Nel caos, nelle difficoltà del momento, nell’incertezza crescente abbiamo la grande occasione di riformare la scuola. È questo il passaggio propizio per cogliere il tornante della Stoeia. Questa che stiamo attraversando, infatti, potrebbe essere o diventare un’opportunità per cambiare la scuola in meglio. Per un Nuovo Umanesimo liberale. La domanda è: come?

Perché l’esigenza d’investire su ricerca, formazione, istruzione, università e scuola è un dato di fatto che, spero, non si voglia mettere in discussione. Neppure da parte dei distruttori e dei detrattori.

E da qui, inevitabilmente, ridiscendono tutta una serie di questioni: quale scuola vogliamo per il domani? Quali sono gli scopi dell’istituzione scolastica? Quali libertà e quali doveri? Come rendiamo gli studenti protagonisti del loro percorso educativo e formativo?

Ovviamente, in tale frangente, c’è tutto il discorso fondamentale sulla sicurezza, sulla convivenza con il morbo, sul rischio dei contagi, sui distanziamenti, sulla pandemia, sulle misure da prendere e sulla necessità di riaprire le scuole e di ritornare all’attività didattica e maieutica in presenza, dal vivo. Perché la scuola è vita. È vita vera. È realtà e incontro, conoscenza, comprensione, consapevolezza.

Si tratta, come si può ben capire, di un discorso ampio e complesso. Non è possibile, dunque, esaurirlo qui, con un solo articolo, non ho questa pretesa, ma vorrei invece avanzare una proposta che sto portando avanti dal giugno scorso. Non da solo, per fortuna.

Mi riferisco alla sinergia che si potrebbe creare tra le esigenze della scuola di avere spazi idonei al distanziamento, l’obbligo di garantire le misure di sicurezza per tutta la comunità scolastica e l’urgenza del teatro, dello spettacolo, degli auditorium di musica, delle sale cinematografiche e degli spazi all’aperto di riprendere a vivere, di tornare ad essere luoghi attivi e operativi. I luoghi delle emozioni.

Uniamo, insomma, due necessità: quella della scuola di avere spazi sicuri e adeguati più quella del teatro o del cinema di ritornare a vivere pienamente, anche la mattina. Questa è la mia proposta. Da tempo.

Ripeto per l’ennesima volta: la scuola è amore.

Ho scritto anche un libro sull’argomento, uscito nel dicembre scorso, esattamente l’11 Dicembre 2019. È la mia proposta liberale di Riforma della Scuola. Da quindici anni. Oggi, però, è diventata possibile.

Da docente allora dico: fatemi svolgere le lezioni in un teatro e al cinema e all’aperto e al mare o in montagna, sotto una pineta, accanto alla vita vera, in mezzo al mondo in carne e ossa. La scuola è vita. Non annullate la scuola dentro un monitor. La tecnologia è un mezzo, è uno strumento importantissimo, va bene, ma non può divenire il fine della scuola. La tecnocrazia è l’attuale Potere dominante e illiberale. È un Potere alienante, omologante, distruttivo dell’individuo e della persona perché piega la tecnologia da mezzo a scopo della società.

Se c’è bisogno di distanze e distanziamenti, datemi una sala teatrale o una sala cinematografica dove poter svolgere la mie lezioni d’Italiano e di Storia. Anche di Educazione Civica. Di qualunque materia.

Datemi una fattoria, una piazza, una strada, un sentiero, un luogo vero, un teatro di parrocchia, una sala grande. Tutti distanziati, ma lì.

La scuola esiste se svolge un’attività sociale, fatta di rapporti umani, di sguardi, respiri, gesti, silenzi, stati d’animo. La scuola esiste se è viva, vera, se fatta di relazioni umane. La scuola è il luogo dove apprendere il senso e la pratica della libertà. Che cos’è la libertà?

La scuola è tale se diventa ed è un luogo autentico e non virtuale di percorsi individuali e di gruppo, di comprensione, di consapevolezza, di conoscenza, di spirito critico, di pensiero autonomo, di maieutica, interazione, dialogo ricoprendo così un ruolo liberale, democratico, sociale, culturale, formativo, educativo e creativo. Altrimenti, la scuola non c’è. Altrimenti, la scuola non è.

La scuola non è un computer. L’essere umano non è una macchina, ma un individuo, un essere pulsante, pensante, che vive di affetti.

La scuola non può trasferirsi dentro un computer perché la scuola è amore e non c’è amore nello strumento tecnico. L’amore è umano, appartiene all’umanità. Non ai calcolatori. Non confondiamo gli strumenti con gli scopi.

Sulla scuola e sulla ripresa delle attività didattiche il 14 Settembre, malgrado le parole di chiarezza, si è letto di tutto e il contrario di tutto. Alcune voci appaiono confortanti mentre voci incontrollate lasciano di stucco e sarebbero gravissime se fossero vere o confermate. Molti sono nel panico. C’è ansia e preoccupazione tra i docenti, le famiglie, i dirigenti scolastici, il personale ATA, gli studenti stessi.

Si fanno strada ipotesi di omologazione degli studenti e dei professori, ma anche di conformismo dilagante, di obblighi liberticidi, di standardizzazione. Ciascun docente ha il diritto, riconosciuto dalla nostra Carta costituzionale, di scegliere gli strumenti che ritiene idonei e adeguati che gli garantiscano la libertà d’insegnamento.

Non si può obbligare all’uso della Didattica s Distanza fatta con gli smartphone, i tablet e gli i-phone.

Ciascuno si sarà fatto la propria idea e ciascuno avrà le proprie convinzioni sulla scuola di oggi e su quella del futuro.

Quella del Potere tecnocratico, non tecnologico, per quello che riguarda un approccio liberale all’apprendimento, non è scuola. I liberali non dovrebbero mettere il loro nome e la loro firma in calce al Potere tecnocratico. Difendiamo la libertà d’insegnamento.

Si sta preparando, purtroppo, la fine della scuola. La fine di un possibile Umanesimo liberale. Ma una battaglia liberale, nel senso da me auspicato, potrebbe cambiare le cose.

Negli Stati Uniti d’America e in Cina, i grandi colossi del web e del digitale stanno investendo cifre esorbitanti per l’intelligenza artificiale, anche nella scuola, un approccio che verrà così imposto come modello didattico, metodologico, scolastico essenziale e dominante. In tal modo, gradualmente, gli insegnanti e i maestri saranno sostituiti dalle lezioni audio-video registrate e gestite da un’intelligenza artificiale. Fine dei giochi. È stato già deciso. Si parla di miliardi e miliardi di dollari. Investimenti allucinanti. Almeno che i docenti decidano di mettersi a gridare! Altro che seggiola monoposto, rotelle, banchi singoli, tecnocrazia. Siate creativi e non schiavi dei tablet, degli smartphone e dei pc. Inventate qualcosa che non sia il computer come scopo, che non sia l’intelligenza artificiale come fine, che non sia l’umanità aumentata come meta e orizzonte. Questi sono tutti strumenti, sono mezzi, non fini. Capito? Siamo uomini o caporali,? Si domandava il grande Totò.

A guidare i computer bastano i tecnici. Bastano i tecnici di laboratorio. Che sono anche più qualificati di noi umanisti. Fine del nuovo umanesimo? Siamo destinati all’alienazione? E con noi gli studenti?

Mi dispiace. Mi adatto, ma non mi adeguo.

Se proprio ci tenete, allora fate in modo di aggiungere l’Informatica come materia obbligatoria a scuola, con un numero di ore specifiche e un docente apposito. Magari un docente di tecnologia che svolga le proprie ore durante il pomeriggio, a distanza, con la cosiddetta DaD. Va benissimo. Sarebbe sicuramente più qualificato e produttivo di me.

Se la scuola non è dal vivo, se non è contatto, se non è sociale, se non è vita, allora non è scuola. Tutto il resto è adesione al Vecchio Regime, al Potere dominante, violento, affarista, dittatoriale, fagocitante. La scuola è amore.

A tal proposito, ringrazio qui l’attrice Monica Guerritore, che non ha bisogno di presentazioni. La ringrazio per aver lanciato fin dal giugno scorso – non soltanto attraverso i social network – l’idea di mettere gli attori e le sale teatrali a disposizione delle scuole. Bravissima.

Le sale teatrali sono capienti e spaziose, permettono di mantenere le distanze e di creare le condizioni per attuare le misure di sicurezza necessarie. Potrebbe anche essere l’occasione per finanziare la ristrutturazione di sale dismesse o non agibili, di far tornare in vita molte sale inattive e degradate – attraverso un finanziamento specifico – perché sono tantissime le sale teatrali, in Italia, che sono state abbandonate, ma che potrebbero tornare utili alla comunità scolastica e a quella del mondo dello spettacolo.

Non a caso, la Guerritore si è così testualmente espressa: “Penso ai teatri aperti al mattino come aule per le lezioni e a noi attrici e attori ad accompagnare la didattica, con la lettura ad alta voce e l’analisi dei grandi testi della letteratura straniera e italiana”.

Ma non basta: l’attrice sostiene la didattica in presenza e, durante l’Estate, si è fatta anche portavoce del teatro nelle piazze. “Contaminazione, connessione, impegno comune, per fare di questa crisi drammatica un momento rigenerativo, un’opportunità”. Grazie a questa bellissima iniziativa di Monica Guerritore, mi sono convinto ad insistere sulla questione e sulla riforma della scuola perché l’idea della Guerritore salverebbe, in un colpo solo, scuola e teatri, scuola e cinema, scuola e auditorium, scuola e cultura, scuola è vita.

 

 

 

 

“Questo articolo non rappresenta la linea del PLI, ma viene volentieri ospitato su Rivoluzione Liberale, che come linea editoriale da sempre pubblica tutte le opinioni del variegato mondo liberale .”

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