La storia ci ha consegnato una lunga narrazione delle civiltà che si sono succedute nel tempo, delle relative conquiste e delle successive cadute, come in un affascinante romanzo, che ha avuto la caratteristica di spostare più volte il centro del mondo.

Per alcuni millenni tale area cruciale fu rappresentata dai grandi imperi di quella parte dell’Asia, che a Nord arrivava al Mediterraneo e che si estendevano lungo le rive dei fiumi Nilo ed Eufrate. Fiorirono prima l’impero Assiro Babilonese, poi quello Egiziano e, più a Sudest, quello Persiano. Furono le civiltà più importanti, che si affermarono durante un arco temporale di circa tre mila anni, con vicende militari di rilievo, progressi di carattere scientifico. Inoltre ebbero una produzione artistica raffinata e di elevato valore, di cui ci sono giunte molte vestigia, anche se il tempo, le distruzioni belliche, e talvolta il fanatismo religioso, hanno lasciato solo una parte minima di quel ricco patrimonio, comunque sufficiente a farci conoscere con una certa precisione il livello di importanza di quelle antiche civiltà e lo sviluppo di ciascuna di esse.  Successivamente il centro del mondo migrò sull’altra riva del mediterraneo orientale, quando emerse in tutto il suo splendore la grande civiltà greca, che diede luogo a passi determinanti del progresso, inventando la filosofia, la scienza della politica, sviluppando le conoscenze matematiche e regalando al mondo una elevazione artistica, il cui livello è ancor oggi considerato in termini assoluti tra i più rilevanti della storia. La Grecia, accanto a tutto questo, non ebbe un’eguale potenza militare per la sua suddivisione in tante Polis, che raggiuinsero elevati livelli di democrazia, ma sovente erano in concorrenza o in guerra tra loro. Solo con Alessandro il Macedone, il cui regno proveniva da una regione del modo greco, attraverso le sue straordinarie conquiste, nacque un impero, tuttavia destinato ad una breve durata, dopo la scomparsa del suo fondatore, morto giovanissimo. Fino a quell’epoca si considerava che le colonne d’ercole, convenzionalmente intese come il confine del modo, fossero in quella linea di mare che va dalla punta est della Sicilia di Capo Lilibeo all’Africa dinnanzi a Capo Bon.

Successivamente emerse prepotentemente  la potenza di Roma, che, grazie ad una capacità guerriera senza pari, conquistò tutti i territori del vecchio mondo, si estese a Sud, abbattendo la forte resistenza cartaginese, ad ovest conquistando la Gallia e la Spagna, a Nord sottomettendo la Bretagna, i territori germanici e spingendosi nel centro Europa e ad Est, fino a Bisanzio, all’Asia Minore e infine facendo diventare Provincia romana anche l’Egitto. Insieme alla forza delle proprie falangi, Roma esportò la grande invenzione del diritto ed estese progressivamente l’ambito titolo di cives romanus agli abitanti dei territori sottomessi, che ne difesero i confini dagli altri barbari, fino alla caduta dell’Impero. Il centro del mondo quindi si trasferì nel Mediterraneo occidentale e le colonne d’Ercole vennero idealmente spostate  dinnanzi allo stretto di Gibilterra, dove arrivavano allora i confini del mondo conosciuto. La difficoltà della gestione di un impero romano divenuto troppo grande, finì con l’imporre le divisione in due, determinando la prima causa di inebolimento. Successivamente la definitiva caduta di quello d’Occidente, dipese dalla nefasta infiltrazione di una corrente di pensiero religioso, proveniente dalla Palestina, che predicava  una presunta eguaglianza e aveva finito con l’indebolirne la forza militare ai cofini, che furono più volte violati, oltre ad aver imposto, accanto a quella dell’Imperatore, la figura di un capo spiurituale, il Papa, che ne aveva reso discutibile l’autorità . La centralità mediterranea tuttavia resistette per molti secoli, anche dopo le grandi avventure dei navigatori e la scoperta delle Americhe, e durò circa duemila anni. Sorsero gli Stati Nazionali e gl’Imperi, vi furono molte guerre, da qui vennero mosse guerre, cosiddette sante, per la conquista di Gerusalemme, ma principalmente per creare nuovi regni per gli appartenenti ai rami cadetti delle famiglie europee regnanti. Gli equilibri vennero sconvolti da grandi scismi religiosi, dal Rinascimento, dall’illuminismo, dalla rivoluzione francese e dal successivo bonapartismo. Vi fu infine la restaurazione, seguita da altre guerre, comprese quelle del Risorgimento italiano, la rivoluzione di ottobre in Russia, fino alla nascita del fascismo e del nazismo ed alle due terribili guerre della prima metà del novecento, che sconvolsero il Vecchio Continente, vinte grazie all’apporto determinante degli USA, che, dopo il secondo evento bellico mondiale, particolarmente feroce e distruttivo, sostennero la ripresa economica e la vocazione democratica della parte occidentale. Tuttavia, in seguito agli accordi di Yalta, si era determinato un nuovo assetto dell’influenza sulle Nazioni, che risultarono divise dalla cortina di ferro tra l’Impero sovietico e le Democrazie Liberali dell’Occidente, condannando il mondo intero ad un cinquantennio di quella che, con espressioine molto opportuna, venne denominata “guerra fredda” a causa della minaccia nucleare. In conseguenza il centro del mondo si spostò tra le due sponde dell’Atlantico e l’Alleanza militare della NATO ne fu il simbolo.

Con il crollo del sistema di potere dell’URSS e la caduta del comunismo, gli equilibri cominciarono a cambiare verso la fine del ventesimo secolo ed allo stesso tempo, il travolgente sviluppo tecnologico della costa Ovest degli Stati Uniti cominciò a determinare una inedita centralità in direzione dell’Oceano Pacifico, ma il mutamento radicale era destinato a manifestarsi nel ventunesimo secolo con l’emergere della grande potenza economica della Cina, contemporaneamente ad uno straordinario sviluppo tecnologico del Giappone, della Corea, di Taiwan, di Singapore, dell’Australia, con la conseguenza che il centro del mondo si va spostando verso l’area indianopacifica, anche tenendo conto della ancora grande potenza militare, industriale e finanziaria degli USA, che si affaccia anch’essa su quel grande oceano, condannando invece inesorabilmente  alla marginalità la vecchia Europa, sempre debole e divisa.

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