più complicata che nel passato
per il semplice motivo che è molto più subdola: essa si presenta sotto le mentite spoglie di un liberalismo e
di un individualismo falso, che in nome di una mal interpretata “società aperta”, si fa invece portatore di un
modello razionalistico e costruttivistico che, come ci ha ben spiegato Hayek, porta in sé i semi del
totalitarismo.
E IL NAZIONAL-POPULISMO?
Qualcuno potrebbe obbiettare che mi sto dimenticando del pericolo del ritorno del fascismo e del
nazionalismo, oppure dell’avanzare di leader della destra populista di cui tanto si parla. A costoro rispondo

che non me ne sono dimenticato. Come ci ha insegnato Popper il prezzo da pagare per mantenere la nostra
libertà è l’eterna vigilanza, per cui nessuna battaglia del passato deve essere dimenticata ed è altresì vero
che le minacce alla libertà non arrivano mai solo da una sola parte, bensì da entrambi i lati del panorama
politico.
UN PERICOLO CHE CONSOCIAMO BENE
Va detto, quindi, che il pensiero liberale ha affrontato e vinto la sfida delle dittature e dei totalitarismi del
secolo scorso, conosce questo nemico ne ha sviluppato gli anticorpi.
Nelle lezioni e negli esempi di vita di grandi liberali come Croce e Popper possiamo ritrovare quegli
insegnamenti che ci possono immunizzare da questi pericoli.
Inoltre credo che le nostre istituzioni siano “vaccinate” da questo pericolo.
Per questi motivi credo che questa non sia la nuova sfida del nostro tempo.
DA CHE PARTE STA IL “POLITICAMENTE CORRETTO”
Termino con la seguente riflessione: chiunque vede minacciata la “società libera” principalmente dal
pericolo neofascista potrà facilmente ricredersi frequentando gli ambienti della sinistra, la quale si è fatta
massima espressione del “politicamente corretto” di cui ho appena parlato. In tale contesto avrà modo di
osservare la loro natura di perfetti antifascisti, che ben se ne guardano però dall’essere anche
anticomunisti. Come diceva Bobbio: tutti i democratici sono antifascisti, ma non tutti gli antifascisti sono
democratici.

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