L’articolo apparso sul Corriere della Sera del 18 Agosto 2020, magistralmente scritto da Angelo Panebianco e intitolato “La paura di essere liberi”, meriterebbe l’attenzione di tutti gli attori politici in scena. Sicuramente, avrà l’attenzione degli spiriti liberi e liberali del nostro Paese, a cominciare dai lettori della “rivoluzione liberale”.

Panebianco descrive in modo ineccepibile il conformismo dilagante e fa riferimento ai cosiddetti Camaleonti. Non il gruppo musicale, ma quella particolare tendenza di troppi italiani a conformarsi all’idea dominante o più pubblicizzata. I camaleonti sono coloro che sposano le «idee del giorno» quali che siano. I sottomessi, invece, temono di essere disapprovati ed eventualmente emarginati dai loro amici. Quindi, vince la paura è, sopra ogni cosa, vince la paura di essere liberi. Ecco, allora, è necessario mettere l’amore sopra la paura.

Abbiamo un Potere egemone che trasmette angoscia, che produce sofferenza, che sparge paura ovunque, che mette in agitazione, che crea ansie, che determina attacchi di panico e che rende sempre più grigie le nostre esistenze. Tutto questo conduce le persone a pensare all’attuale governo come a qualcosa di negativo, a qualcosa che fa stare male, a qualcosa che trasmette brutte sensazioni, a qualcosa di ansiogeno, virulento, angosciante.

Infatti, la partitocrazia, che ha sconfitto i partiti storici nel biennio 1992/94, è sopravvissuta benissimo al crollo dei partiti e si è rafforzata ancora di più dopo Mani Pulite e Tangentopoli.

Per fortuna, l’attuale partitocrazia è entrata in crisi. Ma la novità è soprattutto la crisi del Movimento 5 Stelle che era nato (a chiacchiere) come forza antisistema e che si è rivelato nient’altro che il nuovo volto del sistema stesso, cioè i pentastellati sono la forma illiberale assunta oggi dal sistema partitocratico per sopravvivere a se stesso. Ma sono alla fine. Anche se i colpi di coda potrebbero essere fatali per i cittadini.

Ecco, allora, che potrebbe acquistare forza il “progetto Eta Beta”, cioè quel progetto politico riformatore per un altro modello di partito, un’alterità per il futuro. Un Partito Riformatore. E non riformista.

Insomma, la mia proposta non ha nulla a che vedere con la sete di leadership di Carlo Calenda, di Matteo Renzi o di chiunque altro.

Non riguarda un’impostazione legata all’uomo solo al comando o al salvatore unico della Patria. Anche il Risorgimento liberale ha avuto necessità di più attori e di più leader: Giuseppe Mazzini, Cavour, Garibaldi, Vittorio Emanuele II, Carlo Cattaneo, Vincenzo Gioberti, Alessandro Manzoni e molti, moltissimi altri, noti e meno noti.

Mi riferisco, insomma, a una squadra, a un modello di partecipazione politica in grado di costruire una struttura e una forma organizzativa liberaldemocratica, attraverso congressi, incontri, dibattiti, centri studio, cioè una “galassia” di associazioni tematiche, telematiche e territoriali. Ma con l’impegno diretto di Repubblicani, Liberali, Radicali, Verdi, Socialdemocratici. Con la possibilità della doppia e tripla tessera, tipica del Partito Radicale di Marco Pannella.

Un progetto che potrebbe partire, quindi, evitando tutte le sirene dei falsi leader che vanno in tv e a cui è concesso di stare in televisione tutti i giorni, con la loro superbia, arroganza, antipatia.

Il “progetto Eta Beta”, comunque, da me proposto da ben dieci anni e più, è l’idea che rilancio anche qui, avendola presa in prestito da un’intuizione di Giuliano Amato, per la messa in opera di una nuova forma di attività e di partecipazione politica basata su piani di lavoro intellettuali separati, interdipendenti, ma uniti da “ponti” (contraddittori-dialoghi), cioè costruiti sulle capacità dei singoli e dalla sinergia tra gruppi, quindi sulla cultura e sulle competenze delle persone e degli individui, sull’intelligenza e sulla conoscenza, sulle qualità e sulle attitudini di ciascuno e dell’insieme, sul talento e sull’impegno, sulla cultura politica, sull’attività civile e civica, così da diventare – appunto – un insieme in cui l’individuo, la persona, il singolo possa esprimere al meglio se stesso, le proprie idee, il proprio talento politico.

Infatti, tra le persone comuni, che vivono con attenzione il proprio quotidiano, sta riaffiorando la voglia per le grandi battaglie civili che hanno al centro sempre e solo lo stesso motivo: la libertà dell’individuo. Andare incontro a queste esigenze di libertà, in quanto urgenza di responsabilità, è un sogno che può diventare un progetto.

E questo progetto può essere realizzato, organizzato, programmato con coraggio, da veri Corsari, con un’organizzazione che sia in grado di utilizzare (invece che umiliare) preparazione, lungimiranza, umiltà, competenze e opportunità per il raggiungimento di un ambizioso, ma non per questo, irraggiungibile obiettivo: costruire anche nel nostro Paese una democrazia liberale che ancora non c’è o che viene smantellata ogni giorno di più per dare spazio alla partitocrazia, alla mediocrazia, all’ignoranza, alla prepotenza, alla falsità, all’inganno, alla cupidigia, alla violenza del Potere… e mi scuso con i lettori, ma sono stanco di vedere un tale indescrivibile scadimento della classe politica.

Bisogna ripartire dal significato delle parole, dal linguaggio, dal senso delle cose che si fanno e si pensano e si dicono. Insomma, è arrivato il momento di riformare la politica, i partiti, le istituzioni. Ma non possono farlo coloro che sono i responsabili partitocratici di un tale fallimento. A destra come a sinistra, al centro come altrove.

Ci vuole un altro campo, un campo altro, un’alterità, un “partito Eta Beta”. Mi riferisco a quel personaggio dei fumetti che aveva ed ha una struttura fisica abbastanza semplice: occhi vispi e attenti, sorriso allegro, un piccolo gonnellino nero, che contiene una gran quantità di oggetti, almeno quanto sono le idee, un corpo longilineo, una simpaticissima testa grande e a forma di pera, segno di genialità e di sapienza, con la caratteristica di dormire stando in equilibrio sui pomoli dei letti o sulle stalagmiti. La descrizione di Eta Beta può anche essere la metafora per disegnare una più moderna e agile forma-partito.

È l’idea di partiti come luoghi di formazione della classe dirigente, come luoghi di discussione, studio, azione, partecipazione politica, anche attraverso “club e associazioni”, di sapore giscardiano, liberale, con strutture organizzative leggere e “forza dirimente nelle idee”.

È questo il primo passo che si può fare per ricomporre il tessuto politico dell’Italia riformatrice e verde per gli Stati Uniti d’Europa.

 

“Questo articolo non rappresenta la linea del PLI, ma viene volentieri ospitato su Rivoluzione Liberale, che come linea editoriale da sempre pubblica tutte le opinioni del variegato mondo liberale .”

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