Quando la crisi Covid-19 terminerà (se mai finirà, ma questo è l’auspicio di tutti noi, indipendentemente dalle parti politiche in cui militiamo) tutta la cosiddetta classe dirigente dovrà interrogarsi sulla bontà dei tagli già operati sulla pelle viva della Sanità pubblica e quanto di lungimiranza vi fosse nell’uso lineare di quel bisturi.
Già, perchè questo Stato Obeso e dilapidatore per ogni dove delle risorse da noi tutti prelevate, aveva opzionato (in modo particolare nell’ultimo triennio) sul cd. “taglio lineare” in materia previdenziale.
Non che i governi precedenti (precisiamolo subito per carità) avessero fatto molto di meglio.
Perché la sensibilità su tutti i temi “previdenziali”, ammettiamolo, è crollata assai nella II^ Repubblica e oltre: da  generazioni abituate a rimirarsi solo la punta del proprio naso non puoi pretendere molto.
In premessa dobbiamo sapere che il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) vive grazie a 4 fonti di finanziamento.
1. La prima è quella data dalle Entrate che provengono dalla fiscalità generale (IRPEF);
2. La seconda origina dalle cd. “fonti dirette” (ticket, attività intramoenia dei propri dipendenti);
3. ma vi è pure un “Fondo di Garanzia” che riequilibra buona pare delle distonie che sempre in via contabile avvengono tra tutte le Regioni   e, infine,
4. l’ultima origina dalla fiscalità propria delle Regioni (addizionale IRPEF).    Bene.
Il Bilancio dello Stato finanzia pure quel fabbisogno sanitario non coperto da queste fonti mediante una forma di compartecipazione alle Imposta sul Valore Aggiunto (IVA), che viene riservata alle Regioni e -in modo particolare- alla Regione Sicilia.
I Capitoli di Bilancio di cui parliamo sono contrassegnati con i numeri: 2700, 2701 e 2862.
Basterà guardare l’andamento negli anni di questi numeri e il “piccolo detective” che dorme dentro di noi potrà trovare gli assassini.
Vi lasciamo questo gioco per i tempi del prossimo lockdown.
Perché questa riflessione si vuole concentrare, in modo particolare, su quelle che sarebbero state le previsioni future, qualora la pandemia non fosse mai comparsa.
Da qui si può capisre tutta la dis-cura con cui il M5S sta barando sul MES sanitario.
Ebbene un decreto ministeriale (“Rideterminazione del fabbisogno sanitario nazionale”) avrebbe così rideterminato tale posta: precisamente riducendo di ben 604 miliardi gli stanziamenti precedenti,  sì che nel DEF 2019 il rapporto tra spesa sanitaria e PIL rimanesse attestato sul 6,6%.
Per poi, RIDURSI, negli anni successivi al 6,5% del 2021 e al 6,4% nel 2022.
Questo sarebbe accaduto se non ci fosse stato il “malefico” (??) Covid.
Ed è per rimanere in linea con questa oscura scelta politica che il M5S si ostina testardamente a perseguire con il NO al MES sanitario.    Perché?
Per nascondere che cosa?
Per arrivare dove?
Forse per portarci verso la rivolta civile?     Altro che balle…
Noi liberali vorremmo tornare ai livelli sanitari di qualità, spesa percentuale e investimenti pubblici che avevamo un lustro fa.
Anzi, ancor più potenziati per l’emergenza in corso.
Chiediamo troppo?
Presidente Conte, che farai sul MES sanitario?
Occhio, ché potresti diventare  complice.
“Beep, Beep.. Conte è occupato”
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