I più distratti opinionisti dimenticano che la privatizzazione delle Autostrade venne decisa nel 1999 dal governo -di sinistra- “D’Alema 1” .

Oggi che sia un altro governo di sinistra (Conte II) a deciderne sorti diverse e pure le acclami, con grandi fracassi eapplausi, quasi fosse un trionfo della giustizia proletaria, non vi suona assai sospetto?
Perché, di fatto, questa è una brutta vicenda che riguarda -diciamolo chiaro- solo la sinistra e la sua forte incompatibilità con tutte le regole di mercato.
Noi liberali, tuttavia, vorremmo porre un paio di punti fermi.
Perché una cosa è il liberismo e un’altra il liberalismo: che proponiamo a uno Stato troppo obeso.
Perché la prima è sinonimo di una dottrina economica che teorizza il totale disimpegno statale da qualsiasi aspetto della vita economica (compresa quella avente attinenze sociali), mentre il secondo è un movimento politico che scerne le iniziative e valuta quali di esse attengano a valori comunitari, che pure delle logiche “a pagamento” renderebbero inaccessibili alle fasce più povere di popolazione.
Vogliamo qui significarvi come l’eccellente sforzo di assistenza sanitaria posto in essere recentemente per fronteggiare la pandemia non dovrebbe essere assolutamente confuso, in quanto a utilità sociale, con le spese da sostenersi per le Autostrade:sulla cui
valenza sociale ci permettiamo di dubitare dal più profondo dell’anima.
Eppure pare che la questione che bordeggi assai, di questi tempi (tanto a sinistra, quanto a destra), si chiami “protezionismo”.  Perchè questo è, di fatto, il diretto portato delle varie forme attraverso cui il vuoto “sovranismo” sta prendendo corpo. Così si asseconda l’utopia che atterrisce il mondo occidentale, antieuropea, egoista, della destra estrema, isolazionista, anti liberale, anticristiana e pure antisocialista, che spaventa non poco quando ci si trova di fronte ai pericoli concreti.
Perché i riadattamento delle aziende a sempre nuove condizioni hanno pure il loro costo sociale: non solo in termini di sintonizzazione delle condizioni operative esistenti, ma pure in termini di riorganizzazione aziendale, con le riqualificazioni operative, che tuttora mancano nel caso di Autostrade. Ad esempio: gli addetti ai caselli, alla manutenzione, o agli Autogrill, come si spiegherà che non siano del personale para-statale?
È più che noto, poi, che le cosiddette “immobilizzazioni tecniche” -in ragione del loro consistente costo di manutenzione-, sugli impianti o sugli assi stradali, avranno pure dei costi elevatissimi che condizioneranno non poco il riadattamento delle infrastrutture al mutare delle condizioni ambientali: è nella mente di qualcuno un piano di semplice programmazione delle spese che deriveranno agli ignari.. pensionati?
I quali, di fatto, avranno investito il contenuto del  “salvadanaio” (perché questo è, alla fin fine, Cassa Depositi e Prestiti), nelle mille avventure dei capitani coraggiosi di turno -da Alitalia a ILVA, passando per Autostrade e chi più ne ha più ne metta- con il vecchio libretto postale della nonna ?
Queste sono forme di esposizione impropria al rischio dei denari accantonati.
Insomma, le scelte economiche che si stanno compiendo a cuor leggero dove -e se- confliggono con gli interessi pubblici?
C’è mai stato, quantomeno, un serio confronto parlamentare in materia, oppure si agisce solo con la logica dell’eproprio proletario e del dpcm?
Su cui, guarda caso, ancora una volta il Presidente della Repubblica tace, con la sinistra e la destra estreme he vanno a braccetto, come in realtà avvenne negli anni ’70?
Chi ci sta dietro a tutto questo?
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