Completando l’analisi radioscopica a 360° del liberale sulla corrida che andrà ad apririrsi a Roma la prossima primavera (mister covid permettendo), è subito da soggiungere che neppure a destra ci siano state delle esemplari esperienze nel periodo in cui pure essa ha governato la Capitale.
Non tanto per quanto attiene la qualità di servizi  erogati a una cittadinanza che è sempre stata affamata di ottime quantità a un basso prezzo, rifiuti e trasporti in primis e che attribuisce sempre maggiore importanza ad essi, quanto sulle ragioni che sono state d’innesco per la bomba chiamata “M5S”.   Come furono
-nei tempi passati- quelle che furono alla base delle presenze di Giannini, Di Pietro e pure… dello stesso Berlusconi.
Parliamo della trasparente e cristallina moralità negli atti di governo che dovrebbe sempre essere cucita addosso a chiunque rivesta un ruolo elettivo e rappresentativo popolare. Soprattutto se -di fatto- pressoché monocratico come accade oggi nelle nostre Amministrazioni Locali.
Perché Egli non solo deve far bene il proprio lavoro, ma rappresenta pure una sorta di bussola orientativa d’integerrima onestà anche per tutti i suoi sottoposti.
Ma come, Alemanno?
Lei sa bene che sono tutti là, con i fucili puntati per impallinarla non appena sbaglia una virgola (non disdegnando ogni accesso alla Magistratura inquirente, perchè questo rappresenta ormai il Nord di ogni bussola politica italiana, soprattutto a sinistra) e difetta non solo in quanto a totale assenza di sentimenti umanitari, ma pure lascia che si aprano degli spazi importanti alla malversazione e alle corruttele?
In più non tiene sotto stretto controllo la situazione?
“Piacere, sono Salvatore”. “Piacere sono Massimo”, narra Radio Fante che si siano conosciuti così -nel cortile di Rebibbia- i soci Buzzi e Carminati.  Che avrebbero poi di tal guisa proseguito: “facciamo un patto tra di noi: niente nomi.. Noi siamo semplicemente #bellomio e #amicomio, così siamo già allenati a non lasciare prove vocali in giro, ché sono pericolose per quello che abbiamo in mente: ossia che… sè màgnàmo Roma (omissis)”.
E nessuno venga a dirci che il Cherubino Gianni abbia fatto una opera pia di “reinserimento sociale” del duo, perché sarebbe più facile credere alla vulgata che l’attuale pandemia é il frutto delle menti socialiste di sinistra che puntano a far eleggere Biden….
Ecco, un bel déja vù di destra non è proprio ciò di cui la Città Eterna abbia alcun bisogno.
Perché di queste tipologie destrorse Roma ne può fare benissimo a meno.
Non saremmo peró degli accorti osservatori se facessimo finta di non accorgerci i sommovimenti che pure in quel campo sono avvenuti negli ultimi anni.
Innanzitutto nella LegaSalvini che, riponendo in soffitta il vecchio ed epico slogan “Roma Ladrona”  (che mandava in visibilio il popolo barbaro che si accampava a Pontida), ha assunto uno spessore nazionale ancora da rodare fino in fondo, non già con le intemerate che il presunto leader fa in lungo e in largo per la Penisola, agghindato con le magliette “W Napoli” “W la Sicilia” e pure “W il Tuscolo” “W la Madonna di Loreto”, che non possono -del tutto francamente- che fare solo del folk.
Pure una dieta light è stata posta a Forza Italia: derubricata ormai  terza forza di quella coalizione.
Un partito che è stato, di fatto e praticamente, sempre inesistente a Roma: in ossequio ai voleri del Capo, che lo voleva sempre…. “liquido”.
Quale diavoleria di cocktail  stanno mixando da quella parte non ci è dato di sapere.
Certo che questa coalizione per recuperare credibilità può solo mettere in campo un tecnico.
Perché né Salvini, né Meloni, né  -e tantomeno- l’eterno Berlusconi, paiono in condizione  di poter attivare un politico nel circuito.
Vuoi vedere che quel diavolo di Calenda ha fatto anche questi conti?
Certo che lui stesso, di fronte ad esempio a un Draghi o a un Bertolaso non potrebbe che togliersi il cappello.
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