“A futura memoria”, affermava Leonardo Sciascia nel 1989. E poi proseguiva con un po’ di speranza e un po’ di sano scetticismo: “Se la memoria ha un futuro”. Ecco, bisognerà coltivare la memoria del Referendum costituzionale sul taglio dei Parlamentari. La memoria viva perché non si tratta del passato, ma di tenere accesa la piccola luce per il domani. Perché la memoria è qualcosa che viene da lontano, ma vive tuttora, nel presente, con tutta la sua forza, nel nostro sentire e si proietta verso il futuro…

Infatti, la memoria è un respiro antico che si ripresenta nell’immediato e che riemerge a distanza di tempo per porsi di nuovo alla nostra attenzione. Ed è viva nel presente.

Quando non c’è, si sente un profondo sentimento di assenza che pervade il nostro essere e la nostra persona. La memoria, cioè, si manifesta nell’oggi. Sempre. È un presente che viene da lontano e procede verso il futuro. Avanza, è attuale, fa discutere. In altre parole, travalica il tempo del suo manifestarsi e rivive. Ritorna. C’è. La memoria, quindi, produce sì una nostalgia, ma è sempre nostalgia del futuro…

La buona notizia, visto il risultato referendario che ha portato alla vittoria schiacciante dei Sì al taglio arbitrario dei Parlamentari è che in Italia esiste un potenziale partito politico del 30 per cento di Corsari, liberali, democratici, liberalsocialisti, federalisti europei, socialdemocratici, repubblicani, libertari di destra e di sinistra…

Cambia, con il sigillo del popolo italiano, la forma istituzionale del Parlamento e, politicamente, è una delegittimazione delle attuali due Camere, che sono ancora composte da un numero Deputati e Senatori oggi drasticamente cassato dai cittadini.

Di conseguenza il Capo dello Stato, il Presidente Sergio Mattarella, a rigor di logica politica, dovrebbe sciogliere subito le Camere e ad avviare le procedure volte a indire nuove elezioni politiche per il rinnovo delle due Camere secondo l’esito sancito dal Referendum costituzionale. Serve adeguare le due Camere al numero di Parlamentari voluto dagli elettori italiani, due Camere che corrispondano alla subentrata realtà costituzionale.

A quanto pare, infatti, dagli inequivocabili risultati del Referendum del 20 e 21 Settembre 2020, il Sì ha stravinto con quasi il 70 per cento dei suffragi. Quindi, ora si torna subito al voto perché il Parlamento (che i fautori del Sì hanno descritto come pletorico), a questo punto, è delegittimato. Non ha più senso di esistere. È politicamente svuotato di senso istituzionale. È un vecchio arnese delegittimato dal voto popolare e referendario.

Ora che ha vinto il Sì, si dovrà tornare subito al voto, ma ciò non accadrà perché la legge, scritta da chi ha il Potere, prevede che l’attuale sistema istituzionale, in barba al volere degli elettori, possa continuare ad esistere così com’è fino al 2023. Allora, se questo Parlamento – ormai vecchio e pletorico – può andare avanti dopo il voto referendario come se nulla fosse accaduto, significa che la democrazia, in Italia, è morta.

Quando Sciascia approdò in Parlamento nel 1979 come deputato Radicale, molti anni dopo la caduta del fascismo, raccontò di sentire ancora riecheggiare in sé le due parole udite nell’infanzia e pronunciate da Benito Mussolini: «Sorda e grigia».

In un articolo sul Corriere della Sera del 1979, infatti, Sciascia ammise di averle ritrovate nella sua memoria, di «esserne stato per un momento come aduggiato» – inseguito da ombre. Accadde quando, il 20 giugno di quell’anno, nel primo giorno da parlamentare, guardando quelle «centinaia di facce confitte nei gironi degli scanni», sentendo le voci «salire indistinte, gonfiarsi, ribollire come una nuvola», aveva pensato di essere proprio davanti a «una sorda e grigia umanità: di condannati che si considerano eletti». E aggiunse: «Solo che si sentissero condannati: e sarebbero meno sordi, meno grigi». E, alla fine,  Leonardo Sciascia concluse scrivendo: «Al contrario che nel regno di Dio, in una Repubblica democratica molti sono gli eletti, pochi i chiamati». Da oggi saranno pochi anche gli eletti. Da troppo tempo e per troppo tempo, comunque, molti sono stati i nominati. E ho la netta sensazione che il Potere dominante voglia una legge elettorale che produca soltanto nominati. Amen.

Per fortuna che, in Italia, esiste un 30 per cento di Corsari a cui possiamo fare affidamento.

 

“Questo articolo non rappresenta la linea del PLI, ma viene volentieri ospitato su Rivoluzione Liberale, che come linea editoriale da sempre pubblica tutte le opinioni del variegato mondo liberale .”

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