È il primo giorno di scuola dopo la lunga chiusura dettata dalla pandemia e dalle necessità sanitarie. Finalmente, è il caso di dirlo, siamo tornati in aula. Con mille criticità, però ci siamo.

Anche se la libertà d’insegnamento, sancita dall’articolo 33 e dal corrispondente principio liberale della nostra Costituzione, è stato ed è calpestato. Credo, infatti, che i docenti debbano essere lasciati liberi di scegliere i propri strumenti per insegnare come ritengono utile e vanno lasciati liberi di adottare il metodo di apprendimento che ritengono più opportuno o necessario. Credo che ciascuno debba essere messo nelle condizioni d’insegnare nel modo e con i mezzi che ritiene migliori per sé e per i ragazzi, per raggiungere il cuore e la mente degli studenti. È un concetto liberale.

Arrivo al punto: a scuola siamo obbligati a svolgere l’attività didattica in modo consistente attraverso le piattaforme web. A distanza. Ma la qualità dell’insegnamento non si trova dentro i computer o in una piattaforma.

La qualità dell’apprendimento si trova nel corpo di ogni singola persona, nello spirito e nella mente di ciascuno di noi quando incontra la vita, la vita vera, vissuta.

Invece di aprire agli studenti i teatri, le sale cinematografiche, gli auditorium e tutti i luoghi adatti per svolgere le lezioni in presenza, anche all’aperto, ci si chiude dentro un tablet, davanti a un monitor. La scuola è diventata una fabbrica con gli studenti a fare i “turnisti”. Che disastro! È il peggior periodo che la scuola abbia attravresato negli ultimi quarant’anni e più.

Gli studenti vogliono soltanto essere capiti. I giovani cercano solo il modo per essere amati. I ragazzi hanno bisogno di essere ascoltati, compresi, educati. Hanno necessità di esprimersi, scoprirsi, incontrarsi davvero. E solamente una scuola che sappia stimolarli ad essere migliori può parlare in profondità a ciascuno.

Abbiamo tutti bisogno di cultura, di umanità, di arte, di fantasia, di ragionevolezza, ma gli studenti ancora di più, anzi: meglio.

L’essere umano deve tornare al centro della scuola. C’è necessità di un nuovo umanesimo che restituisca agli studenti la possibilità di riscoprirsi vivi, di immergersi nella vita vera, di liberarsi dalle catene dell’omologazione e aprirsi finalmente alla conoscenza dei loro sentimenti, dei racconti che svelano il segreto delle emozioni.

La forza interiore e la sensibilità che si apprende dalla poesia, questa è la scuola. Imparare a ragionare con la propria testa. Imparare a leggere e amare la lettura. Imparare a scrivere e amare la scrittura. Imparare la matematica, la geometria e le scienze e amarle come fonti di vita. I ragazzi saranno più intelligenti e umani se sapranno dare espressione a uno sguardo capace di liberarsi da un monitor o da uno schermo. Non bastano tutti i computer del mondo per sostituire la bellezza dell’esistenza, la creatività di un gesto, un insegnante empatico, simpatico, preparato.

La scuola è la possibilità di mettere una mano sopra una corteccia d’Acero e coglierne il senso, mettersi una mano sul cuore e capirne la voce, ascoltarne il palpito, per un sogno d’amore, per un sorriso ricevuto e donato, per la ricerca di una verità. Tutto quello che conta è dare un significato alla vita umana. Anche sul piano spirituale. E tutto questo non si troverà mai dentro un tablet o un pc.

Casomai, il senso della vita si può trovare dentro la Storia dell’Umanità, nella poesia, nella letteratura, nella narrativa, in un dipinto, in una forma d’arte, nella danza, nella musica… Nell’animo di una persona. Nell’amore. Anche nell’amore per la conoscenza. Ma non si impara a vivere attraverso uno smartphone. Non si può incontrare l’amore attraverso un computer. La scuola è amore.

Ormai, con internet e i motori di ricerca i ragazzi sanno tutto, ma rischiano di sapere tutto e di non capire niente. E la responsabilità non è la loro.

La scuola inizia… va bene. Ma non è più scuola.

 

 

 

“Questo articolo non rappresenta la linea del PLI, ma viene volentieri ospitato su Rivoluzione Liberale, che come linea editoriale da sempre pubblica tutte le opinioni del variegato mondo liberale .”

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