Nell’incertezza che domina sovrana sul Pianeta, va facendosi strada l’idea che si sia trattato di una vera guerra, sia pure di natura biologica.

Una spia di un tale convincimento sta nel fatto che qualcuno a livello di una certa resposabilità nell’Unione Europea, sia pure in modo inconsapevole e riflesso,  abbia pensato a misure tipiche di un dopoguerra mondiale, chiamandole  Recovery fund.

Per i prestiti da dare agli Stati membri messi knock-outdal virus cinese e, soprattutto, dal terrorismo mass-mediatico nell’Eurocontinente si è usata un’espressione che richiama alla mente l’European Recovery che, nel secondo  dopoguerra mondiale, ricorreva nel piano Marshall.

Allora, la catastrofe bellica, come ora, quella pandemica, riguardava l’intero Pianeta ma soprattutto  il vecchio Continente.

Certamente volontaria, invece, e non inconscia è stata l’impudenza di esortare gli Europei a  ritrovare“lo spirito” che caratterizzò, con il suo fervore ricostruttivo, la ripresa della produzione industriale favorita dalPiano Marshall.

Impudenza che non è esagerato definire sfrontata, perché oggi non si parla “mai” di rafforzamento del sistema produttivo manifatturiero.  E bene a ragione!

Un tale obiettivo sarebbe contrario agli interessi sia della Cina, che per ragioni di concorrenza è ben felice di un sistema industriale in crisi, sia dell’Unione Europea, sia delle Centrali di Wall Streete della City (ritornate padrone del’America di Joe Biden) che dagli effetti disastrosi della pandemia traggono motivi di un  passaggio più rapido al Finazcapitalism.

L’impegno economico successivo alla terza guerra (biologica) mondiale  è diretto a distribuire bonus, redditi di vario nome, sussidi e altre misure pauperistiche per alleviare, in caso di insufficienza dell’indebitamento cui saranno costretti gli Stati-membri verso l’Unione, il ricorso ai prestiti cui saranno indotti  i privati nei confronti delle banche.

Sull’accostamento del Recovery Plan(battezzato anche come Next Generation E.U) al Piano Marshallle perplessità, dunque, sono più che giustificate.

L’European Recovery statunitense, almeno sul piano formale,  era rigorosamente paritario e non v’era nessuna autorità ritenuta sovraordinata e in grado di minacciare con imperiosi diktatil blocco dei finanziamenti e la sospensione o l’annullamento anche degli altri benefici creditizi, ai Paesi valutati non rispettosi delle regole e degli equilibri di uno Stato di diritto.

Oggi, invece, il Recovery Fundaffida, invece, ai vertici  dell’Unione Europea e più precisamente al Consiglio dell’Unione (che decide a maggioranza sia pure qualificata) una sorta di ius vitae ac necis degli Stati membri che non rispettino i cosiddetti diritti essenziali di una democrazia.

Non si tratta, si badi bene, di valutare la coerenza tra i piani nazionali di ripresa economica e le priorità europee (analisi che rientrebbe nella materia di competenza dei tecnocrati di Bruxelles) ma addirittura di garantire il rispetto da parte dello Stato bisognoso d’aiuto del mantenimento rigoroso di un ordinamento costituzionale democratico.

Le domande sono tante:Quis custodiet custodes?Chi valuta e giudica la violazione di norme fondamentali di diritto e il turbamento conseguente della vita democratica? Chi segna sulla lavagna di Bruxelles i nomi dei “Buoni” e dei “Cattivi” senza che vi sia alcun giudizio di una Corte di giuristi e competenti costituzionalisti e con il solo aiuto di burocrati che nel migliore dei casi sono solo ragionieri e  contabili ?

E ancora: Perché un tale “esame di democraticità” non è stato fatto quando si è allargato a Est il numero degli Stati-membri dell’Unione? Era giusto che per ampliare (o supporre di farlo) la potenza imperialistica dell’Eurocontinente si chiudesse un occhio; anzi due?

Il cul de sacin cui s’è cacciata l’Unione Europea è innegabile.

L’accordo in Parlamento sul meccanismo del cosiddetto rispetto dello Stato di Diritto è tutt’altro che scontato.

A Polonia e Ungheria sembrano volersi aggiungere i Paesi Bassi e l’Austria, perché ritengono  misure antidemocratiche e giuridicamente arbitrarie quelle immaginate per salvaguardare uno Stato di Diritto che è già stato spogliato delle sue prerogative di sovranità e quindi di libertà, d’indipendenza e d’autonomia.

La “serva Italia” di Dantesca memoria nel “bordello” europeo sta vivendo un periodo d’intensa partecipazione ai riti che la porteranno al massacro.

 

 

“Questo articolo non rappresenta la linea del PLI, ma viene volentieri ospitato su Rivoluzione Liberale, che come linea editoriale da sempre pubblica tutte le opinioni del variegato mondo liberale .”

 

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