Nell’antica cultura greco-romana non v’erano astrazioni concettuali. Il “meraviglioso antico” di Giacomo Leopardi non conosceva “teoricità” se non nei limiti dello “stretto necessario”.

Esse divenivano parte integrante del patrimonio culturale  italiano, dopo l’assimilazione da parte delle popolazioni del continente europeo della religiosità giudaico-cristiana,  fondata sugli “ecumenismi” e sugli “universalismi” che, di per sé, erano concetti lontani da ogni idea di  concretezza.

Solo allora, la cultura del Bel Paese, per secoli fondata  su visioni individualistiche e sul principio di comunità organizzate liberamente dall’uomo,  si era allontanata dal realismo di quella originaria civiltà, passando dall’uso della logica a quello della fantasia.

E il distacco era divenuto sempre di più accentuato, con il passare del tempo, per effetto  dell’amore per le teorizzazioni dogmatiche dei padri della Chiesa di Roma.

Inoltre, a rendere più complesso il quadro del pensiero, erano già presenti le immaginazioni metafisiche,  “iperuraniche” e orientaleggianti di Platone e dei suoi innumerevoli seguaci (per omnia saecula saeculorum).

Il filosofo ateniese, aveva le sue idee e  riteneva, in contrasto con i presocratici, empiristi e, soprattutto, monisti, che l’Idea venisse prima della Realtà e che questa fosse double face.

Per rendere inattaccabile nel tempo tale suo principio filosofico, creava una Schola (l’Accademia) dove ogni pensiero libero, indipendente e non legato ai verba magistriera affogato sul nascere.

L’Occidente, approdato al porto delle realtà immaginate e non sperimentate, costruiva, secondo gli avversari del filosofo ateniese, sulle sabbie mobili dell’astrattezza ogni tipo di scienza, compresa quella giuridica.

Dalla semplicità e icasticità del diritto romano si arrivava a costruire concetti tanto arzigogolati quanto labili, sempre secondo gli oppositori, come  castelli di carte.

Prima dei primi passi della scienza fondata sulla concettualità, lo Stato era indicato come unares (publica) e nessun giureconsulto si lambicava il cervello per individuarne gli elementi costitutivi, facendo sottili e complicate distinzioni tra essi e i  presupposti.

Il sobrio e asciutto principio del neminem ledereera considerato più che sufficiente per individuare responsabilità di ogni tipo.

Quel tempo, da molti considerato felice, fatto di (numericamente) ridotte  essenzialità cognitive,  finiva con l’immigrazione (pacifica e sotterranea) di ebrei e cristiani.

Cominciava l’era della concettuologia, delle architetture cerebrali di perfetta simmetria bizantina, degli intellettualismi acrobatici che mandavano in estasi gli Accademici, delle decisioni chilometriche di giudici che spaccavano il capello in quattro perius dicere.

In diritto penale (e non solo) al divieto di fare danno si sostituiva l’articolata casistica mutuata dai preti confessori e si creavano, nel giure, precetti “morali” di ogni tipo (sino alla sfera intima della sessualità), le cui violazioni aumentavano in misura esponenziale mano a mano che la religiosità (anche popolare) spingeva le collettività verso l’oscurantismo dei secoli bui.

Il ruolo delle religioni mediorientali diventava  rilevante anche nella disciplina dell’usura e per la nascita delle Banche.

All’insegnamento di  Aristotele che, nell’Etica Nicomachea, sosteneva che solo il lavoro umano, manuale o intellettuale, potesse giustificare la ricchezza e mai il solo possesso del denaro, si opponeva la Bibbia, che prevedeva il prestito di denaro come usuale e del tutto normale; anche se  considerava un’aggravante punibile la misura eccessiva degli interessi.

A partire dall’anno 732°.C. agli Ebrei si era consentito di prestare denaro a interesse anche a stranieri: erano quelli, in qualche modo, i primi vagiti della globalizzazione.

Inoltre, i  primi Monti di Pietà erano costituiti ad opera del Francescani (pur contestati da Domenicani e Agostiniani).

Man mano, però, che il  mondo della Finanza (come quello della Tecnocrazia) entrava in rapporto con la concettuologia giuridica espressa dai luminari dell’Eurocontinente, l’idillio con la cultura giuridica, riceveva duri contraccolpi.

Con l’avvento dell’era moderna, la pretesa funzione regolatrice dello  Stato, concetto tanto astratto quanto concettualmente articolato, costituiva un ostacolo alla globalizzazione e ad alcuni suoi effetti non previsti o inadeguatamente valutati.

La posizione di ostilità nei confronti degli Stati (soprattutto con quelli della tradizione Euro continentale) e delle loro prerogative sovrane,   giungeva a limiti di rottura.

La politica dei Tycoondell’alta finanza si articolava e diversificava a seconda che si trattasse dei Paesi di cultura Anglosassone o Eurocontintale.

Per i primi bastava controllare, continuativamente, e se del caso  impossessarsi, per interposte persone e nei modi consentiti dalle norme dell’ordinamento democratico, delle leve di comando governativo, condizionando le forze politiche con il sistema massmediatico di cui le Banche disponevano.

Con l’Unione Europea si era dovuto andare oltre. Dall’introduzione dell’Euro in poi, i trattati avevano spogliato progressivamente gli Stati-membri della loro sovranità, sottratto la disponibilità esclusiva del territorio sino a renderli strumenti docili nelle mani dei tecnocrati di Bruxelles. Si era, in altre parole, scarnificato il concetto di Stato elaborato dalla Scienza giuridica sino a rendere quest’ultimo l’ombra si se stesso.

Eppure disarcionare il mondo Occidentale dell’Eurocontinente dal suo cavallo di battaglia che è la concettuologia  può essere pericoloso proprio per i Tycoondella Finanza Occidentale.  L’operazione può rivelarsi  un boomerang.

Quando, per effetto della globalizzazione, la liberalizzazione degli scambi commerciali si estenderà a quelli finanziari, determinando attraverso il web (id est:la rete), la libera circolazione del denaro ci si accorgerà che se le belle costruzioni teoriche costruite dall’Accademia sullo Stato cadranno come un castello di sabbia al soffio del vento, non vi saranno più limiti alla mobilità del capitale.

Mentre la scienza giuridica continuerà a discettare con argomentazioni tanto complesse quanto  astratte se nel mondo d’oggi sopravvivano ancora tutti gli elementi costitutivi dello Stato, se siano ancora tali o si debbano considerare solo meri presupposti  il territorio e la sovranità, i fautori delle cripto-valute (bitcoin), procederanno a organizzarsi in un benefico (almeno per loro, ma forse anche per tutti) vuoto normativo e concettuologico.

 

 

 

“Questo articolo non rappresenta la linea del PLI, ma viene volentieri ospitato su Rivoluzione Liberale, che come linea editoriale da sempre pubblica tutte le opinioni del variegato mondo liberale .”

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