Ormai sarebbe il caso di aprire un dibattito approfondito sui meccanismi della democrazia rappresentativa, che, sotto la scure impietosa dei movimenti antisistema, in tutto il mondo mostrano le rughe del tempo. Indubbiamente la profonda trasformazione dei mezzi di comunicazione, prima elitari e dopo sempre più di massa, ma allo stesso tempo divenuti più rozzi ed a volte fuorvianti, ha avuto una parte importante in tale rapido invecchiamento, che, in Italia, si è rivelato dirompente, pur riguardando in modo più o meno strisciante  tutte le democrazie occidentali, tanto da non suscitare più, come in passato, grande scandalo la coesistenza di sistemi con una semplice apparenza democratica, ma in realtà autoritari, quali la Russia, la Turchia, lEgitto e la maggior parte dei regimi sudamericani.

In questi giorni nel nostro Paese hanno fatto molto scalpore le impudenti dichiarazione del guitto Beppe Grillo sullinutilità dei riti elettorali, proponendo come  più efficace il sistema del sorteggio. La brutale esternazione ha suscitato, come era ovvio, reazioni molto risentite da parte di tutti i sacerdoti dellortodossia legata al suffragio universale. In effetti la sortita del comico inventore del vafae del Movimento Cinque Stelle non poteva non suscitare scandalo per la semplicistica ed inaccettabile soluzione, che ne rivela tutta la supponente ignoranza. Tuttavia non si può non cogliere che un problema in realtà esiste, anche se non ancora affrontato dagli scienziati della politica, in ordine alla insufficienza degli strumenti ottocenteschi nella politica odierna. Di fronte a quello che si è ridotto ad una specie di rapporto contrattualistico tra elettori e padroni dei partiti, (gli eletti sono soltanto divenuti una sorta di cinghia di trasmissione dellingranaggio) il principio stesso della democrazia rappresentativa ne risulta compromesso ed è sottoposto ad una torsione talmente forte che, sovente, il risultato, come in alcune delle nazioni sopra indicate, finisce col diventare soltanto lalibi formale per giustificare forme autoritarie, quando non di vere e proprie tirannidi. Nelle vecchie democrazie consolidate il problema sembra quasi non essere avvertito, poiché i risultati delle rituali competizioni elettorali, per lantica tradizione, non riescono ad esserne inficiati oltre una certa misura. Si è registrata una polemica, dopo lelezione di Trump quattro anni fa sulla rilevanza deviante delle interferenze cinesi, ma tutto si è  concluso in nulla. In un Paese come lItalia invece, e da tempo, le conseguenze di pressioni esterne, principalmente di carattere economico, ma non meno le distorsioni mediatiche ed il ruolo anomalo di alcune Procure, hanno lasciato segni evidenti, sfigurando, purtroppo in modo permanente, la nostra democrazia parlamentare. Lo scandalismo da una parte, esasperato da media gridati, insieme alla corruzione che deriva dalle promesse del voto contrattualistico, secondo il quale lofferta politica non riguarda una determinata visione della società ed i conseguenti effetti, ma le promesse in termini di vantaggi economici immediati a carico del bilancio pubblico, per di più in deficit, hanno stravolto il senso stesso delle democrazia rappresentativa. Marx, che prometteva la socializzazione dei beni e la distribuzione al popolo, garantendo un lavoro pubblico a tutti, sembrerebbe un ingenuo, non tanto perché il suo sistema di fatto, ove applicato, è risultato fallimentare, ma perché nella società moderna che aspira alla disuguaglianza, lobiettivo è il privilegio, la elargizione, non una piatta eguaglianza che non si confà alla realtà competitiva dello smartphone e dei social. Il risultato è che assistiamo a campagne elettorali che somigliano sempre più a riffe di Paese su chi promette di più. La possibilità di indebitarsi ulteriormente col Recovery Found ha fatto partire unaltra rincorsa scellerata, piuttosto che su un organico e necessario progetto di riforme, sulla ricerca di poter accontentare le più disparate richieste dei territori e delle corporazioni per conquistarne il consenso elettorale.

Ovviamente tutto questo ci lascia esterrefatti e non comprendiamo come non un solo politologo o scienziato della politica,  che pure sembrano abbondare nei Tolk show serali, abbia posto il problema ed abbia colto la necessità di ammodernare i meccanismi della nostra vita democratica attraverso nuovi strumenti. Questi non possono che riguardare un migliore e più articolato controllo in mano ai cittadini, mentre si è rivelato fallimentare lo strumento,  veicolo di privilegi e corruttela, della giustizia amministrativa. Negli anni ottanta si era parlato, ed a volte era stato sperimentato, il difensore civico, ma senza successo. Oggi una forma di controllo più efficace potrebbe essere affidata a comitati di cittadini (che potrebbero essere selezionati, per esempio tra funzionari, magistrati, avvocati, docenti universitari, esperti dei vari settori in pensione) nei confronti dei diversi rami dellamministrazione, compresa quella della giustizia e prevedendo anche un giudizio di efficienza di Consigli comunali, provinciali, regionali e principalmente delle aziende pubbliche. Potrebbero svolgere un ruolo analogo a quello dei collegi sindacali, ma su indicazione popolare. Queste sono soltanto delle ipotesi, molte altre idee potrebbero essere messe a punto, come quelle di comitati civici di diversa estrazione con analoghi compiti e, sul piano politico, la introduzione del sistema, come negli USA, delle elezioni di medio termine per evitare una troppo lunga fase di incrostazione del potere.

Intorno a tali correttivi si potrebbe aprire unampia discussione in sede scientifica, politica e civile, collobiettivo di perseguire una partecipazione più attiva e costante dei cittadini elettori, che invece oggi rilasciano col proprio voto una sorta di delega in bianco e comprensibilmente sono insoddisfatti di un ruolo troppo limitato, mentre sarebbe giusto che avessero anche un controllo sulla attività quotidiana, principalmente nelle sedi a loro più vicine, come i Comuni, le Provincie, le Regioni e le società pubbliche  collegate a tali Enti.

Se non si comincerà subito ad affrontare questo, che appare come il principale motivo di invecchiamento degli strumenti delle mostre democrazie, il declino, che purtroppo è già cominciato, sarà inarrestabile a vantaggio dei sistemi plebiscitari, populisti, autoritari e persino dittatoriali.

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