Se non son matti non li vogliamo è un film del 1941 diretto da Esodo Pratelli, liberamente tratto da una commedia di Gino Rocca, con la supervisione di Renato Simoni.

Diego Calcagno definì “bellissimo” quel film patetico e dolente, anche per la commovente interpretazione di tre mostri sacri del cinema di quegli anni: Ruggero Ruggeri, Armando Falconi e Antonio Gandusio (che, per la prima volta, lavoravano insieme).

La storia, detta in breve, raccontava che i tre protagonisti della pellicola, al fine di poter accettare e ricevere un’eredità di un loro amico “mattacchione”, dovevano andare realmente (o far finta) fuori di senno.

Il film mi è venuto in mente perché mi sembra che, pur in assenza di un amico mattacchione che prometta “un governo senza fine,  la pandemia del Coronavirus stia costringendo i maggiori leader politici mondiali a dare di matto pur di restare in sella e alla guida dei loro Paesi.

Anche per ciò, probabilmente, il Covid19 sarà ricordato come l’unico virus, sin qui scoperto,  che abbia prodotto danni mentali veramente notevoli anche a chi non ne è stato contagiato.

Non risulta, infatti, che sia infetta la terza Autorità degli Stati Uniti d’America, lo Speaker della Camera dei Rappresentanti, Nancy Patricia Pelosi, nata d’Alessandro (il cognome denuncia un’origine italiana che potrebbe anche inorgoglire qualche gauchiste  nostrano).

Eppure la gentildonna ha sostenuto che il malanno di cui è stato vittima per qualche giorno  il Presidente Donald Trump gli impedirebbe di restare ancora in carica: dovrebbe prolungare la sua quarantena e cedere lo scettro del comando ad altri.

Ora, l’impeachment per influenza virale sarebbe un’assoluta novità anche per un Paese amante delle stravaganze come gli Stati Uniti d’America e forse la leader democratica non ha voluto lasciarsi sfuggire l’occasione di passare alla storia per la sua “invenzione”.

Alla notizia è  seguita, poco tempo, una gaffedel  Premier britannico molto insolita e originale.

Boris Jonhson ha sostenuto che il Coronavirusha fatto molti danni al Paese da lui governato (anche di più rispetto ad altri) perché gli Inglesi sono amanti della libertà.

La frase sarebbe stata ineccepibile e non meritevole di essere ricordata nei “trattati” sui detti celebri, se il  contesto in cui era stata pronunciata si limitava alla Gran Bretagna, perché la storia del Regno Unito rappresenta un fulgido esempio di persistenza nei secoli del ben noto e non controverso senso della libertà degli Inglesi.

Malauguratamente, nello speach di Jonhson rientrava  l’Italia, addirittura come termine di paragone.

Ciò ha indotto il nostro Capo dello Stato a ritenere l’espressione del “premier” inglese gravemente offensiva per gli Italiani.

Sergio Mattarella, facendo forza alla sua stessa natura, notoriamente sobria e moderata,  e attento a non cadere nell’italico tranello di definire il Paese governato da Jonhson “perfida Albione”, ha detto che gli Italiani erano (e sono) non solo “liberi” ma anche “seri”.

Qualche notista politico, particolarmente solerte, ha sottolineato che l’accenno  alla “serietà” italiana  non intendeva, con buona evidenza, fare intendere agli Inglesi che il nostro Capo dello Stato non riconoscesse a quel popolo il  possesso di una tale encomiabile virtù.

Fonti riservate e molto verosimili hanno lasciato intendere, però,  che sarebbe stato necessario chiarire questo concetto, implicito e non espresso,  in via diplomatica.

E ciò senza dire  che la frase provocata sul commento johnsoniano ha creato qualche difficoltà al nostro stesso Presidente, quando, qualche giorno dopo, ha dovuto invitare gli Italiani  a essere responsabili,come hanno scritto, a carattere cubitali, sui giornali, i cronisti che verosimilmente hanno dato un vigore imperativo, addirittura esagerato, al discorso quirinalizio.

Sul problema, la gente si è chiesta se gli “irresponsabili”, certamente inclusi tra i pochi Italiani “non seri”, dovessero ritenersi i giovani delle varie “movide” cittadine che invocano la libertà imitando i britannici o i governanti che, colmi di umana misericordia,  consentono a ripetizione sbarchi di immigrati (con o senza mascherine) sulle coste meridionali del “Bel Paese”; impongono multe salate a chi si limita a proteggere solo la bocca e non anche il naso, ma tolgono generosamente quelle inflitte alle organizzazioni non governative che con i loro yacht portano gli immigrati sul “sacro suol” dei nostri nonni.

La follia da Coronavirus, ovviamente, non risparmia neppure l’Italia periferica.

Gli inviti alla  “serietà” “responsabilità” e “unità” rivolti da così alta sede al popolo cadono nel vuoto, inascoltati persino dalle Autorità pubbliche locali.

In Campania, il sistema ospedaliero è sul punto di entrare in tilt: Il Presidente della Regione Lombardia mette a disposizione del Governatore locale i posti letto dell’ospedale creato, nella scorsa primavera, nei locali della Fiera di Milano, ma De Luca risponde che chiuderà piuttosto i confini della Campania (non si sa se per evitare ai napoletani di uscire dalla Regione o se per impedire agli altri Italiani di recarsi in luoghi di sublime bellezza ma che, attualmente, stanno facendo registrare il maggior numero di contagi).

Nell’imperversare di tanti dialoghi riportati dai mass-media che possono richiamare alla mente il film di Pratelli, la gente comune vede nella banalità di alcuni interventi un’ancora di salvezza per salvarsi dalla follia.

Va restituita fiducia alla famiglia (e alle imprese)” tuona il Governatore della Banca d’Italia.

“Restituita?” si chiede il quisque de populo  perché da parte di chi e quando le era stata  tolta?”

Viene voglia di parafrasare il titolo del film di Pratelli,  adattandolo alla situazione  attuale del mondo atterrito dal Covid19.

Se non son matti, non li votiamo!” potremmo dire, senza alcun timore di non trovare candidati.

 

 

 

“Questo articolo non rappresenta la linea del PLI, ma viene volentieri ospitato su Rivoluzione Liberale, che come linea editoriale da sempre pubblica tutte le opinioni del variegato mondo liberale .”

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