La crisi economica che stiamo attraversando ha le sue radici in un lontano passato, con una vittima sacrificale, la classe media, costituita da un lato da lavoratori dipendenti qualificati, pubblici e privati, e dall’altro dall’esercito dei titolari di piccole medie imprese e dal mondo dei servizi, il cosidetto popolo delle partite IVA.
Ora la pandemia, con la sua improvvisa ondata di malati e morti, e di chiusure di attività, ha accelerato questo processo di erosione con un passaggio di milioni di famiglie ad una fascia molto vicina alla povertà.

Un rapporto OCSE del Aprile 2019 con il titolo “Struggling middle class“, traducibile in la classe media in affanno, afferma che “Lo sviluppo è maggiore, dove la classe media è più forte“.

In Italia la classe media sta pagando un conto salato per colpa di una crisi economica lunghissima.

Se consideriamo il decennio 2008 – 2018, per 12,2 milioni di contribuenti italiani, che hanno un reddito compreso tra i 15.000 a 26.000 € vi è stata una perdita, degli importi dichiarati al fisco, pari al 10,4%.

La pandemia purtroppo peggiorerà tale situazione negativa e non di poco, da un lato infatti la cassa integrazione per i dipendenti dell’industria e il numero di esercizi ed aziende che già in sofferenza non avranno più la forza per riaprire, produrrà un ulteriore pesante calo del reddito prodotto.
Questa crisi sta producendo una maggiore divaricazione tra i cosiddetti “ricchi”, con redditi annui oltre i 55.000 €, e la fascia di coloro che arrivano ad un massimo di 15.000 €.
Questa fascia più debole rappresentava già, nel 2018, il 43,8% dell’intera popolazione, e purtroppo vedrà aumentare ulteriormente il suo peso, con famiglie che riescono ad arrivare a fine mese solo con il supporto degli enti sociali, così come possiamo leggere nei giornali, tutti i giorni.

Il PLI da sempre ha rappresentato gli interessi di quella classe media che il rapporto del OCSE definisce “lo zoccolo duro della democrazia e dello sviluppo economico”.

Per questo è davvero importante, per il bene del nostro paese, lavorare a far di nuovo crescere quella fascia di popolazione che è stata penalizzata pesantemente dall’impatto della globalizzazione, dell’automazione, e dalla crescita delle ineguaglianze. Occorre offrire loro un progetto di politiche di sviluppo, soprattutto in termini di minor fiscalità e di de-burocratizzazione, per favorire lo slancio dinamico di quegli strati sociali che da sempre hanno una maggiore proiezione sul futuro, e che investono di più in educazione e cultura, al fine di salire la scala sociale, sempre alla ricerca di opportunità per progredire.
Se infatti rendiamo più forte la classe media in termini numerici ed in termini di potere d’acquisto diventa automatica la crescita della domanda e di conseguenza del PIL.

Se vogliamo ricreare un nuovo rinascimento italiano, occorre che il PLI sia al fianco di quella classe media che è stata storicamente, per lo stato italiano, la leva di accumulazione di capitale umano ed economico.
Dobbiamo offrire una seria politica di riforme, volta a privilegiare la libertà d’impresa, la volontà di creare nuovi business e nuova ricchezza, liberando l’imprenditorialità, innata in noi italiani, dalle pastoie di anni di malgoverno ed imposizioni inique e di una burocrazia barocca.

Il PLI troverà la sua missione per il futuro prossimo venturo, andando a recuperare proprio quell’elettorato, schierato con il fronte radicale populista, solo perché non aveva alternative.
Ora l’alternativa esiste, si sta costruendo, giorno dopo giorno, un fronte liberale e liberista, allo storico
Partito Liberale Italiano il compito di raccogliere la missione per il bene del paese.

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