“Fantapolitica” è un termine che i giornalisti utilizzano spesso nelle loro battaglie satiriche contro gli avversari  per indicare interpretazioni degli eventi e dei rapporti  politici eccessivamente immaginose e ricche di supposti, complicati  retroscena.

In realtà, in tale modo, anche modesti artigiani della penna   si arrogano il diritto di condannare il Pier Paolo Pasolini degli “Scritti corsari” del famoso brano “Io so….”. 

Lo scrittore friulano, ovviamente, non lavorava di pura fantasia: diceva, infatti, di “sapere”, pur non avendo prove né indizi, disegnare una verosimile realtà sulla base dei nessi esistenti tra gli eventi.

Sosteneva che, da intellettuale, dopo avere colto e messo in evidenza i rapporti certi e verificabili, egli si giovava dell’immaginazione di cui era dotato (e che, implicitamente, riteneva che  mancasse ad altri) per non lasciare quei rapporti privi di senso logico.

Senza l’intuizione Pasoliniana, la scoperta del fakein politica sarebbe impossibile. Le notizie nella forma escogitata dalla propaganda politica impedirebbero di capire come realmente stanno le cose.

Secondo quanto si legge sui giornali, Donald Trump, colpito da improvvisa vocazione religiosa, si preoccuperebbe, pur nell’imminenza del voto elettorale statunitense, della libertà dei cattolici in Cina e manderebbe Pompeo, il suo Ministro degli Esteri, in Vaticano per porre il problema al Pontefice. Quest’ultimo si rifiuta clamorosamente di incontrare il segretario di Stato nordamericano (figlio di emigranti italiani, come Sua Santità) e Parolin non mostra maggiore cordialità.

Pasolini, presumibilmente, si rivolta nella tomba. Le cose, infatti, poterebbero essere non così semplice come si vuol far credere all’opinione pubblica.

Il mondo tende sistematicamente a spaccarsi in due o più parti, forse, perché è l’odio (e non l’amore come un fake,  religioso e politico, plurisecolare tenderebbe a farci credere) che spinge gli esseri umani a voler prevalere gli uni sugli altri in conflitti bellici e sanguinosi.

Il caso della guerra, però,  oggi in atto tra i Paesi islamici e quelli egemonizzati dalle due religioni mediorientali più antiche (l’ebraismo e il cristianesimo) e volta a far prevalere il verbo di Maometto  su quello di Mosé e di Gesù Cristo (denominata, non a caso, “santa” Jihad,dai seguaci del Corano) non è il solo conflitto di cui soffre il Pianeta.

Popoli di etnie e localizzazioni diverse stanno tentando, da decenni, di  schiacciarsi reciprocamente sul piano  economico (anche con mezzi, quindi, che non giungono alla lotta armata).

E’ il caso della competizione tra l’Oriente e l’Occidente per la conquista del Mercato mondiale.

In questa seconda ipotesi la linea di demarcazione tra le parti in contesa non è così netta come nel primo.

L’Oriente, o più in particolare la Cina, è tacitamente, ma strettamente collegata, nei suoi interessi, con il mondo finanziario dell’Occidente.

L’una e l’altro, infatti,  hanno il comune interesse a indebolire il sistema produttivo industriale Occidentale, che ostacola i rispettivi progetti egemonici.

La prima è motivata da chiari propositi di concorrenza produttiva; il secondo si muove per l’affermazione esclusiva o in larga misura prevalente della fase monetaria del capitalismo (quella che Marx  denomina Finanzcapitalism).

La differenza tra i due sostanziali  alleati nella guerra al mondo industriale-manifatturiero è che mentre la Cina è granitica e compatta, l’alta Finanza, pur con l’alleanza della massoneria ebraica delle Banche e del cattolico Ior Vaticano, un tempo padrona dell’intero sistema politico Occidentale, oggi  è in difficoltà notevoli.

Difatti, per effetto del voto di pancia degli Inglesi (con la Brexit) e dell’elezione da parte dei Nordamericani di un leader combattivo, tenace e di forte tempra come Donald Trump, allo stato attuale i Tycoon di Wall Streete della City, oltre all’appoggio congiunto giudaico-cristiano,possono contare solo sull’Unione Europea e sui suoi Stati membri.

Questi ultimi, infatti,  si sono lasciati spogliare di ogni autonomia decisionale e sono stati, furbescamente, privati della loro  sovranità nazionale. Oggi dipendono sostanzialmente dalle scelte dei tecnocrati e dei burocrati di Bruxelles, strettamente collegati a Wall Streete alla City.

Naturalmente, all’interno dell’Occidente la lotta tra i due blocchi che si sono formati, anche per la naturale e prevedibile sintonia della Russia dell’abile e accorto Putin  con Trump e Jonhson nella lotta contro la prepotenza bancaria giudaico-cristiana,  è tutt’altro che scontata quanto al suo esito.

Se nel vecchio Continente, infatti, due millenni di oscurantismo e di assolutismo  religioso, di feudalesimo e di tirannie monarchiche e dittatoriali hanno attutito la facoltà di un popolo (devoto e/o sottomesso al potere politico) di intellezione e la capacità di reazione dei ceti popolari, determinando una sorta di rassegnata accettazione dell’egemonia borghese, nelle liberaldemocrazie anglosassoni, invece, la lotta politica  tra i leader alleati dell’Alta Finanza (con i loro amici dell’Accademia, dell’Editoria grafica e radiotelevisiva, della Borghesia nutrita di aspirazioni culturali “europeizzanti”) e quelli che hanno il consenso dei ceti più bassi e popolari è ben aspra e sempre incerta.

Ne abbiamo la prova in questi giorni di confronti televisivi tra Donald Trump e Joe Biden.

Il sistema mass-mediatico, in mano delle banche usuraie,  ne dà una versione tutta favorevole al modesto Biden, riportando sondaggi cui partecipano compatti intellettuali di sinistra e borghesi con forti conti in banca, del tutto inattendibili. E ciò nel tentativo di influenzare  per un voto contro Trump un elettorato che se ne sta taciturno nell’America vera e profonda, lontana dagli intrighi di Washington e New York.

A credervi, però, in Europa sono solo i cosiddetti intellettuali della gauche, modesti pennivendoli e/o scrittori di libri destinati al macero, pieni di rancore e di invidia per chiunque stia sopra il loro modestissimo livello cognitivo.

La missione di Pompeo in Vaticano aveva molto verosimilmente uno scopo ben diverso da quello riportato dai media: avvertire il Pontefice che non basta eliminare dal controllo dello IOR qualche ladruncolo sorpreso con le mani del sacco; occorre rivedere tutta la politica finanziaria della Chiesa, che alleandosi con la massoneria ebraica e i tycoonsenza scrupoli di Wall Street e della City rischia di riportare il suo gregge all’ancien regime feudale.

Anche se letto in questa chiave, il messaggio di Trump non può non essere essere giudicato che come una prova di politica ingenuità.

I cattolici sono schierati con i banchieri dal tempo dei Medici;  da quando, cioè, gli ex usurai dei tempi romani da Firenze “approdarono” nell’accogliente porto della Curia Romana come Pope-makers.

D’altronde, da un Presidente che presta il suo giuramento ponendo la mano sulla Bibbia, non ci si poteva aspettare di più.

 

 

“Questo articolo non rappresenta la linea del PLI, ma viene volentieri ospitato su Rivoluzione Liberale, che come linea editoriale da sempre pubblica tutte le opinioni del variegato mondo liberale .”

 

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