UNA RIFORMA PER IL FUTURO DELL’ITALIA

di Lorenzo Pasinelli

Tra i 22 Ddl collegati alla manovra di bilancio 2020-2022 vi sarà anche quello tanto auspicabile sulla riforma fiscale. Si vocifera di un possibile ridisegno delle aliquote e degli scaglioni Irpef: limitare l’intervento alla sola principale imposta del fisco italiano non è tuttavia sufficiente, è necessario procedere alla semplificazione di un sistema convulso e oltremodo dispendioso per cittadini e imprese. Il prerequisito fondamentale per una riforma fiscale efficace è una macchina amministrativa efficiente e meno farraginoso, che sappia dare rapida attuazione agli indirizzi di politica fiscale e dialoghi con i contribuenti assistendoli nei loro adempimenti fiscali. La ripresa del Paese passa da una riorganizzazione ampia e strutturale del sistema tributario e il MEF è chiamato a rispondere alla solidarietà europea con riforme coraggiose e responsabili; le risorse del Recovery Fund potrebbero essere utilizzate per rafforzare i processi di digitalizzazione e innovazione in funzione di un computo dei tributi più corretto e una riscossione più agevole e sicura.

SECONDA ONDATA COVID-19

di Danilo Aglioti

Realtà dei fatti o incapacità di gestione? Si, si tratta di incapacità, data dal fatto che in teoria e in pratica questa volta dovevamo essere preparati, pronti alla già annunciata seconda ondata del Virus. La sanità è la dimostrazione di inesperienza, incapacità strutturale e soprattutto economica, senza citare la scuola, di cui si è parlato nel contesto politico da ben marzo inoltrato, senza trovare una accurata soluzione, se non i banchi monoposto, che, diciamolo chiaramente, già erano presenti, se non negli sgabuzzini delle tesse scuole. Più di 12 ore di fila per un tampone al Drive-in, con il supporto della protezione civile e dei bagni chimici, che poi viene da pensare, se una persona può fare una fila di 12 ore, beh, tanto male non sta, ma questo lasciamolo ai virologi, quelli della televisione, che fino ad ora ci hanno detto tutto, anzi, niente.

LA TESTIMONIANZA DI LILIANA SEGRE AD AREZZO

di Gianluca L.M.B.

“Non ho mai perdonato, come non ho dimenticato, certe cose non sono mai riuscita a perdonarle”. Arezzo è il luogo dell’ultima, forte, testimonianza pubblica, destinata a giovani e studenti da parte di Liliana Segre. “Un giorno di settembre del 1938 sono diventata l’altra. [..]. E quel giorno a 8 anni non sono più potuta andare a scuola. Ero a tavola con mio papa e i nonni e mi dissero che ero stata espulsa. Chiesi perché, ricordo gli sguardi dei miei, mi risposero perché siamo ebrei, ci sono delle nuove leggi e gli ebrei non possono fare più una serie di cose. Se qualcuno legge a fondo le leggi razziali fasciste una delle cose più crudeli è stato far sentire invisibili i bambini. Molti miei compagni non si accorsero che il mio banco era vuoto”. La senatrice nel suo intervento ha parlato anche della vita all’interno del campo soffermandosi su alcuni temi come l’umanità, la paura e il valore della vita. La testimonianza di Liliana deve mantenersi viva: oggi, domani, sempre.

CASHLESS

di Francesco Giandomenico

In Italia il pagamento digitale è purtroppo un “fenomeno” ancora troppo poco diffuso. Se da una parte, infatti, il problema è chi preferisce ancora il buon vecchio contante, dall’altra sono tutti quegli esercizi commerciali che impongono autonomamente il limite di spesa “digitale” attribuendo la colpa alle alte commissioni che devono pagare. Secondo quanto confermano fonti di governo, però, dopo il confronto con gli operatori, sarebbe emersa la disponibilità “di tutti” a trovare un compromesso per incentivarne l’utilizzo. Pronto quindi un protocollo per garantire ai commercianti zero commissioni sui micro-pagamenti con le carte fino a 5 euro, caffè compreso. Discorso diverso riguarda invece le transazioni fino a 25 euro: per questi importi, infatti, ci sarebbe sì la stessa disponibilità a ridurre o azzerare le commissioni ma, per adesso, sono solo parole.

FOCUS CRISI SETTORE ENERGETICO

di Francesco D’Ignazio

Come tutti i settori dell’economia, anche quello dell’energia vive in Italia un periodo di grande crisi e trasformazione causato dalla pandemia. Tuttavia, non bisogna dimenticare che il settore energetico italiano già prima dell’avvento del coronavirus soffriva di inefficienze che rendevano il costo dell’energia in Italia uno dei più alti d’Europa, gravando ulteriormente sulla competitività delle imprese italiane, già appesantite da un alto costo del lavoro ed una burocrazia inefficiente. Dal mai completato adempimento alle direttive europee sull’unbundling degli operatori del sistema di distribuzione alla questione dei sussidi alle rinnovabili, i problemi da risolvere in questo settore sono numerosi, tuttavia pochissima attenzione gli è stata dedicata nel dibattito sull’impiego dei fondi europei. Sorge dunque il timore che anche questa occasione andrà sprecata.

199

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here