C’è chi vuole creare in Italia una prospettiva politica liberale partendo dal leader. Prima è stato deciso il leader e poi si crea il Partito intorno. Com’era quello slogan della pubblicitario? Polo, il buco con la menta intorno. Che disastro! Che poi, ciascuno di questi diversi soggetti politici, in realtà, vuole essere leader. E così non si va avanti. Come se il presupposto di un’alternativa liberaldemocratica al blocco unico e trasversale del Potere dominante fosse legato a scoprire chi sarà o potrà essere l’uomo solo al comando. Della serie: se faccio io il leader, allora si parte… altrimenti, crolli pure tutto. Ma stiamo scherzando?

Insieme ai Corsari della Libertà, un gruppo di idealisti di cui mi onoro di far parte, abbiamo lanciato la nostra idea liberale con un manifesto politico, cioè i Corsari come idea unificante, come collante federatore, come calcina che vuole tenere insieme le diversità, come filosofia della libertà, come pensiero e pratica liberale…

Noi Corsari lo andiamo ripetendo da dieci anni: è possibile costruire in Italia un Partito Riformatore, ma è necessaria una costituente liberal-democratica che possa corrispondere a una cultura politica in grado di creare una squadra di soggetti politici, in cui ciascuno possa essere leader nel proprio ruolo. Serve una squadra d’ispirazione e di cultura liberal-democratica, repubblicana, riformatrice, cattolico-liberale, socialista liberale, ambientalista liberale, federalista europea e rappresentare, quindi, un riferimento politico per gli elettori italiani. È necessario mettere insieme tutta la nostra cultura liberale e risorgimentale.

È una proposta seria. Semplice e chiara. Certo, si tratta di un progetto politico che andrebbe approfondito, spiegato, dibattuto, ma spero di poterlo fare nei prossimi articoli. Infatti, ritengo che la sua esplicita e forte connotazione, di metodo e di politica, filosofica e giuridica, ideale e programmatica, sia talmente evidente da non necessitare l’aggiunta di inutili fronzoli. Pochi hanno sottolineato, infatti, l’affermazione – in gran parte del nostro Continente – dei Verdi e dei Liberali, proprio alle ultime consultazioni europee del 2019. Sono state le due grandi sorprese delle ultime elezioni europee. Certo, lo sono state sul piano continentale e non nazionale, sono state le due formazioni politiche che hanno ottenuto un grande successo per il rinnovo del Parlamento europeo, ma che in Italia sono pressoché inesistenti. Mi riferisco, lo ripeto, ai liberaldemocratici dell’Alde e agli ambientalisti europei dei Verdi.

Questo è accaduto anche perché il voto per l’Ue ha un connotato proporzionale e, dunque, restituisce valore alle famiglie politiche, cioè ristabilisce un ruolo centrale alle culture politiche rispetto a qualsivoglia ideologismo. Quindi, nel Parlamento europeo, troviamo la cultura politica del Partito popolare, quella del Partito socialista e democratico, degli estremismi di destra e di sinistra, dei sovranisti e tutte le diverse culture politiche suddivise nei vari gruppi parlamentari.

I Corsari sono soliti fare i conti con la realtà. E la realtà di oggi ci ricorda che il sistema elettorale vigente, anche in Italia, cioè il cosiddetto “Rosatellum 2”, ha una struttura fondamentalmente di tipo proporzionale. Però, c’è anche il fatto che tira una brutta aria… cioè si sta affermando l’idea malsana di accentuare ulteriormente l’attuale sistema di voto di tipo proporzionalistico. La riduzione dei parlamentari sarebbe il chiavistello per aprire a tale probabilità e spazzare via le basi di una Riforma uninominale e maggioritaria della legge elettorale, la fine dei Collegi elettorali piccoli, alla Luigi Einaudi, che devono cioè essere piccoli, da centomila cittadini, non di più. Per consentire il rapporto diretto tra eletto ed elettore. Come proposto, appunto, da una visione liberale.

Se vogliamo il totalitarismo, invece, allora basta che ci sia uno che decide per tutti. È forse questo ciò che vogliono i populisti e i sovranisti? Non lo so. Nel dubbio, forse è meglio organizzarsi per il NO al taglio dei Parlamentari e per il Sì all’uninominale.

Per calcolare il numero dei parlamentari, basta dividere il numero degli abitanti italiani in gruppi da centomila, Collegi elettorali da centomila abitanti, e vedere che numero viene fuori: quello è il numero giusto dei deputati alla Camera.

Ma la realtà di oggi è una realtà proporzionale e con questa realtà bisogna fare i conti. Ci piacerebbe un sistema uninominale e maggioritario con Collegi elettorali piccoli, sul modello anglosassone o francese o americano, ma la realtà – per il momento – è quella di una legge sostanzialmente e formalmente proporzionale. Di conseguenza, inevitabilmente, seguendo un tale ragionamento, è divenuta ineludibile l’affermazione, anche in Italia, dei Liberaldemocratici e, considerato quanto accaduto e sta accadendo sul piano elettorale in Europa, anche dei Verdi. Questo è il monito per il presente.

I Corsari si sono resi promotori e pionieri di una tale prospettiva Lib-Dem da quando, nel 2011, proprio nella sede del quotidiano l’Opinione, organizzammo un incontro/dibattito sul tema e che i nostri lettori potranno ritrovare in audio-video nell’archivio on-line di Radio Radicale: “Un altro terreno. Le idee LibDem” registrato in data 11 marzo 2011. Insomma, la testardaggine dei Corsari è stata premiata, almeno nell’intuizione, perché i risultati delle elezioni europee ci hanno dato una incoraggiante conferma che la strada intrapresa per un soggetto politico Lib-Dem sia giusta e possibile. Ma non è certo l’idea che hanno in testa Matteo Renzi o Calenda. Loro vogliono soltanto fare i leader.

Sicuramente, con un tempo e uno spazio congruo, si potrebbe entrare nel dettaglio e dare anche il quadro d’insieme. Si potrebbe, quindi, organizzare una tavola rotonda sulla questione perché è inutile attuare una “rivoluzione liberale” e avere una società libera, se ci si limita a pensare alla vittoria della filosofia e della politica liberale solo sul piano elettorale, qui non c’è da vincere ma, come ripeteva spesso Marco Pannella, c’è da “con-vincere”, da “vincere con”, da vincere insieme. Magari cominciando con l’affrontare il sogno dell’Europa politica, con l’ideale della patria europea, con il progetto per gli Stati Uniti d’Europa, perché senza la rimozione degli ostacoli che impediscono ai cittadini di conoscere, non c’è democrazia.

Ormai è in fase avanzata l’iniziativa di alcuni riformatori che si sono organizzati da tempo, intorno a questa idea Lib-Dem di un Partito Riformatore per costruire un terreno politico “altro” dal centro, dalla destra o dalla sinistra. Un’alterità su cui poter coltivare la democrazia liberale che in Italia ancora non c’è, purtroppo.

Si tratta di un’idea che i Corsari vanno ripetendo e riproponendo in ogni sede, da dieci anni, definendola nelle forme e nei contenuti, senza stancarsi, anzi! Ormai, si tratta di una proposta che abbiamo messo in cantiere e il Galeone corsaro è pronto, ma serve che tutti i Lib-Dem si facciano carico di partecipare alla discussione.

La domanda è: ci mettiamo tutti intorno a un tavolo e ne parliamo meglio? Costruiamo una squadra tutti insieme o si vuole seguire l’illusione di qualche uomo solo al comando?

 

 

 

“Questo articolo non rappresenta la linea del PLI, ma viene volentieri ospitato su Rivoluzione Liberale, che come linea editoriale da sempre pubblica tutte le opinioni del variegato mondo liberale .”

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