Negli scorsi giorni si è parlato molto, in Piemonte e non solo, della proposta del Presidente Cirio di una web tax da applicare ai “grandi” del commercio online (proposta non nuova, ripresa ciclicamente – anche Francia)

Il grido d’allarme dei commercianti, una delle categorie maggiormente penalizzate dalla pandemia, veste bene i panni dello slogan per dare maggiore risonanza ed attenzione alla proposta, che individua in Amazon “il nemico invisibile” che continua ad aumentare i propri ricavi a discapito delle attività dei commercianti locali.

Quello che sfugge probabilmente è la vera natura di questo “nemico invisibile” che affligge il panorama commerciale nostrano, che non è di certo identificabile nelle aziende che sanno fornire migliori servizi, ma bensì nell’apparente incapacità del tessuto imprenditoriale di abbracciare il cambiamento per poter competere anche in condizioni critiche come quelle che la pandemia ha portato in tutto il mondo.

Penalizzare chi riesce a fornire tali servizi a discapito delle contingenze esterne e continuare a soccombere al cambiamento, piuttosto che cavalcare l’onda dell’innovazione, richiedere maggiori investimenti e formazione per portare online l’eccellenza italiana, non può essere considerata in nessun modo una proposta lungimirante.

Se prendiamo le analisi fatte sul mercato italiano dal possiamo notare come le imprese Italiane che vendono online sono passate da 5’933 nel 2008 a 20’100 nel 2018 (ISTAT), mentre le attività di commercio al dettaglio, nello stesso periodo, sono passate da 886’000 a 850’000.

Se guardiamo al valore del fatturato del mercato e-commerce in Italia, possiamo notare che dai 10,03 mld di € del 2008, nel 2019 il fatturato è stato di 48,5mld di €.

Dalle ricerche sulle preferenze di consumo della popolazione condotte nel 2019 invece scopriamo che il 93% della popolazione campione ha visitato almeno uno store online, il 75% ha comprato almeno un prodotto o servizio online, ed il 65% effettua acquisti online regolarmente, con un numero di 38,40 milioni di clienti che hanno acquistato beni di consumo tramite internet.

Il tessuto imprenditoriale italiano, costituito per lo più da PMI, pare avere un gap in termini di conoscenze e di mezzi per investire, pertanto dovrebbe essere questo il “nemico invisibile” contro il quale schierare riforme e proposte, al fine di permettere all’eccellenza italiana, in qualsiasi settore e “dimensione”, di brillare a discapito dei cambiamenti.

309