Per molti aspetti questa settimana è parso di vivere in perenne deja-vu, con il paese trascinato in una “inattesa” ondata Covid (come ad inizio Marzo) e il governo che appare totalmente impreparato. Con una importante differenza: mentre a Marzo la impreparazione poteva essere giustificabile, oggi è totalmente inaccettabile.
Sono totalmente inaccettabili le code di 10 ore per poter fare un tampone al fine di avere la tracciabilità dei contagi.
È totalmente inaccettabile il mancato potenziamento della sanità e dei reparti covid soprattutto in alcune regioni (la Campania in primis con i suoi soli 70 posti di terapia intensiva covid oggi disponibili).
È totalmente inaccettabile che, dopo aver raccomandato da mesi la cittadinanza di fare il vaccino classico antinfluenzale onde evitare il collasso della sanità e la coda nei pronto soccorso, in tutto il paese ci sia una copertura vaccinale massima del 20%, neanche sufficiente per le categorie a rischio.
È totalmente inaccettabile che nelle grandi città il trasporto pubblico non sia stato potenziato, o non sia stato programmato per tempo un adeguato slittamento degli orari di lavoro / scuola, per evitare gli ammassamenti giornalieri.
È totalmente inaccettabile che sia stata demandata integralmente ai presidi la gestione delle emergenze scolastiche ai tempi del Covid e non ci sia oggi un piano per allentare la pressione (ad esempio una rotazione in DAD almeno per i licei).
Il tutto condito da ministri che si augurano la esistenza di delatori condominiali o lockdown durante le feste di Natale che getterebbe nello sconforto La Nazione.
E per amor di patria tralasciamo il tema economico, il tema dei mancati decreti attuativi (solo il 25% dei provvedimenti effettivamente funzionante), la pantomima sul recovery fund, etc. etc.
Una considerazione sconfortante è che questo governo, frutto di un accordo di Palazzo, mai messo alla prova del voto elettorale, incapace in ogni senso di risolvere i problemi del paese, sia assodato e scolpito nel marmo che duri ad libitum fino al 2023. Facendoci al massimo agognare un rimpasto di governo che immetta competenze in ruoli chiave per il paese.
E’ una situazione davvero gravosa.
Ma le persone di buona volontà di questo paese devono reagire e farsi sentire, non basta dire “povera Italia” per uscirne.

“Questo articolo non rappresenta la linea del PLI, ma viene volentieri ospitato su Rivoluzione Liberale, che come linea editoriale da sempre pubblica tutte le opinioni del variegato mondo liberale .”

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