Il fenomeno dell’usura, come il meretricio, è noto da sempre. Come la prostituzione, può definirsi, per chi l’esercita,  il mestiere più antico  del mondo. Quando  lo si pratica, a livello basso per  condizioni miserevoli d’indigenza, si tende a tenerlo il più nascosto possibile. Quando, però, il livello diviene elevato aumenta la disinvoltura e una certa  “nonchalance” nell’ostentarlo: avviene per le “squillo” di lusso, come anche  per i grandi banchieri.
I periodi di profonda crisi economica, di carattere personale o generale, rappresentano il momento di massima frequenza e più ampia estensione dell’usura. Chi ha ingenti quantità di denaro da tirare fuori dai cassetti non esita a intervenire in maniera rapida e concreta, quando intercetta i bisogni e avverte la sofferenza altrui: capisce, con una sorta di sesto senso, che  è il suo momento.
L’Unione Europea non è una Banca anche se piace molto ai Banchieri di Wall Street e della City (da cui, secondo alcuni, sarebbe sorretta) I tecnocrati di Bruxelles hanno capito che la pandemia del Covid19, esasperando la crisi economica degli Stati-Membri  costringe l’Unione a cambiare strategia politica.
In un “batti-baleno”, pur con l’aiuto di abili cortine fumogene, quella strategia è cambiata.
La teoria che si riteneva insuperabile del pareggio del bilancio e del cosiddetto patto di stabilità con le misure di austerity (e, quindi, del conseguente, inevitabile blocco degli investimenti nei Paesi Eurocontinentali) è stata abbandonata.
Non è più un must aiutare le industrie manifatturiere claudicante dell’Eurocontinente con il lavoro dei trafficanti di “schiavi (africani e non solo) del terzo millennio” (con il loro seguito di “scafisti”, “caporali” e fabbricanti di imbarcazioni, giubbotti e salvagenti).
L’Unione Europea si mostra oggi agli abitanti vecchio Continente nelle vesti di una grande “elemosiniera” ed elargisce miliardi di euro a quei Paesi che dimostrano di avere bisogno di concedere bonus, sussidi, redditi di varia denominazione: cittadinanza, emergenza, cunei fiscali e riduzione delle tasse per aiutare  i loro abitanti meno abbienti.
Nel mutato contesto, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, un tempo  feroce accusatrice dei Paesi che violavano le regole sul pareggio del bilancio statale e i contenimenti dell’austerity(con il cosiddetto “sforamento”) si è inopinatamente convertita al “verbo” del soccorso generoso ed ha fatto un inatteso dietro-front,rispetto alla sua precedente politica.
Si è opposta alle richieste rigorose e restrittive degli Stati Nordici, con i quali si era pur sempre trovata in perfetto accordo (soprattutto se si trattava di contrastare l’Italia, la più dissipatrice delle Nazioni Europee).
Vi sono, anche nell’Eurocontinente,  persone desiderose di liberarsi della  sveglia appesa al colloche si chiedono il perché di un  tale cambiamento di opinione.
Soprattutto di Angela Merkel: dopo avere sempre ostacolato il tentativo degli Italiani e di altri Paesi derelitti dell’Unione di sottrarsi alla camicia di Nesso dei vincoli di spesa, oggi, in una sorta di revirementsentimentale, la cancelliera mostra un improvviso amore per l’Italia. Non è credibile!
La risposta va cercata altrove. Il Covid19 lungi dal mettere in pericolo la sopravvivenza dell’Unione costringendola a tirare fuori dalla “cassaforte” parte del tesoro accumulato in decenni,  ha offerto a essa un’imprevista opportunità di riportare l’usura ai tempi aurei degli inizi di quell’antico mestiere.
Naturalmente i mestieranti della politica, di cui abbonda il vecchio Continente, sono particolarmente felici dell’opportunità che si offre loro di concedere al popolo panem et circenses (sono pochi gli uomini politici di oggi che  attribuiscono a  Giovenale il verso: populus duas tantum res anxius optat: panem et circenses,ma l’espressione del finale è entrata nel linguaggio comune ed è compresa persino da essi).
Restano, d’altronde, fuori dal campo dei loro interessi, le conseguenze   dell’indebitamento delle generazioni future di Italiani, della difficoltà occupazionale per i giovani  derivante dal crollo del capitalismo industriale con il ruolo dell’Uomo, manager o prestatore di lavoro, al centro del processo produttivo, della svolta della società italiana verso un neo-feudalesimo, dove la moneta prende il posto del latifondo e i robot-bancari quello dei servi della gleba, della perdita di libertà individuale perseguita dall’inedita alleanza dell’Unione Europea con la Repubblica Popolare Cinese.
Così come, quegli stessi politicanti da dozzina restano indifferenti al “grido di dolore” (in verità piuttosto flebile) dei colleghi al governo di quei Paesi che dicevano di voler puntare a una ripresa del sistema industriale Eurocontinentale, per non essere costretti a  “delocalizzare” i propri opifici in Paesi emergenti con l’aiuto di prestiti bancari. In conclusione: la tendenza alla conservazione in buona salute  dell’industria manifatturiera  dell’Europa continentale è obiettivamente contraria ai principi del finanzcapitalism  che, oltre tutto, con la terribile pandemia (stranamente ben contenuta solo nella Repubblica Cinese) si arricchisce di  molti altri, importantissimi atoutper il suo successo.
Nessun osservatore politico, d’altronde, scorge e denuncia gli effetti negativi dell’operazione pur di rilievo certamente non scarso, soprattutto per lo strapotere bancario insito nel desiderato e nuovo assetto della società.
Gli Italiani non si rendono conto di essere quotidianamente presi per i fondelli da un sistema informativo che prima li invitava a gioire e osannare all’Europa unita dinnanzi al  patibolo che essa, con molta intelligenza, preparava, con le sue “misure protettive” per “impiccare” nella pubblica piazza europea il Bel Paese in compagnia di altri Stati-membri, e oggi li esorta ad approvare come possibile sbocco realistico della crisi europea dopo il Coronavirus, uno scenario in cui il mondo dell’Alta Finanza Occidentale di New York e di Londra con la sua appendice della Banca Vaticana, e dei Tecnocrati di Bruxelles (tutti fautori del Capitalismo monetario) li inchiodi a un futuro di debiti e di privazione delle sue maggiori libertà.

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