Il Presidente della Regione Veneto, il leghista Luca Zaia, in un videodiffuso on line ha sostenuto chiaramente  che tutti i contagi per varie malattie (dall’influenza stagionale all’infarto e ai tumori)  e tutti i decessi giornalieri, in Italia, sono attribuiti al Covid19, anche se ciò non è vero; e si presume che egli     sia  anche in grado di documentarlo.

L’affermazione a molti è parsa sorprendente; non ha meravigliato, invece, chi ha sempre intuito che il terrore mass-mediatico di cui è destinatario soprattutto il vecchio Continente, è una componente essenziale della guerra biologica che il viruscinese ha consentito di scatenare contro l’apparato industriale e commerciale degli Stati-membri dell’Unione Europea.

Se la paura di infettarsi domina la scena, non vi è chiusura di stabilimenti, di opifici, di esercizi che non sia accettata da una massa atterrita.

Quando cesserà il terrore, quando le fabbriche riprenderanno in scala notevolmente ridotta la loro attività e gli esercizi commerciali, gli alberghi riapriranno, a fatica, i loro battenti, quando in definitiva  la vita economica riprenderà lentamente il suo ritmo e lo stato d’indigenza di tutti diventerà meno acuto ma, purtroppo, cronicizzato, sarà un bel giorno per i quisque de populo, ma non per le fabbriche cinesi, che rivedranno spuntare il pericolo della concorrenza Occidentale né  per le banche europee, che faranno meno prestiti e interventi di salvataggio, né per i virologi, gli epidemiologi, i medici che saranno restituiti al loro anonimato, né per gli uomini politici prezzolati (o stupidi) e per i pennivendoli al servizio del sistema.

Luca Zaia che pur essendo al governo del Veneto è un autorevole membro di un partito dell’opposizione al governo nazionale ci ha raccontato della “truffa” perpetrata a danno dei cittadini e gliene va dato atto ma   non ha dato l’impressione di essersi reso sufficientemente conto della gravità del fatto.

In altre parole, il Governatore non ha  tentato di  dirci il suo pensiero in merito a chi giovi il camuffamento dei dati.

V’è da chiedersi: come potrà sperarsi che simili uomini politici svelino, dimostrandolo per tabulas,  agli Italiani che anche la “patrimoniale” di cui si comincia a parlare in questi giorni servirà ancora di più a mettere in braghe di tela i cittadini italiani, imprenditori o lavoratori, costringendoli a finire ulteriormente nelle mani degli elargitori di credito eterodiretti  dagli elemosinieri “interessati” di  Bruxelles?

In Francia, forse, qualcuno, a livello popolare comincia a capire: i falò di place de la Bastille  contro l’approvazione della legge di sicurezza sembrano mandare messaggi diversi da quelli lanciati negli scorsi anni agli Champs Elysee.

In Italia, v’è chi osserva un certo nervosismo nel Governo per il disappunto popolare, ancora vago e non chiaramente manifestato,  relativo a provvedimenti  restrittivi della libertà economica che privilegiano la grande distribuzione commerciale, quasi totalmente in mani straniere, a danno dei negozi ancora di proprietà italiana.

Domanda finale: Pur non dimenticando il motto di Ennio Flaiano (secondo il quale in Italia si trova sempre chi è pronto a venire in soccorso del vincitore, che, allo stato, è ancora il Primo Ministro), si può sperare in qualcosa di diverso rispetto al piattume che sino ad oggi ha caratterizzato i commenti alla situazione?

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