Quando Niccolò Machiavelli suggeriva agli uomini politici e ai governanti del suo tempo di tenere distinta la “politica” dalla “morale”, i due concetti erano ben distinti e chiari nella mente dei cittadini. E il tentativo di confonderli non aveva raggiunto le punte odierne.

La “Morale”era intesa come comportamento dell’uomo volto a distinguere il bene dal male.  Dominava ancora in modo rigoroso il manicheismo, che non era stato sottoposto  alle critiche dei tempi attuali. Oggi, i film e i serial anglosassoni ci stanno abituando a ritenere che la linea di demarcazione tra il bene e il male diventa sempre più incerta; e ciò a livello sia individuale sia  collettivo.

La “Politica”, nel rispetto più pieno  dell’etimologia (politica: cura della polis), era correttamente considerata una scienza (filosofica), un’arte e  una prassi per gestire al meglio la res publica.

L’idea era espressa dal brocardo romano: salus rei publicae suprema lex esto.

Oggi, solo in una minima parte del mondo contemporaneo vige ancora un tale principio.

I compromessi dettati dall’ipocrisia dominante, “buonista” e “misericordiosa” , sono prevalenti. Una ideologia falsa e spudoratamente utilitaristica induce gli uomini politici, lasciatisi interessatamente sedurre da idee universalitiche religiose (ebraismo, cristianesimo: tutti gli esseri umani sono figli dello stesso Dio), filosofiche (marxistiche o fasciste: il sole dell’avvenire sarà luminoso per tutti o un popolo eletto porterà ordine nel caos planetario) o economiche (globalizzatrici: presteremo denaro a tutti quelli che ne avranno bisogno), a proclamare di battersi per la realizzazione sul globo del Bene Universale (realizzare la pace tra i popoli e  l’uguaglianza di tutti gli esseri umani, procedere al disinquinamento del Pianeta, porre fine ai nazionalismi anche per salvaguardare la sopravvivenza di alcune specie animali a rischio di estinzione e così via).

Solo le leadershipdi Donald Trump e di di Boris Jonhson, rispettivamente, negli Stati Uniti d’America e nel Regno Unito di Gran Bretagna non seguono tale fake.

Tradotto in linguaggio moderno, Donald Trump ha conoiato il motto: America first! e Boris Jonhson si è attenuto a quello inglese tradizionale: Right or wrong is my country!

Il fatto che oggi, facendo politica, si dichiari di volere risolvere i problemi dell’Universo e per di più in termini morali di diffusione a livello planetario del Bene, ha conseguenze molto più gravi di quelle ipotizzabili al tempo in cui scriveva il filosofo e scrittore fiorentino.

Certo, la precisazione era stata resa necessaria anche ai suoi tempi e nel contesto storico e locale in cui egli viveva, perché i suoi “Medici”, nobili e banchieri, erano, già a quel tempo, King and Pope makers con le conseguenze aberranti facilmente intuibili.

I monarchi erano tali per volontà divina; i Papi erano i rappresentanti di Dio sulla Terra: immaginarsi se gli uni e gli altri non ritenessero di dovere realizzare con la loro attività “politica” il “Bene” nell’Universo!

Secondo Machiavelli, invece, la distinzione tra Morale e Politica imponeva che si potesse giudicare moralmente (e, cioè, nei consueti termini di bene e di male) anche il comportamento dell’uomo politico (come “eticamente scorretto”) che non  perseguiva il bene della polis al di sopra di tutto.

Confondere il ruolo dei sacerdoti religiosi (e dei banchieri) con quello dei rappresentanti del popolo (da tutelare) era da considerare una vera aberrazione.

Dai tempi di Machiavelli, pur con il tonfo di pretese riedizioni di (non più Sacri Romani, ma pur sempre)  Imperi, le cose sono notevolmente peggiorate.

Pur senza l’aulicità dei tempi passati, gli uomini politici contemporanei, totalmente irretiti e asserviti da obiettivi del tutto diversi e spesso opposti a quelli della cura della polis(che pure li elegge) dichiarano di volere il Bene Universale di tutti gli abitanti della Terra.

Nascondono i veri interessi in gioco che sono quelli  del proselitismo religioso, della propaganda politica  o dell’acquisizione di maggior clientela per gli affari (con i conseguenti risvolti di locupletazione e di potere, l’una e l’altro di colossali dimensioni) per contrabbandare volontà “salvifiche” e “risanatrici”.

La via d’uscita dall’impasseè difficile. Una cultura dominata da più di duemila anni da assolutismi  e da artificiosi universalismi  non riesce facilmente a esprimere uomini dal pensiero libero e lucido.

Non conduce a nulla di buono una conoscenza di realtà fasulle, imboccata da una letteratura, narrativa, filosofica, sociologica, corriva e “facilona”, astutamente apologetica, controllata e gestita da un’Accademia che è selettiva, tranne rare eccezioni, soltanto sulla base dell’ossequio ai “Maestri” e sfruttata dal potere politico vincente;  rafforzata  dal contributo di  mass-mediadi tipo tradizionale (id est: stampa e radiotelevisione), di proprietà di tycoondelle centrali finanziarie, operative in New York e a Londra e dal cosiddetto “servizio pubblico” radiotelevisivo nazionale, dove chi governa, dà le direttive al fine di diffondere quelle notizie che sono utili a giudicare (ovviamente: in maniera favorevole) il suo stesso lavoro alla guida del Paese.

In definitiva, l’Italia sembra destinata a restareun Paesecon una memoria “falsa” che tende a dimenticare la sua storia vera e il suo passato reale;con una mente piena di fake,alimentati da una fantasia artistica e creativa certamente notevole, ma mai illuminata  dalla razionalità e dalla logica, la cuilatitanza nei nostri confini non significa di certo assenza d’intelligenza dei nostri connazionali.

Anzi.La capacità di immaginare costantemente furbizie e modi per prevalere sugli altri trasforma spesso la  perspicacia degli abitanti della Penisola in qualcosa, che, però in politica dà soltanto risultati disastrosi!

Di astuzia in astuzia, gli Italiani sono riusciti a creare un sistema politico che non ha più nulla di civile e di democratico, perché confina alla sterile opposizione fuori del Parlamento, con molta frequenza e con meccanismi arzigogolati, la grande prevalenza numerica di essi, ovviamente di variegata configurazione.

Governi di effettiva e sostanziale minoranza restano inamovibili nella stanza dei bottoni. E ciò senza dire delle disfunzioni gravissime della giustizia e della gestione politico amministrativa del Paese, irrimediabilmente corrotta.

 

 

 

“Questo articolo non rappresenta la linea del PLI, ma viene volentieri ospitato su Rivoluzione Liberale, che come linea editoriale da sempre pubblica tutte le opinioni del variegato mondo liberale .”

 

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