UNA RIFLESSIONE LIBERALE SUL RECOVERY FUND

di Alberto Basile

Le cifre che il Recovery Fund promette di mettere a disposizione del governo italiano sono sicuramente importanti. La maggioranza giallorossa sembra non aspettare altro che poter mettere le mani sul malloppo proveniente dall’Unione Europea, che riverserà nelle casse dello Stato circa 209 miliardi di euro. Il denaro è potere, molto denaro significa molto potere e laddove si concentra molto potere il liberale deve innalzare il livello di guardia. Il governo sta mettendo nero su bianco i primi progetti, sapendo che le condizionalità sono ben precise: serviranno come minimo una riforma del lavoro, una del fisco e una della giustizia per poter accedere a tutti i fondi. E il risultato non è per nulla scontato. Pensare che a gestire questa delicata fase sia uno dei governi a maggior tasso di statalismo, assistenzialismo e mentalità anti-imprenditoriale di tutta l’epoca repubblicana effettivamente fa tremare i polsi. Solo con meno tasse e meno debito questo Paese tornerà a crescere, tutto il resto rischia di essere un’operazione dettata da interessi clientelari o da dettami ideologici. E sinceramente è un film che abbiamo già visto.

 

DUMPING ITALIANO, DUMPING OLANDESE

di Pietro Mazzeri

Solo alcuni mesi fa, quando Mark Rutte aveva opposto il primo piano di aiuti proposto dalla UE, Conte e l’opinione pubblica italica si erano scagliati sul cosiddetto dumping fiscale olandese: abbassare le tasse per attrarre investimenti, “rubandoli” alla povera ricca Italia. Pochi giorni fa invece lo stesso Conte, assieme al collega di governo Peppe Provenzano, ha annunciato uno speciale piano fiscale per rilanciare il lavoro al sud: nientemeno che un taglio del 30% sulle imposte dirette sul lavoro. Proprio per attirare investimenti. Perché Conte sostiene la teoria del suo omonimo Catellani: il suo è dumping, la mia è una fiscalità di vantaggio per gli investitori, caro il mio Mark Rutte. Ah, e se la diminuzione del gettito fiscale non va di pari passo ad un taglio della spesa pubblica, il risultato è uno solo: più tasse e più debito, ma per gli altri. Ossia per il nord produttivo, perché in Italia i cittadini e le imprese sono uguali, ma alcune imprese ed alcuni cittadini sono più uguali degli altri.

 

RISCHIO COVID SCUOLA

di Tommaso Lipari

Secondo i dati estrapolati da un database ideato da V. Nicoletta, giovane ricercatore, e L. Ruffino, studente universitario, che hanno raccolto notizie e ordinanze dei sindaci, in Italia ci sono già 117 scuole chiuse e 825 quelle in cui si è verificato almeno un caso di coronavirus in questo inizio di anno scolastico. Molti sono i punti oscuri e le incongruenze dell’operato della Ministra Azzolina, ma il dato più allarmante rimane la costante crescita dei contagiati nelle scuole nonostante le misure di sicurezza. Alcune dichiarazioni possono, in molti casi, essere decontestualizzate o mal riportate ma i numeri parlano forte e chiaro. Probabilmente si è agito con sufficienza o con scarso senso del dovere. C’è stata, da parte della Ministra in carica, poca chiarezza nella comunicazione e, se non si rimedia tempestivamente, ancora ce ne sarà. Bisogna porre davanti ad ogni vezzo politico la salute delle persone.

 

I GIORNI DELLA SINISTRA ITALIANA

di Danilo Aglioti

Da Matteo Salvini alla famiglia Trump, questi sono i giorni dell’orgoglio della sinistra italiana! Dove con la politica non possono arrivare ci arrivano grazie a… capito vero? I buonisti, i giusti, quelli per bene, i democratici della libertà in questi momenti stanno esultando per un virus e per un processo. Beh, sapete, contenti voi, se le vostre speranze di vittoria che come abbiamo visto in queste regionali sono relegate ad altro come dire, bisogna alzare le mani, chinare la testa e pensare che in Italia, con la mentalità bisogna andare avanti ma tanto. Un processo giusto? Per una persona? La mia opinione? Responsabilità reciproca, invece, solo stato un atto che politicamente ha portato i risultati, quelli evidenti, nazionali. Un Virus per Trump e famiglia? Se lo meritano, lo hanno eletto loro, la più grande democrazia del mondo no? Perché esultare

 

LA RIFORMA ELETTORALE

di Gianluca Lo Mele Buonamico

In seguito ai risultati del referendum, la riforma della legge elettorale resasi ormai necessaria approda nell’Aula della Camera, precisamente il prossimo 26 ottobre per la discussione generale, in seguito alla decisione della conferenza dei capigruppo di Montecitorio. L’accordo sulla legge elettorale è basato sul proporzionale puro con il 5% di sbarramento anche se occorrerà vedere come si comporteranno le altre forze che compongono la maggioranza di governo (Leu e Italia Viva). Chissà se la prossima legge elettorale che verrà subirà le triste sorti delle sue precedenti più recenti, riformate nel breve tempo oppure sottoposte a giudizio di legittimità costituzionale. Quello che è certo è che l’Italia necessita di una legge elettorale stabile, che non sia modificata ad ogni legislatura e possibilmente non influenzata dagli interessi delle singole forze politiche. Utopia?

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