BUROCRAZIA E RIVOLUZIONE LIBERALE
di Gennaro Romano

Lo stato italiano ha già speso 1,85 miliardi tra bonus vari e dovrebbe completare la spesa di almeno un altro terzo: peccato che le spese burocratiche connesse bruceranno il 110% di questo importo. Intendiamoci: la burocrazia è da sempre la modalità organizzativa ed operativa di qualunque struttura statale e identitaria. Le comunità hanno sempre necessitato un sistema di scritti per gestire la propria complessità. La burocrazia racconta lo stato che la produce. Nell’Italia del Covid continuiamo a combattere una burocrazia segmentata, contraddittoria e in competizione al suo interno e coi privati: la sua lentezza è invero solo la punta dell’iceberg. Unicum europeo, ha una sua lingua: il burocratese. La nostra burocrazia non è malattia ma sintomo di uno stato obeso, disfunzionale, in demenziale competizione coi privati che invece lo pagano perché difenda i loro interessi. Lo stato padre del burocratese è disarticolato in miriadi di organi nazionali, locali, sublocali, parziali, settoriali e di ogni demoniaca fatta. Non si riforma la burocrazia senza riformare lo stato. Nell’età della ricostruzione post-Covid per i liberali è necessario ottenere uno stato funzionante e armonico prima di alleggerirlo.

 

 

L’IMPORTANZA DELLA TRASPARENZA PER I VACCINI
di Tommaso Lipari

L’intervento del ministro Speranza al congresso della Federazione Ordini farmacisti italiani spiega come sarà una campagna di vaccinazione senza precedenti “La campagna per il vaccino Covid che arriverà, si svilupperà ci auguriamo fin dalla fine di gennaio. Le primissime dosi di vaccino anti-Covid che arriveranno, saranno dedicate alle categorie più esposte a partire dai professionisti sanitari, i soggetti fragili, gli anziani nelle Residenze sanitarie Rsa e gli anziani con patologie. I primi segnali in controtendenza dopo le settimane di crescita vertiginosa del contagio si vedono, ma sono ancora del tutto insufficienti. Dovremo ancora resistere per una fase significativa.” Il ministro Speranza vuol far intendere quanto il governo abbia le idee chiare ma ciò che serve di più è la trasparenza nelle comunicazioni che spesso è mancata. La trasparenza è la chiave.

 

RECOVERY FUND A RISCHIO?
Di Riccardo Ferri

Il veto posto da Ungheria e Polonia rappresenta una seria minaccia all’ approvazione del Recovery Fund. Il massiccio piano comunitario di aiuti economici a sostegno dei Paesi europei, per un ammontare di 750 miliardi di euro, ha infatti bisogno di un consenso unanime per poter essere approvato. Dato il devastante impatto economico delle restrizioni, il governo italiano stava cercando di accelerare i tempi per poter ricevere gli aiuti all’inizio del prossimo anno, anziché ad aprile 2021, che era la data inizialmente prevista. La mancata ricezione dei fondi UE potrebbe condurre ora ad un ulteriore aumento del rapporto debito/PIL, con un conseguente deterioramento del tessuto produttivo e sociale italiano. Ci auguriamo che in un periodo di forte crisi le istituzioni europee e i rappresentanti dei singoli Stati si impegnino affinché il sentimento solidaristico e di collaborazione tra i Paesi membri dell’UE prevalga sulle ripicche e sugli inutili egoismi di parte.

 

 

HARRIS E JILL BIDEN, I FUTURI PRESIDENTI USA
di Danilo Aglioti

Quindi, hanno vinto Kamala Harris e Jill Biden e forse Joe Biden, il meno importante, perché quello che conta sono le origini, il ruolo della donna ed aver sconfitto apertamente (così ci dicono, mah) Donald Trump. Così ci raccontano dalla comunicazione, dai Radical Chic, dalla amata sinistra. Obiettivo? Era Donald Trump! Messaggio ricevuto da tutto il mondo, tranne Usa, grazie al voto che come dice Trump è stato anche dato grazie agli ultracentenari, che poi, perché denigrare, insomma beati i centenari (naturalmente noi non possiamo credere a tutto questo, crediamo nella democrazia e la libertà di voto, vinca il migliore). Trump ha commesso numerosi errori su molti campi, dall’ immigrazione, la sanità, il clima, insomma niente da sottovalutare, anzi, da preoccuparsi. Il risultato dimostra questo, per la democrazia e la libertà di voto ora occhi puntati su Kamala Harris e Jill Biden, ora un mondo unito e vediamo, speriamo bene, poi per dire, almeno da qualche parte ancora si vota.

 

 

BASTA! PUGNO DI FERRO PER L’EGITTO!
di Gianluca Lo Mele Buonamico

Pessime notizie questa settimana per i rapporti con l’Egitto di Al Sisi, sul fronte dei casi Giulio Regeni e Patrick Zaki. A cinque anni dall’uccisione di Giulio Regeni i PM di Roma sono pronti a mandare a processo gli 007 egiziani in contumacia con l’accusa di omicidio. In mano agli inquirenti, nonostante le reticenze da parte dell’Egitto, ci sono prove univoche e concordanti. Il processo si celebrerà in ogni caso, anche se il Cairo non dovesse riconoscere la legittimità del procedimento italiano. Per quanto riguarda invece Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna sotto accusa per propaganda sovversiva, già da nove mesi e mezzo in carcere al Cairo per detenzione preventiva, la custodia cautelare è stata rinnovata di altri 45 giorni. È necessario quanto prima una forte azione diplomatica ed internazionale nei confronti dell’Egitto, un vero e proprio pugno di ferro nei confronti del regime dittatoriale di Al Sisi, autore del golpe politico del 2013.

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