Quest’anno, probabilmente perché l’attenzione in generale é rivolta all’evoluzione, purtroppo in senso negativo, del contagio da Covid 19, l’edizione annuale del Festival dell’Economia di Trento si é svolta in tono minore rispetto alle precedenti. Certamente ciò non é stato dovuto agli argomenti trattati nè ai loro relatori; al contrario, i temi affrontati sono stati della massima attualità, come la salvaguardia dell’ambiente, le fonti energetiche rinnovabili e altre problematiche in buona parte allineate con lo spirito del New Generation UE.

Quanto é stato discusso dagli esperti di vari paesi convenuti nella città ospitante potrebbe essere di grande aiuto alla commissione istituita dal governo che entro due settimane dovrà approntare i programmi per l’utilizzo degli oltre 200 miliardi di euro messi a disposizione del Paese da parte della UE. Il fatto che la partecipazione ai lavori da parte del governo sia stata minima non é giustificabile nè dall’impegno elettorale, nè da quello referendario che potrebbe aver avuto il mondo della politica. Leggendo i primi abstract delle relazioni del festival e confrontandoli anche per sommi capi con quanto prodotto dagli Stati Generali é facile notare che non c’è partita. Si aggiunga che per il governo quella tribuna sarebbe stata accessibile a costo zero o quasi.

Ora la commissione governativa é al dunque: deve separare con l’ascia i vari progetti proposti da ogni livello della macchina pubblica: essi in totale superano i 600 miliardi di euro di spesa contro una assegnazione di 209. È importante notare che da Trento, come da altre autorevoli postazioni, italiane e non, è arrivata forte la voce che invita chi di competenza a dimenticare l’espressione Recovery Found e a tenere ben spalancato davanti agli occhi il programma New Generation UE.

Ciò e facilmente comprensibile per come si sono sviluppati gli eventi. È oramai impensabile voler credere che la popolazione mondiale possa ritornare ad adottare gli stessi comportamenti di prima dell’esplosione della pandemia. Quanto si vorrà fare con le provvidenze rese disponibili dalla UE deve essere mirato alle nuove esigenze che stanno scaturendo in questo mutato clima, perciò devono essere pensate principalmente per le generazioni future.

Molto grave sarebbe pensare di poter utilizzare anche una minima parte di quelle risorse per rappezzare il tessuto socioeconomico preesistente: si farebbe opera di nessun valore consistente e duratura nel tempo,anzi di danno.Sarebbe funzionale solo all’ accaparramento di clientela politica, come da antico e disdicevole costume italiano. Senz’altro é una ripetizione ma l’importanza del contesto la giustifica:la classe politica italiana deve digerire che l’occasione New Generation UE é unica e, mal gestendola, non sarebbe facile imbastirne un’altra. Potrebbe permettere all’Italia di iniziare un nuovo corso, come accadde con la Ricostruzione del dopoguerra e il successivo Miracolo Economico.
Forte, però, delle esperienze negative maturate in quelle circostanze, per evitare il più possibile la loro ripetizione d’ora in avanti. Rimanendo con i piedi ben piantati per terra, sarà proprio un nuovo codice dei comportamenti sociali, non facile da mettere in pratica, che potrebbe aiutare il Paese a traversare il guado. In mezzo non può certamente rimanere. Come scritto innanzi, di adattarsi a un Recovery Plan non se ne discute nemmeno: significherebbe lasciare a chi verrà dopo una situazione più oberosa di una debitoria.

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