“Tutto” dovrebbe essere consentito a un giornalista ove ci fosse un minimo comun denominatore deontologico e professionale capace di garantire il massimo di informazione corretta a tutti i cittadini.
Invece, purtroppo, non è affatto così.
E la carta stampata, piuttosto che le televisioni commerciali o le radio, sono sempre a caccia di qualche notizia di “gossip” che desti una qualche attenzione pruriginosa: capace di attrarre importanti introiti pubblicitari.
Questo comportamento é , alla fin fine, il diavoletto corruttore che talvolta fa pubblicare -senza riscontri plurimi- notizie definite “fake”, troppe di esse girano per il web.
Il nostro Parlamento, pervaso ormai dal vuoto pneumatico di nuove idee costruttive per un Paese che è già vicino al coma irreversibile, si vorrebbe arrabattare pure nella normazione della deontologia giornalistica.
Dio ce ne scampi e liberi.
Perché, per questa maggioranza di estrema sinistra, ciò significherebbe la univoca interpretazione (per essere buoni) sui fatti controversi, ovvero sanzionare con il mutismo del poi  tutte quelle informazioni che hanno obiettato gli editti di regime (oggi dpcm).
Se in tutto il mondo fosse stato sempre così noi non avremmo mai avuto il caso Watergate; oppure Tangentopoli; piuttosto che la scoperta delle pudenda del MPS; ovvero i molti e ancora frequenti casi di “parentopoli”, o -solo per fare solo alcuni esempi, beninteso- le penose bugie sugli stipendi restituiti dal M5S.  Iena docet.
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