Secondo “l’arbitro” AGCOM è stato riservato un maggiore spazio TV ai sostenitori del SÌ, mentre il NO è rimasto troppo riposto nello sgabuzzino sottoscala.

Risultato? Conseguenze?
Annullamento del referendum popolare per poter disputare lo stesso finalmente con regole da rispettare che siano alfine equanimi?
No. Niente di tutto questo: solo delle semplici sanzioni economiche comminate a RAI e SKY.
Ricorsi pronti.
Tutto andrà in cavalleria e lo Stato obeso ringrazierà comunque le due reti.
Quale dovrebbe essere la prima valutazione politica, ben anteposta a qualsivoglia espressione di merito sulla questione referendaria e pure sul modo corretto di formare la coscienza e l’orientamento popolari, ammesso che essi ci siano?
Eppure è solo su questa grande e inconfessata verità che si è formata tutta la cd. “Seconda Repubblica”.
Se tu compari in TV sei -comunque- un interlocutore credibile (“in”), viceversa sei fuori (“out”).
Tutta la politica -da un quarto di secolo- è basata su questo simulacro ed esso sfalsa, appunto, questa strema forma di “sovradosaggio caratteriale”.
Grandi illusioni, grandi utopie e persino grandi rappresentanze parlamentari sono figlie di una drogata sovraeccitazione popolare.
Che può pure scomparire nello spazio di un minuto.
Tutti i politici comparsi in TV (in modo particolare i 5S, ma perché solo loro?) hanno -di fatto- beatificato la scelta del sì; nel mentre scarsamente appetibili professori universitari incanutiti, ma pure prestigiosi cattedrattici, ci hanno spiegato il delitto che stavamo perpetrando.
Però questi ultimi incarnavano “il vecchio”, a loro andrebbe tolto pure il diritto di voto.
Che ci stanno a fare ancora vivi?
Ci scassano il sistema previdenziale, INPS dixit…
Ce ne accorgeremo col tempo dei danni che ci ha procurato questa vacua “democrazia televisiva”.
Negli USA, sotto una frustata che solo il virus poteva infliggere, se ne stanno già rendendo conto.
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