C’erano una volta i dorotei, una grande ed importante corrente della Democrazia Cristiana che nel solo nome dell’anticomunismo e del Vaticano mediava instancabilmente l’eterno fronteggiarsi tra l’anima di centro-sinistra dossettiana e fanfaniana e la destra del partito. Essere definito doroteo era sinonimo di grande potere sostanziale, ma anche di grande “grigiore” ideale; insomma i dorotei erano gli uomini delle trattative, delle mediazioni, del “potere per il potere”, del “divide et impera” e via così. Dalla fine degli anni ’50 il doroteismo fu l’essenza politica del modus operandi della DC. Trattare, minacciare, ritrattare, agire su più tavoli o su diversi livelli finanche con lo stesso interlocutore, erano le specialità dei dorotei.

Quando Umberto Bossi e la sua Lega scesero in campo come forza anti-sistema, fu certamente evidente a tutti che il doroteismo era uno dei suoi principali nemici. Il nerboruto “Senatùr” agitava con la sua facondia, un po’ “Tugnella”, un po’ Che Guevara, le grandi masse del Nord del Paese contro il guano “romano”, gli intrallazzi, i fumi dialettici, il politichese. Fu amore a prima vista. Migliaia di elettori e di persone seguirono l’”Umbert” ed i suoi giovani leoni nella lotta secessionista del Nord contro il Pentapartito. Ma anche loro caddero nella rete di Tangentopoli visto che l’allora tesoriere della Lega, Alessandro Patelli, era stato “beccato” con un bel “contributo” di 200 milioni da parte dei Ferruzzi. Ma li si avvertì il cambiamento dei tempi, Patelli disse “sono stato un pirla” ed il popolo dell’Umberto fu più fiero e felice di prima e la Lega più pulita e charmant che mai, forse unico caso di giustizia autoamministrata da un reo confesso nel nostro sistema giudiziario.

Arrivato a Roma il buon Umberto cominciò a comprendere i sani principi del “doroteismo”, che nel frattempo aveva ufficialmente tirato le cuoia, e mentre a Pontida urlava contro Roma, a Roma amministrava e governava come e “meglio” degli altri. Egli aveva però inventato una sua nuova e personale forma di doroteismo, adeguata al bipolarismo che si era nel frattempo propinato agli elettori:  il celodurismo a corrente alternata (roba da far impallidire anche le “convergenze parallele” di D’Alema). Resosi conto che il centro-destra senza di lui non vinceva, agitava le folle, raccoglieva i voti e poi incassava a Roma. Ma le ultime due stangate elettorali hanno detto chiaramente che anche la base leghista sta cominciando a parlare di “Via Bellerio” ladrona. E cosa poteva fare il buon Umberto se non rispolverare il vecchio armamentario? “Padania libera” hanno gridato anche ieri sul pratone di Pontida Bossi, Calderoli ed il popolo “verde” (di rabbia?) ed al nome di Berlusconi (l’alleato di sempre) è partito qualche doroteissimo fischio. Il tutto chiaramente per il solito gioco ad alzare la posta sul tavolo. Difatti, ora che in cambio del voto sulla nipote di Mubarak e molto altro, il federalismo (o quel che ne sembra) sta per giungere tra le celtiche genti come farà il vecchio condottiero ad accontentare gran parte del suo popolo (la piccola parte è già sistemata da anni in Consigli di Amministrazione, Enti inutili, Banche, etc.) ed a guidarlo sempre verso nuove ed ambiziose conquiste? Ed ecco che, quindi, partono le minacce, la richiesta dei ministeri a Milano e tutto il solito ambardan che servirà a tenere in piedi il teatrino per altri mesi e mesi in attesa di quello che, in realtà, è il vero obbiettivo del novello Mariano Rumor da Cassano Magnago: una nuova legge elettorale. E’ ovvio che Bossi ed il suo entourage sanno che Berlusconi è ormai alla frutta e quindi devono fare in modo di presentarsi, alle prossime elezioni, con una legge elettorale che permetta alla Lega di correre da sola e massimizzare i suoi consensi con più seggi possibili nella prossima legislatura, per poi giocarseli di nuovo, con i soliti agit prop, per le nuove trattative ed i nuovi amici del Nord che verranno (anche dal Sud). Ed infatti ieri ha solennemente dichiarato che per ora non si vota perché “vincerebbe la sinistra”. Ma con un nuovo “Mattarellum” basato sui collegi uninominali ed un PDL ormai incenerito fra 12-18 mesi, sai che pienone per la Lega. Ecco perché ieri non c’è stato l’ultimatum, ma il “penultimatum”, il “mezzultimatum”, il “preultimatum” o, come si direbbe in Sicilia, l’”ultimatumicchio”.

Prepariamoci dunque ad una nuova stagione di doroteismo promossa da Bossi, forza di lotta e di governo (come avrebbero detto una volta i Radicali), il cui prossimo obiettivo sarà la nuova legge elettorale ed il logoramento di Berlusconi che, pur di avere quei voti in Parlamento, alla fine firmerà il suo epitaffio politico, scritto con la penna del suo amico di sempre Umberto Bossi, che il buon Dio ce lo conservi.

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5 COMMENTI

  1. Solo una piccola precisazione, all’amico Enzo: “le convergenze parallele” furono coniugate da Aldo Moro e non già da D’alema. Moro infatti si riferiva alle conrvengenze programmatiche di un governo con l’appoggio esterno del fu PCI, e così fu con i governi di centro-sinistra con alla guida Moro, pur rimanendo DC e PCI nella separatezza ideoligica. In pratica dovevena essere, le convergenze parallele, propedeutiche al c.d. compremesso storico, fatto fallire poi dal rapimento ed uccisione di Moro stesso.
    Cmq ottima e lucida analisi.

  2. Come giustamente osserva Giuseppe Stella, l’ossimoro “convergenze parallele” non appartiene certamente a D’Alema, ancorché qualche commentatore abbia così definito i suoi comprtamenti in relazione a varie vicende politiche che lo hanno coinvolto.
    Per la verità, forse non appartiene testualmente nemmeno a Moro, ma su questo ci sono infinite discussioni.
    L’articolo di Enzo Lombardo è comunque bellissimo, un vero godimento intellettuale; i miei complimenti..

    • Caro Enzo, grazie anche a te per il tuo lusinghiero giudizio. Per un problema di quasi concomitanza dei nostri post sembra che la mia replica, che viene esposta successivamente al tuo commento, sia unicamente indirizzata a Giuseppe ma quando l’ho scritta la tua non era ancora visibile. Pertanto credo di poter rimandare ad essa. Un carissimo abbraccio.

  3. Caro Giuseppe,
    grazie per il giudizio e per la precisazione. Naturalmente mi riferivo alla “riedizione” (o se vuoi al riciclaggio) del concetto di Moro che D’Alema riprese (con frasi e comportamenti) qualche anno addietro. La circostanza è perfettamente voluta per dimostrare come i fautori del nuovo non abbiano poi delle idee, o dei metodi, così originali, nemmeno quando si tratti di puri ossimori come, appunto, le celebri convergenze parallele di Aldo Moro. In tal senso la tua precisazione rende ancor più chiaro il mio pensiero. Te ne ringrazio.
    Ciao.

  4. Pare che oggi i leghisti abbiano dichiarato: “Una nuova legge elettorale…..siamo disponibili”.

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