L’approccio immanente che Papa Francesco sta imponendo alla Chiesa cattolica, da sempre abituata a muoversi con la lentezza che è propria delle visioni spirituali di lungo periodo, fanno di Lui una figura atipica rispetto ai Suoi Predecessori.
Non che gli altri SS. Padri evitassero di “mettere le mani” sui temi terreni -sempre divisivi in quanto a giudizi-, anzi un taglio temporale fu la estrema sintesi con cui approcciarono -ad esempio- S. Paolo VI (con il Concilio Vaticano) e pure S. Giovanni Paolo II (nella dialettica aspra con L’URSS, che fu di presupposto per la caduta del Muro di Berlino e la liberazione dell’Est europeo, Polonia in primis).

Ma lo facevano in epoche in cui il messaggio soffriva di una lentezza comunicativa – per via diretta- verso le opinioni pubbliche.
Oggi non è più così e le divisioni fanno parte del nostro duro vissuto quotidiano: immediato, prét-a-pòrter, mordi-e-fuggi….
Chiamateli come volete, questi Alti giudizi, ma essi sono il vissuto dei tempi moderni.
Quelli che, giustamente, hanno -in modo tempisticamente perfetto- portato alle dimissioni di SS. Benedetto XVI: che si rese conto, da solo e con una umiltà che solo i Grandi possono avere, della propria “insufficienza” nella gestione di un gregge che era vicinissimo a precipitare nel burrone esistenziale.
Non che le cose siano di molto migliorate oggi, ché quel pericolo corriamo tuttora a cagione di una  pandemia che volteggia sopra le nostre teste, ma c’è almeno una maggior attenzione da parte dell’umanità intera ai messaggi papali.
In positivo, ma anche in negativo, si dipana il nostro giudizio.
Perché questo Papa lo possiamo comprendere, perché parla come noi sui temi di casa nostra o di quella del nostro dirimpettaio.
Per opinare bisogna capire.
Ad esempio, a un sondaggio Gallup -sviluppato in ben 64 Paesi del globo nel 2015 – risultò che proprio Papa Francesco fosse la figura pubblica più popolare della terra: surclassando persino il Presidente USA Barack Obama.
Questi “conoscenti” ne avevano condiviso, (per stare solo in Italia) gli atti al 54%, non li condividevano nel 12% e solo il 34% non se la sentí di dare alcuna risposta.
Persino un agnostico su 2 espresse un giudizio positivo su Francesco.
I punti su cui la statistica riscontrò maggiori opinioni furono la volontà di riformare la Chiesa, innanzitutto.
Una tematica che gli oppone pure il Clero più tradizionalista, ma che incontra largo consenso tra i fedeli che non apprezzano più gli sfarzi e le pose ed a cui piace un atteggiamento poco “solenne”.
Quello che ha Papa Francesco, che gira per il mondo con la Sua borsa e il proprio rasoio.
Sono soprattutto i nostri concittadini “radicali di sinistra” quelli che apprezzano molto questo taglio gestionale.
Anche la polemica di questi giorni sulle coppie “non formalmente british” (chiamiamole così) ha già fatto breccia popolana.
Pure nel campo economico Egli non di rado parla con linguaggi immediati, diretti, di povertà e di assenza di solidarietà verso gli ultimi.
Non disdegnando la sede ONU per lanciare il Suo alto grido di ferma indignazione.Tutta sudamericana.
È questo il Papa che accende una alta empatia pure tra i giovani non cattolici europei e americani.
Teniamo presente che, solo per stare in Italia, quasi un terzo di essi si dichiara “non cattolico”: un trend che era decisamente in salita prima di Papa Francesco, ma che Lui è riuscito a bloccare. Riuscendo a dare sempre delle risposte a quel senso di smarrimento che pervade l’uomo moderno.
Egli è la figura piú adatta a percorrere il greto di un fiume tempestoso, increspatosi ancor di più con questa pandemia che ci devasta pure l’anima.
Non evita, il S. Padre neppure lo scontro duro con la Gerarchia interna tradizionalista: che contava di aver “messo al sicuro” la propria identità con Benedetto XVI e che si trova ora di fronte questa figura rivoluzionaria.
Le vie del Signore sono infinite e Papa Francesco è una di queste.
568

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here