Di là dai sondaggi, dalle previsioni apparetemente dotte e riccamente elaborate dei notisti politici stipendiati o lautamente retribuiti dal sistema mass-mediatico, controllato dalle Banche, degli interventi di “autorevoli” personaggi dei vari establishment occidentali, sembra doversi ritenere che  negli Stati Uniti le cose per il modesto Biden si stiano mettendo piuttosto male

Un conto è controllare la borghesia che (come in tutto l’Occidente, peraltro)  si ritiene intellettuale e si atteggia a gauchisteper apparire a la page, altra cosa impedire il voto di panciadell’America profonda che guarda ai problemi concreti della gente e rifiuta di nutrirsi di universalismi astrattim falsamente salvifici.

A dimostrazione della lotta “disperata” che i poteri finanziari stanno conducendo contro l’ingovernabile Trump basterà citare la notizia di due fatti recenti.

La stampa e la televisione americane  hanno dato grande rilievo al bacio che ventitre anni fa Donald Trump avrebbe dato all’ex modella Amy Dorris e al discorso della Commissaria Europea, Ursula Von Der Leyen, riportato dal Financial Times.

Nel riportare la prima notizia il “Messaggero” , quotidiano romano, titola: “L’accusa. L’ex modella Dorris: mi baciò”(sottinteso: Trump).

Consapevoli, probabilmente, del vecchio e saggio detto napoletano secondo cui  “pizzich’e’ e vas’i (baci) non fann’o  pertusi”, i giornalisti che hanno voluto mettere sull’avviso gli Statunitensi sul pericolo di votare un personaggio “pericoloso” come Donald Trump, hanno aggiunto testualmente che la “lingua” dell’attuale Presidente era giunta “fino alla gola” della donna “molestata”. La giovane non era rimasta “soffocata”, ma (aggiunge “Il Corriere della sera”) era rimasta ancora per tre giorni in compagnia dell’uomo.

Sul secondo evento si è osservato, anche su altri mass-media,  che la ripetuta  demonizzazione della Russia (per il caso Navalny) da parte dei Tedeschi sarebbe una componente della campagna di propaganda “anti-Trump” dell’Unione Europea per dare una mano a Joe Biden. Motivazione: lo sfidante del Presidente Statunitense sarebbe più “atlantista” del suo avversario.

Non si tratta di un caso di disinformazione degli Eurocontinentali nè di un fake, perché tutto risulta per tabulased è perfettamente coerente con la volontà dei tecnocrati di Bruxelles di dare fastidio a Trump per aiutare Biden; e ciò sulla linea del Finanzcapitalismperseguita da Wall Streete dallaCity.

Eppure la motivazione utilizzata dalla Cancelliera Europea ha avuto, a mio giudizio, un duplice effetto negativo.

Il primo, perché tende esplicitamente a fuorviare la comprensione della realtà. Il secondo, perché, ponendosi sulle posizioni arroganti dell’ “establishment” finanziario,  si schiera in favore della sconfitta di Trump (come se essa fosse già scontata, mentre non le è per niente, considerata la pochezza delle due figure che compongono il ticketdemocratico).

Inoltre, la Cancelliera dell’Unione Europea non considera che integrazione del vecchio Continente e Patto Atlantico (NATO) non sono più (ormai da tempo) le due facce di una stessa medaglia, come si è sempre voluto non per caso ritenere.

Solo i Governi della Sinistra Occidentale: Democratici statunitensi, Laburisti inglesi Socialdemocratici europei di varia origine (religiosa o filosofica) a causa del loro più accentuato Europeismo e dello scarso senso dell’Atlantismo, derivante da una preconcetta avversione  per l’Amerika(scritta, ancora talvolta con la Kappa) continuano a insistere pervicacemente  in questa tesi.

Vicini ai “Signori della guerra”, all’industria bellica, al mondo della Finanza mondiale che nei focolai dei bimillenari conflitti mediorientali (e non solo in essi: si pensi al Vietnam di Lyndon B. Johnson) trovano fonti di arricchimento, essi hanno sempre trovato un osso duro nella politica dei Repubblicani nordamericani (a partire della “linea di distensione” elaborata da Henry Kissinger)  e dei Liberal-conservatori britannici che. anche all’epoca della “guerra fredda”  si proponevano  “non di vincerla” ma di “farla finire”.

Il sistema mediatico, naturalmente, ha sempre tentato di dare una falsa rappresentazione della realtà, fino al punto di mettere in ombra soprattutto  la politica estera di Ronald Reagan, la più chiara, limpida e lineare in tale direzione.

E continua a tacere sul fatto che Donald Trump è l’unico  Presidente Statunitense di epoca successiva alla “guerra fredda” a non avere intrapreso un nuovo conflitto armato e di avere anzi proposto il ritiro dal Medio Oriente delle forze militari americane, stufe anch’esse (almeno a livello di massa) di guerre religiose e di propaganda bellica.

Vincere la guerra contro “i signori della guerra” non è facile, soprattutto nei Paesi succubi da duemila anni di assolutismi e autoritarismi (anche sotto la maschera di liberaldemocrazie) e di una cultura astratta e falsamente universalistica. I Paesi anglosassoni, però, pur con alcuni limiti, riescono ad esprimere ancora “voti di pancia”, quelli della gente che rifiuta il latinorumdei salotti borghesi e vuole vedere risolti i problemi concreti della gente senza false promesse di improbabili utopie.

 

 

“Questo articolo non rappresenta la linea del PLI, ma viene volentieri ospitato su Rivoluzione Liberale, che come linea editoriale da sempre pubblica tutte le opinioni del variegato mondo liberale .”

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