Ogni serio esame della situazione politica determinatasi con il voto elettorale del 20/21 Settembre 2020 dovrebbe partire dalla constatazione dello straripante successo ottenuto da Zaia nel Veneto e da De Luca in Campania; due entità regionali meno diverse da ciò che sembra, se si pensa che sono le sedi dell’unico, vero e autentico teatro sorto sullo Stivale (quello cosiddetto “italiano” non ha mai decollato).

Il consenso ottenuto dai due governatori in misura così consistente dimostra che per una stragrande maggioranza di Italiani non ha più senso la distinzione tra Destra e Sinistra, ma significa moltissimo il ritorno alla vera  “politica”.

Nel suo significato originario “politica” non significa altro, e in parole molto semplici, che “curare gli interessi della polis”, corrispondere, cioè, alle esigenze concrete della cittadinanza, che, votando, ha il sacrosanto diritto di richiedere agli eletti di rappresentare, tutelare e difendere non le necessità dell’universo mondo ma della parte di Terra da essa abitata.

Né Zaia, né De Luca hanno mai fatto discorsi “universalistici” di pace nel mondo, di afflati ecumenici, di perseguimento di Alti e Nobili Valori definiti “altruistici” di livello mondiale né si sono “sbracciati” in entusiasmi europeistici per pretese superiorità culturali e filosofiche “idealistiche” di alcuni nostri partnerdell’Unione.

Hanno parlato del diritto di un popolo di non vedere trasformato e stravolto il livello di benessere e di civiltà faticosamente raggiunto nel corso dei secoli dalle improvvide iniziative di uomini politici sedicenti fanatici del Bene Universale, ma in realtà solo inetti e incapaci di conquistare il consenso delle masse, se non sorretti e teleguidati come marionette da burattinai occulti (e con il pelo sullo stomaco, per il mestiere esercitato).

Zaia e De Luca devono avere fatto tesoro delle immagini di un “serial televisivo” svedese (“Califat” di Wihelm Bernham) che mostra con la necessaria crudezza e senza veli ciò che l’immigrazione islamica ha prodotto nella civilissima e ordinatissima Svezia, rendendola una terra irriconoscibile,  in preda a un’endemica violenza.

Per evitare quel rischio di stravisamento, di corruzione diffusa e pervasiva, agli Svedesi bastava che i loro Governanti si rendesero conto della gravità del problema.

E invece, al potere in quella Nazione c’è stata la Sinistra per infiniti decenni ed ha prevalso l’universalismo demagogico e pauperistico di quello schieramento politico. V’è chi sostiene che la Svezia sia l’unico Paese di socialismo reale sopravvissuto al crollo dell’impero Sovietico!

D’altronde, ogni immissione, in qualsiasi latitudine,  di gente estranea alla collettività che è “invasa”,  fa strame di ogni ragionevole speranza di convivenza civile corretta e ordinata.

La cosiddetta, strombazzata “integrazione” degli immigrati è una delle più ricorrenti “bufale” del mondo contemporaneo; da molti sostenuta nella consapevolezza cinica della sua falsità.

A parte gli stupri e le violenze nelle strade cittadine, ce lo ricordano i delitti ricorrenti all’interno delle famiglie mussulmane (soprattutto quelle pakistane) dove persistono costumi di vita barbarici e violenti, soprattutto nei confronti delle donne.

D’altronde, in Europa, forme di libertà erano, già, faticosamente sopravvissute in qualche modo al “tornado” religioso mesopotamico (subendo ingenti danni) delle componenti ebraiche e cristiane.

L’ingresso del terzo fideismo mediorientale potrebbe avere effetti tragici e, con buona probabilità, definitivi.

Le vittime più signicative sarebbero le idee sul liberalismo, destinate a diventare sempre più confuse.

E, invece, porre ordine nel mélangedelle idee sul cosiddetto “liberalismo” è assolutamente necessario per valutarne i rapporti reali con il concetto  di libertà.

Zaia e De Luca, dopo lo straripante consenso ottenuto,

potrebbero dar vita a un partito liberal-conservatore che si tenga fuori sia dalle mode e dagli “scimmmiottamenti” giovanilistici o fideistici (felpe e giubbotti con scritte inappropriate al ruolo, “corone” e “rosari” tra le mani o invocazioni di Madonne di varia qualificazione divina, come ai tempi dei pellegrinaggi politici dei democristiani nell’immediato dopoguerra) sia dal linguaggio cosiddetto anti-sovranistapopulista, proprio dei detrattori degli unici, veri, leaderpolitici mondiali che possano ancora ritenersi  difensori del produttivismo manifatturiero contro le insidie del finanzcapitalismche invece affascina i nostri liberali-liberals, che altro non sono che i “figli timidi e cauti” della gaucheeurocontinentale.

Zaia e De Luca sarebbero gli ideali rappresentanti del “partito” che in Italia non c’è, di quel partito liberal-conservatore (della nostra società industriale e del livello di convivenza civile raggiunto dalla nostra popolazione) che non dovrebbe avere nulla in comune nè con il filo-fascismo nè con il filo-comunismo, entrambi di matrice idealistica tedesca e all’origine dei due “cancri” del “secolo breve”.

 

 

“Questo articolo non rappresenta la linea del PLI, ma viene volentieri ospitato su Rivoluzione Liberale, che come linea editoriale da sempre pubblica tutte le opinioni del variegato mondo liberale .”

 

 

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