Il Presidente della Turchia Erdogan ha messo la freccia di sorpasso.
E il Mediterraneo è tornato così in ebollizione: sempre capace di far originare variopinte molteplicità di scenari.
Uno dei più rilevanti (parecchio preoccupante, ma non è detto solo in senso negativo, beninteso) riguarda il nuovo assetto europeo che potrebbe nascere con l’ingresso in campo della Turchia, appunto.
Non solo per quel che riguarda una gestione diversa del fenomeno migratorio, ma pure per quel che attiene la materia energetica.
La recente scoperta -da parte della Exxon Mobil- di un bacino gasiero sottomarino che per le sue grandi potenzialità potrebbe diventare il terzo al mondo, appare destinata ad aprire nuove tensioni: tra la Repubblica Turca (la sua Regione di Cipro Nord) da un lato e la UE (in particolare con il governo Greco di Cipro Sud) dall’altro.
Nel mese di gennaio 2019 i Ministri della energia greco, egiziano, giordano, palestinese e italiano, hanno fondato -al Cairo- la “East Mediterranean Gas Forum” (EMGF), per tentare di mettere un punto fermo sulla diatriba gasiera mediterranea.
Immediatamente la Turchia (che vanta analoghe pretese di estrazione del gas) ha pensato che questa alleanza l’avrebbe messa definitivamente fuori gioco sulle pretese in ordine a quel bacino.
Una tensione, questa, che pare aver trovato consistenti aggravanti nelle sanzioni che sono state comminate al paese ottomano dagli USA, prontamente “splittate” dal sostegno dato da Trump all’EMGF.
Dall’altra parte del tavolo c’è la Russia di Putin che è da sempre attenta alle questioni libiche, stimando le stesse come un punto di snodo assai rilevante sullo scacchiere mediterraneo.
In questa bilancia a due piatti, ecco che Erdogan ha dovuto con grande tempestività riposizionarsi, per non essere completamente tagliato fuori dai giochi.
Così, cogliendo l’occasione del rapimento -ad opera di seguaci di Haftar- di alcuni cittadini turchi (poi per fortuna rilasciati), egli ha posto alcuni strumenti di alta tecnologia militare (droni) in Libia: diventando determinante per il ritiro dello stesso Haftar da alcune regioni di quel Paese.
L’utilizzo, strategico, della Marina Militare Turca poi ha rappresentato il suggello di Ankara per un nuovo e diverso sistema di alleanze nordafricane: che ha nell’Algeria e nella Tunisia i due punti di leva.
Così il GNA (il Governo di Accordo Nazionale libico) ha firmato, il 14 agosto u.s. un memorandum di intese con la Turchia, che “contribuirà a organizzare accordi di partnership e investimenti tra le aziende turche presenti in tutte le autorità del paese” (Agenzia Nova, Tripoli 14 agosto ore 14).
“Mamma lí Turchi”, dicono abbia esclamato il nostro Ministro degli Esteri (novello Richelieu), Luigi di Maio…
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