Nel passato albergano le lezioni per il

presente.   Soprattutto in politica.
La profonda e improduttiva contrapposizione tra blocchi rigidi e impermeabili è il muro che si frappone con il confronto sereno, produttivo e costruttivo, in questo Paese.
Prevalgono sempre gli urlatori, i piazzisti di politica sui pacati ragionamenti costruttivi, tra persone che -prima-, forse, erano pur candidabili: ma magari per qualche Consiglio Circoscrizionale.
Cosa ci è successo? È colpa loro, o colpa nostra?
Ricordiamoci sempre che il dito, in politica, siamo tutti noi: perché i nostri rappresentanti, quelli del popolo, non fanno altro che andare in quella direzione che noi indichiamo loro.
Nella situazione attuale tutti siamo rinchiusi nelle nostre piccole gabbie, convinti di avere senso come tanti pezzi della comunità globale:ognuno è autosufficiente.  Invece, ci voleva il COVID per capirlo, stiamo tutti faccia a terra, soli, con i proiettili che ci sfrecciano intorno alle orecchie, totalmente inebetiti e indifesi.
Quei ladri della Prima Repubblica sono responsabili pure della pandemia?
O, invece, stiamo maturando -a colpi di morti, ma non lo ammettiamo-, la convinzione di avere una qualche nostalgia per la Prima Repubblica?
Per quelle personalità compíte, austere, rigorosamente colorate di bianco/nero/grigio (questi erano i colori che ci trasmetteva mamma RAI) che spesso dialogavano anche animatamente, ma senza trascendere mai?
Ammettiamolo una volta per tutte, il COVID ci ha fatto riscoprire il senso dello Stato: anche a noi liberali.
Il senso della spesa pubblica giusta, che non è quella dispersa per ogni dove, com’è pure accaduto in Italia da un certo momento (chiaramente individuabile) in poi.
Quella spesa che, più volte, dalle colonne di questo giornale abbiamo avuto l’impudicizia di sezionare, analizzare, catalogare e rinnegare, pubblicamente.
Perché se tu non cominci a incidere il cancro che ti sta divorando hai ben poco da biascicare in altre direzioni e l’autodefinirti  “liberale” a tutto tondo è pure una battuta di pessimo gusto.
Un liberale sa dove tagliare, come farlo e nei modi giusti. E sa pure in che tempi farlo.
La nostra sede è aperta per ogni spassionato consiglio.
Non collocarci né a destra, né a sinistra, significa avere totale autonomia di giudizio e tenere le porte aperte a qualsivoglia politico di buona volontà.
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