C’è Potere e potere. C’è il Potere con la P maiuscola, cioè il sistema leviatano, burocratico, autoritario, avido, opaco, partitocratico, possessivo, opprimente, liberticida, ignorante, violento, tecnocratico. Ma c’è anche il “potere” con la P minuscola, che va inteso come possibilità: poter agire, poter esprimere, poter comunicare, poter scrivere, poter parlare, ecc. Quindi, il potere è possibilità, è la divisione e la separazione dei tre poteri, come sosteneva Montesquieu. Mentre il Potere è il lato oscuro della forza.

La Politica è ciò che cambia il rapporto tra elettore ed eletto. Bisogna avere rispetto per chi ti ha eletto. Questo deve capire il Potere. La Politica è al servizio dei cittadini. Al contrario del Potere che, invece, è al servizio dei propri interessi e delle segreterie di parte o di partito se non – addirittura – del Potere economico e finanziario.

La Politica è un’attività solo al servizio dei cittadini. E il voto non è la conclusione di un percorso politico, ma è l’inizio della Politica, è l’inizio di un rapporto tra il politico e le persone.

La Politica è altro dal Potere. La Politica è alterità. Politica è Cultura. Viviamo, purtroppo, in un Paese dominato dalla “democrazia reale”. Ma che cos’è?

Come accadde, in modo similare, già alle idee socialiste rispetto al “socialismo reale”, la democrazia reale è semplicemente una forma di democrazia che possiamo definire non-democratica, cioè priva di quei caratteri minimi che servono a una democrazia per dirsi tale.

Senza dubbio, si tratta di una forma di democrazia che possiamo definire anti-liberale, illiberale o non-liberale. Oggi, tutti i partiti si definiscono democratici: da La Destra di Giorgia Meloni passando per la Lega di Matteo Salvini fino ad arrivare alla Sinistra democratica del PD o il movimentismo della democrazia telematica dei Cinque Stelle. Ma sarà vero? Ho i miei dubbi.

Infatti, si tratta – pur sempre – di espressioni diverse del medesimo volto, cioè quello della “democrazia reale”. Sarebbe più corretto definirli oligarchici, partitocratici o verticistici. Di conseguenza, il conflitto politico oggi in corso è tra partiti e individuo, tra democrazia reale e democrazia liberale, tra pragmatismo antipolitico e governo delle cose, tra Potere e Politica, tra autoritarismo e autorevolezza. Insomma, la democrazia reale ha costretto i cittadini ad una schiavitù mascherata da libertà. Quando si ha l’illusione di essere liberi, infatti, non si trovano più i motivi per ribellarsi all’oppressione del Potere fine a se stesso.

Si parla ancora e molto, ad esempio, di legge elettorale. Anche in questi ultimi giorni. Allora, vorrei qui fare qualche accenno alla questione per tentare un chiarimento. Per stimolare la riflessione nei lettori. Anche per far capire che la politica non si improvvisa e necessita di preparazione, di competenza, di studio, di esperienza, di cultura.

Ci sono due sistemi di voto differenti su cui si è incentrata in questi giorni la discussione:

proporzionale e maggioritario.

Nella proporzionale, si votano innanzitutto i partiti e le liste elettorali, soltanto in seconda battuta il voto ricade sul candidato, che assume un’importanza secondaria; nel maggioritario, invece, si vota principalmente la persona, il singolo candidato, e soltanto in seconda istanza il voto ricade anche sul partito o sulla lista di riferimento.

Nella proporzionale, l’eletto è innanzitutto espressione del partito politico che lo ha candidato; nel maggioritario, l’eletto è invece espressione di un territorio, di una zona ristretta che viene definita Collegio elettorale piccolo, anche se – va ricordato – il singolo eletto rappresenta sempre tutta la nazione. Proprio perché l’eletto è prima di tutto espressione del territorio che lo ha votato e poi del partito che lo ha candidato, acquista senso anche l’espressione “senza vincolo di mandato”.

Nella proporzionale, con o senza preferenze, cioè sia che si possa indicare il proprio voto anche a una persona o a più persone candidate nella stessa lista, sia che questa possibilità venga negata attraverso il meccanismo delle famigerate liste bloccate, tutto il peso politico è lasciato ai partiti, prima e dopo il voto.

Nel maggioritario uninominale, invece, il Collegio elettorale piccolo (composto da 100.000 abitanti) permette innanzitutto il rapporto diretto tra eletto ed elettore, cioè i cittadini di quella realtà locale hanno un rapporto diretto e interlocutorio e di conoscenza con l’eletto. Un rapporto fiduciario e l’eletto deve rispondere ai cittadini di quel determinato territorio in cui è stato votato. Ben prima che alle segreterie di partito. Con la proporzionale accade il contrario.

Con il sistema proporzionale, anche qualora ci fosse uno sbarramento al 5 per cento, la tendenza è quella di moltiplicare le liste e la presentazione dei partiti perché è più conveniente sul piano elettorale.

Con il maggioritario, all’opposto, si tende a ridurre il numero dei partiti e delle liste perché è più conveniente, sul piano elettorale, unirsi prima del voto, presentarsi insieme al momento del voto. In modo che gli elettori sappiano prima quale sarà, eventualmente, la maggioranza di governo e non doverla scoprire a seguito di manovre parlamentari o di alleanze successive al voto.

In altre parole, per fare un esempio: se un elettore vota per la Lega, credo che debba sapere prima che la Lega formerà un governo con il Movimento 5 Stelle e non dopo il voto. Allo stesso modo, se un elettore vota per il Movimento 5 Stelle credo che sia suo diritto sapere prima che i pentastellati formeranno un governo con il Partito Democratico.

Ecco, con la proporzionale, gli elettori scopriranno le alleanze dopo il voto, con il maggioritario uninominale le conoscono prima e possono votare con maggiore consapevolezza.

Questi sono gli elementi principali, ma il discorso meriterebbe un approfondimento maggiore. Sarà per un’altra occasione.

Quello che conta, quindi, è capire che cosa sta accadendo.

In estrema sintesi:

se al referendum sul taglio dei parlamentari, che si voterà il 20 e 21 Settembre prossimo, vincerà il Sì, allora si apriranno le porte al sistema proporzionale. Invece, se vincerà il No, cioè se i cittadini diranno No al taglio dei parlamentari, allora si creeranno le basi per un possibile sistema maggioritario.

Personalmente, voterò per il NO al taglio dei Parlamentari.

 

“Questo articolo non rappresenta la linea del PLI, ma viene volentieri ospitato su Rivoluzione Liberale, che come linea editoriale da sempre pubblica tutte le opinioni del variegato mondo liberale .”

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