Stiamo comprendendo appieno quanto “globalizzazione” non possa significare solamente una grande, buona e positiva, opportunità di crescita economica: con mercati più vasti -ed interconnessi- e con grandi masse di denaro e pure commerciali che aprono sempre nuovi orizzonti produttivi e spesso occupazionali.  No.

Perché globalizzare significa pure far transitare senza controlli delle malattie infettive, anche terribili: che si spostano da una parte all’altra del globo con delle velocità (rese possibili dal passaggio dalla diligenza all’aereo) inaspettate, trovandoci spesso impreparati a fronteggiarle.
Se poi consideriamo che il benessere economico e i progressi della medicina (soprattutto in occidente) hanno finito con il far l’innalzare l’età media delle popolazioni e che proprio i più anziani sono i più deboli ed esposti a delle patologie che -fino a ieri- non ce le immaginavamo neppure, abbiamo un quadro abbastanza completo di ciò che dovremmo ancora fronteggiare dal punto di vista sanitario pubblico.
Le “immunità di gregge” si sono dimostrate delle colossali topiche, buone solo  per i…. giocolieri della politica: sia nei paesi anglosassoni che nella nostra ricca Lombardia, ché di epidemie se ne intende…. (Promessi Sposi).
Gli incompetenti fautori di questa tesi ne dovranno portare marchiato in faccia, il segno di “infamia”.
Perché il senso di comunità e di responsabilità che un politico deve avere quando governa strutture complesse è quello di considerare tutti (anche quelli che non ti hanno votato) come propri figli, da preservare contro ogni insidia.
Per alcuni non è stato proprio così.
Oggi dobbiamo fare di tutto per poter trovare delle risposte concrete: il primo punto da evidenziare è che il contagio va fermato sempre, anche con delle determinazioni drastiche dal punto di vista istituzionale.
Il ponte di guida, di comando, deve essere unico ed esso va posto in condizioni di tranquillità anche operativa.
Quindi, bene i dpcm, anche se essi sono stati un vero e proprio insulto alla democrazia giuridica, un pó come l’ingoiare della carta vetrata per il democratico e liberale che sta in noi.
“Addà pàssà à nuttata”….
Per fortuna che in sede locale sono stati subito pronti i contrappesi democratici: che hanno avuto nel Presidente del Veneto, Luca Zaia, il più solido riferimento operativo. Quasi come quello di un vero sottufficiale che gestisce la fureria di una caserma pur unica.
Ma anche dal punto di vista produttivo si sono sperimentate delle nuove forme di attività che ci fanno comprendere appieno come la rete di byte che abbiamo tutti a disposizione sia una vera forza.
Un altro aspetto che non va sottovalutato é senz’altro quello raffigurato dalla ricerca scientifica (la “Cenerentola” dei bilanci pubblici, sob) che dovrà essere posta in condizioni tali da poter fronteggiare -nel più rapido tempo possibile- delle situazioni impreviste, pandemiche, che poi finiscono per essere del tutto e assulutamente devastanti per ciascuno.
Infine, la nostra vita di relazioni dovrà pure cambiare, anche nelle proprie espressioni politiche.
Perché se non abbiamo ancora compreso come “l’uno contro l’altro armato” (anche nel contesto europeo) finirà per combinare disastri e che questa esperienza dovrebbe aver pur messo la parola “FINE” ai vuoti sovranismi, di destra e di sinistra, rilanciando un uomo nuovo che abbia nella comunità e nella solidarietà tra nazioni il proprio destino, allora ci servirà… un bel T. S. O.
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