I comportamenti folli possono essere determinati anche soltanto dall’irrazionalità di una fede religiosa o di un fanatismo politico. Molto spesso v’è dietro un’organizzazione che li utilizza per le proprie finalità terroristiche, ma è una regola non senza eccezioni. I cristiani delle origini, fratelli di fede degli attuali islamici, cercavano la morte nel Colosseo facendosi sbranare dai leoni o massacrare di botte dai gladiatori e dietro di loro non v’era ancora la struttura organica della Chiesa cattolica.

E’ probabile, quindi, che il numero crescente degli “accoltellamenti” al grido di “Allah Akbar”degli ultimi giorni non sia necessariamente inquadrabile in un progetto pianificato nelle centrali del Terrore : solo le autorità di polizia possono darci una risposta soddisfacente.

Certo è che i casi si stanno moltiplicando a un ritmo vertiginoso.

A Nizza, nel quartiere Gambetta,all’interno della cattedrale Notre Dame dell’Assomption, un giovane tunisimo, Brahim Aiossaoui, jihadista convinto  e militante nel gruppo Al Mahdi, ha decapitato una donna, presumibilmente in preghiera rivolta allo stesso Dio dell’assalitore (che, come noto,  è unico per le tre religioni mediorientali, secondo le sacre scritture, diversi essendo solo i suoi profeti), ha sgozzato un’altra signora sessantenne e ha  ucciso il sagrestano della chiesa, Vincent, facendo la terza vittima, nel giro di pochi minuti.

Dopo la strage è stato è raggiunto da quattro colpi di pistola, sparati dai vigili urbani della città che, verosimilmente, avevano tutta l’intenzione di ucciderlo per liberare l’umanità da un così feroce e spietato assassino.

Si è scoperto subito che, invece,  non poteva essere così in un Paese dove domina il cattolicesimo: il giovane è stato trasportato d’urgenza in Ospedale con autoambulanza a sirene spiegate e quivi giunto è stato sottoposto a interventi medici e chirurgici volti, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, a salvargli la vita.

L’episodio giunge dopo un’analoga decapitazione  (e multiplo assassinio) compiuto da un altro fedele islamista a Parigi, nei confronti di un insegnante francese di storia, Samuel Paty,  che aveva mostrato in classe ai suoi alunni (tra i quali v’era pure  una bambina di fede mussulmana) una vignetta con una caricatura di Maometto, disegnata dai redattori di Charlie Hebdo, verosimilmente anch’essi impegnati, su un fronte opposto e con mezzi diversi e ironici, in un’altra “guerra santa” contro gli islamici e, in buona sostanza,  a difesa dei cattolici e cristiani francesi.

Probabilmente, nel quadro di una stessa offensiva concordata nelle sedi decisionali del “terrore”,  a Lione  un ventiseienne afghano, armato di un coltello con una lama lunga trenta centimetri è stato immobilizzato dai poliziotti e a Parigi un uomo armato di due coltelli si è gettato con aggressività e violenza, contro alcuni agenti della gendarmerieper ucciderli.

Episodi analoghi con pluralità di morti si sono verificati nel Quebecla regione del Canada di lingua francese.

Con l’autorità che gli deriva dalla sua alta carica, il Presidente Emmanuele Macron ha dichiarato pubblicamente che la Francia cattolica e cristiana è in guerra contro l’Islam.

L’avvertimento sembra diretto anche a Papa Francesco.

Se il sommo Pontefice intende perseverare nei suoi inviti ai mussulmani a sbarcare sulle coste italiane lo faccia “imponendo” (e i fatti hanno dimostrato che è in grado di farlo) al governo italiano che è d’accordo con lui  di tenerseli ben stretti senza consentire che vadano in Francia.

Alla dichiarazione di guerra di Macron hanno fatto riscontro manifestazioni contro la Francia in Bangladesh, in Pakistan, a Beirut e a Gerusalemme.

E’ prevedibile uno scontro durissimo.

Il “nemico islamico” ha propaggini nel territorio francese; i terroristi godono di complicità notevoli anche nei pubblici uffici e non è facile sventarne i complotti; giovani islamisti indottrinati (e non schedati e, quindi, sorvegliati) agiscono all’arma bianca e non temono anzi desiderano la morte; le frequenti  rivolte nella banlieue periferica degli immigrati si aggiunge ad altri segnali d’allarme come i ripetuti fischi alla Marsigliese (soprattutto allo stadio, dove spesso si tifa contro le squadre francesi).

Certo,  se  una guerra per la “laicità” in versione radicale e non “unidirezionale” poteva intraprendersi, in Occidente, il luogo più idoneo non poteva essere che la Francia.

E’ in questo Paese che le proibizioni dei simboli religiosi nei luoghi pubblici hanno carattere generale e non particolare, facilmente ascrivibile a faziosità. E’ vietato, per esempio, il velo per le donne ma anche il presepe natalizio nelle scuole.

E’ qui che la sostituzione del Dio unico mediorientale è già avvenuta nel secolo della Rivoluzione francese con la Dea Ragione, idea ugualmente astratta ma certamente europea e soprattutto meno circondata dalle favolistiche invenzioni dei cammellieri del deserto mesopotamico.

E’ da qui che può partire la ricucitura dei rapporti con il mondo anglosassone, non quello dei beghini puritani pronti a spiare atti di fornicazione dal buco della serratura, ma degli atei (ex ebrei ed ex cristiani) nonché dei cultori del pensiero libero e incondizionato; pochi ma presenti in quelle lande.

Le difficoltà per una guerra vittoriosa contro tutte le religioni asfittiche e sanguinarie (in modo esplicito, con il terrorismo, o larvato e sotterraneo, con la fomentazione di focolai di guerra) sono veramente enormi.

Ad alimentarle, vi sono i rapporti d’affari con i Paesi mussulmani per le forniture di armi, le cointeressenze francesi con gli sceicchi del petrolio, le sponsorizzazioni calcistiche, a tacer d’altro.

 

 

“Questo articolo non rappresenta la linea del PLI, ma viene volentieri ospitato su Rivoluzione Liberale, che come linea editoriale da sempre pubblica tutte le opinioni del variegato mondo liberale .”

 

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