Mentre scriviamo é in pieno corso di svolgimento il primo giorno di scuola. Quanti ricordi. Quanti sogni. Quante speranze riposte sul domani. E poi?
Oggi viviamo dentro una situazione assai “discutibile”, quantomeno.
Discutibile dal punto di vista della sicurezza ambientale, prima di tutto.
Intere foreste che bruciano (o per colpa, per incuria, o per dolo umano), ambienti che rivedremo tra vent’anni. Forse.
Ma anche opinabile in quanto a prospettive economiche, produttive e occupazionali.
Ci mancava solo la pandemia.
A un mondo che già stava zoppicando assai in quanto a produzioni e novità creative impegnative di manodopera umana, alla creazione di spazi di lavoro per le nuove generazioni che già sono oppresse da un carico previdenziale insopportabile, si è aggiunto il “carico da 100” del contagio: che sta assai falcidiando il mondo intero.
Non parliamo, poi, del quadro politico: dove ad un encefalogramma piatto fa da controcampo lo scenario teatrale allestito da contrapposizioni violente, del tutto improduttive e capaci solo di creare ulteriori disastri. Forse.
Auguri, ragazzi.
Il fatto di recarvi a scuola con la mascherina; seduti su sedie a rotelle; distanziati nei banchi ché non si puó copiare se non muniti di telescopio, farà nascere un nuovo umanesimo? Forse.
Guardo la TV che mostra i due guappi palestrati che hanno macellato di botte il povero Willy che chiedono di rimanere in isolamento perché temono la “giustizia carceraria”.Forse.

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