Sapete qual’è stata la causa della fine della vita comunitaria politica (non comunista, che è altra cosa), che pure c’era, qualche tempo fa?
L’urlo sguaiato; la sopraffazione forzuta dell’avversario; l’egoismo assai presuntuoso di chi ritiene che tutto il “giusto” alberghi  “da noi” e che lo “sbaglio, il vizio” , non possa dimorare  che “di là, da voi”!
Eppure l’uomo ci aveva messo più di due secoli per capire come la buona politica fosse tutta “mediazione”, “arte del possibile”, del praticabile, del “compromesso utile” qualora si debba perseguire il più elevato interesse popolare.
Che è, poi, la creazione delle più agevoli condizioni di vita per la gente, per i territori disagiati e pure per le classi più umili.
Nella cosiddetta Prima Repubblica, anche grazie a un sistema proporzionale di elezione dei parlamentari “con le preferenze”, si rispondeva a questo principio “morbido”: assai spesso pacificante e pacificatore.
Aldo Moro (RIP) ne fu il campione.
Era egli un uomo capace -spesso-di convivere pure nella complessità, per poi  mediarla e condurla al “possibile compromesso”, sempre volto all’interesse superiore della gente.
Si costruirono viadotti e strade, si impostò un sistema assistenziale e sanitario di tutto rilievo, spesso solidificando una alta dignità e prestigio mondiali, si ideò la Comunità europea e pure ci fu il tempo della piena occupazione. Quella era politica.
Ad Aldo Moro non strapparono la camicia e il crocifisso (un fatto assai deprecabile, beninteso): le Brigate Rosse gli piantarono una pallottola dritta nel cuore. Dopo di un lungo “processo proletario”, durato settimane intere nella “prigione del popolo”.
Già il popolo, appunto.
Chi ha il diritto di rappresentarlo, questo corpo dai mille arti?
L’odio della “destra contro la sinistra” o, viceversa, quello della “sinistra contro la destra”?
Poiché questo sistema elettorale maggioritario un pregio, almeno, l’ha avuto: quello di di mostrarci come l’Italia politica equivalga -di fatto- a una torta suddivisibile in tre fette: una di destra, una di sinistra con pure quella del “non mi va bene niente di quei due là” (chi non va affatto a votare e il… tipo-M5S).
Un prodotto dolciario che -é persino stupido dirlo- non si sentirà mai di essere raffigurato tutto da chi ha il classico” voto in più”.
Un’altra assurdità televisiva.
Pare invece che solo un sistema proporzionale avente un minimo di soglia quorum/sbarramento per rappresentare le mille sfaccettature del diamante che è pur segno di una forte tensione politica; una buona dose di umiltà da parte di chi ogni preferenza se la deve sudare tutta, anziché avere in regalo dal Capo di turno il seggio; infine con uno spruzzo di buona arte del compromesso, potrebbe escavarsi la via acquea capace di trarci fuori dalle secche in cui  ci siamo arenati da più di un quarto di secolo.
È la proposta di Conte e della sua maggioranza di sinistra?
No, è solo una ipotesi di autocritico buonsenso. Da parte di tutti.
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