Edward Luce, nel 2017, nel suo celebre volume “IL TRAMONTO DEL LIBERALISMO OCCIDENTALE”, ebbe a sostenere che la forte proliferazione dei populismi -in Europa e negli USA- fosse “il sintomo”, non “la causa”, della stessa espansione.
Tracciando, di seguito, un campo economico, storico e geografico, in cui -all’inizio del XXI secolo- gli USA segnavano il triplo degli scambi commerciali globali della Cina, salvo poi -dal 1970- vedere l’Asia (trainata da Cina, India, Singapore e Corea del Sud) assurgere a centro propulsivo della gravità economica globale.
Per cui, se la modernità economica e industriale nacque in occidente, la sua declinazione pratica sta portando ad est.
A Davos (dove “i grandi” si sono ritrovati) fu il Presidente cinese Xi Jinping, peraltro niente affatto sollecitato apertamente a farlo, che rassicurò tutti i convenuti sul fatto che la sua nazione non intendeva affatto voler scatenare una guerra commerciale, salvo poi subire tutta una serie di vere e proprie ritorsioni economico-commerciali da parte dell’Amministrazione Trump.
Il WTO, quella volta, sostenne le rimostranze cinesi contro le decisioni USA e Trump twittó lesto, subito dopo, che avrebbe ignorato quelle indicazioni con queste testuali parole: “I GIORNI IN CUI L’AMERICA VENDEVA LA PROPRIA SOVRANITÀ A UN ORGANISMO GLOBALISTA TRUCCATO SONO FINITI !”
Oggi questa pandemia imperante nel globo finisce per provocare un profondo capovolgimento nello stesso concetto di ricchezza umana.
Che non può essere più misurata solamente dal peso dei “dobloni d’oro” che sono depositati negli scrigni delle Aziende multinazionali e dei Tesorieri di Stato, ma deve pur ricomprendere anche altri valori, di cui -paradossalmente- il Paese più “sgarrupato” dal punto di vista contabile pubblico finisce per essere di esempio per tutti.
È vero: noi italiani, pur con i molti errori di sottovalutazione che sono stati commessi all’inizio di questa disavventura, abbiamo la fortuna di detenere una rete sanitaria e sociale -derivante, soprattutto, dalla presenza della Chiesa cattolica e delle sue opere temporali- che altri non hanno, posto che essi non si sognano neppure di avere pure quell’arma (arrugginita, ma che era stata riposta -ancora perfettamente funzionante- in soffitta) aggiuntiva: data da una infrastruttura sanitaria di tutto rilievo, che ha posto migliaia di medici e paramedici in condizione di potersi sacrificare per gli altri donando il meglio di sé stessi.
Due, anzi tre, dobloni pesanti che
-alla fin fine- sono valsi molto di più dei diamanti, dell’oro e pure delle gemme, che i due “capponi di Renzo”, neppure si sognano di avere.
Eh sì, ci pare sia giunta l’ora di ricalibrare una certa cultura liberale di destra o, meglio, di un certo liberismo sfrenato, che stava smantellando tutti i nostri presidi sanitari pubblici; cogliendo questa pur spiacevole occasione per un vero ripensamento in senso sociale e sanitario dei nostri parametri di riferimento.
Ce lo impone la nostra coscienza.

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