OCCHIO AL RECOVERY FUND!

di Francesco Conti

Conclusa la tensione tra Italia ed UE sul Recovery Fund, i media hanno smesso di parlarne: la parte divertente era finita e quella noiosa si lascia al governo, almeno fino al prossimo casino.
Come ricorda il Sole24Ore, l’obiettivo attuale è formulare piani di investimento che producano crescita sostenuta, dimostrando all’UE che i soldi del RF non saranno sprecati. A tal proposito sisono espressi i ministri delle finanze e degli esterni. Il primo occupa una poltrona poco invidiabile, dato che sarà probabilmente la prima testa a saltare se qualcosa dovesse andare storto. Le parole di Di Maio, riportate da Ansa, non aggiungono niente di nuovo, ma rivelano un’ottima padronanza del politichese (almeno un C1).
Non sembra una situazione diversa da quelle viste in passato: tante belle parole da parte di chi di dovere, ma nessun motivo per credere che si realizzeranno.

 

IL POLO LIBERALE È UN SOGNO? SCALDIAMO I MOTORI

di Giulia Pantaleo

Una incessante propaganda antipolitica ha fatto prevalere l’irrazionalità di una indomita voglia distruttiva. Il Parlamento, considerato ricettacolo di tutti i mali e i vizi di una casta corrotta, è stato il primo bersaglio. Le recenti elezioni regionali hanno dimostrato per l’ennesima volta che le forze liberali non sono ancora un’alternativa credibile né al governo demo-populista né alle opposizioni nazionaliste. È uno scenario desolante che, in assenza di una reazione decisa, condurrà il Paese verso un declino inarrestabile. I partiti politici al governo hanno ampiamente dimostrato di non essere in grado di attuare le riforme di cui l’Italia ha estremo bisogno per tornare a crescere. Ed il tanto agognato centro liberale? Non pervenuto. Renzi verrà riassorbito a sinistra o scomparirà, Calenda e Bonino avrebbero dovuto intestarsi la guida della difesa della linea del NO e quel risultato del 30%, promuovendo per le prossime elezioni una grande coalizione liberaldemocratica insieme al PLI e alle altre disperse forze dell’area. Si sono invece rivelati timidi ed indecisi; dopo l’insuccesso appaiono oggi fuori gioco. Noi frattanto analizziamo i ricorsi e ci adoperiamo per nuovi corsi.

 

FOCUS RECOVERY FUND E P.A.

di Gianluca Lo Mele Buonamico

La ministra della P.A., Fabiana Dadone, è intervenuta questa settimana in audizione alla Camera sul Recovery Fund. La ministra si è soffermata in particolare sui c.d. poli territoriali per concorsi e coworking, ben 150 su tutto il territorio, delle strutture da suddividere tra le Regioni destinate ad essere utilizzate come centri concorsuali decentrati “dotati della necessaria infrastruttura tecnologica e della conseguente dotazione informatica volta a consentire lo svolgimento delle procedure di selezione interamente in forma digitale” e come poli “per il lavoro agile, il coworking e la formazione”. Altri futuri interventi esaminati sono stati: il fascicolo digitale del dipendente pubblico; il potenziamento dello smart working; l’obiettivo di assumere under 35 all’interno degli apparati burocratici; il piano straordinario di assunzioni di personale tecnico e di elevata specializzazione; la creazione di una fascia di middle management. Queste sono le priorità rispetto alle risorse del Recovery Fund nonché le linee direttrici di riforma per il rinnovamento della P.A. nei prossimi mesi.

 

MONUMENTI COPERTI

di Danilo Aglioti

Le più grandi bellezze europee, occidentali, sono le nostre. Siamo i primi “patriottici” della nostra Italia! Abbiamo dalla natura alle nostre opere architettoniche un patrimonio immenso. Ora la domanda è, la cultura è un problema? Ma soprattutto l’essere occidentale, i nostri monumenti, la nostra cultura è diventata un problema per il mondo globalizzato? Noi italiani (padri del rinascimento) siamo un problema per il nuovo mondo occidentale che si vuole creare? Sappiamo che essere cristiani (attenzione, non cattolici) è come sentirsi inferiori od ancora peggio come un offesa verso un’altra cultura. Ed è qui che allora mi arrabbio, sì, perché noi non siamo inferiori o succubi di nessuno, mai confondere l’arte con l’offesa, mai coprire le nostre opere d’arte per rispetto. L’arte è la culla dell’Italia, noi non dobbiamo dare rispetto, dobbiamo pretenderlo.

 

SIAMO SERI, SIAMO INGLESI!

di Pietro Mazzeri

Mai come in questi giorni tornano alla ribalta le parole del primo ministro inglese Boris Johnson. Sull’inquilino del 10 di Downing Street è stato scritto tutto ed il contrario di tutto. Nell’ultima settima però Boris ha osato sottolineare, rispondendo a una domanda sulla capillarità del sistema sanitario inglese rispetto a quelli di Italia e Germania, la secolare tradizione liberale anglosassone. Apriti cielo! È dovuto intervenire pure il presidentissimo Mattarella a difendere la stirpe italica: forse non possiamo vantare una tradizione liberale, ma perlomeno siamo un paese…serio. Se usare l’amore della libertà come determinante del contagio è sicuramente sbagliato, pensare che la serietà di un paese si possa misurare con il numero di persone positive al coronavirus è quantomeno ridicolo. Basterebbe guardare altri indicatori, dall’indice dei NEET al tasso di corruzione della PA, dall’emigrazione giovanile al livello di scolarizzazione, per valutare la serietà di un paese e delle proprie istituzioni.

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