L’idea liberale può prescindere dalle regole di vita civile?
Ancora: può esulare da esse?
Infine: la tutela della salute pubblica prevale sul concetto di libertà?

Sono tre interrogativi che ogni giorno stanno squassando il fondo delle nostre coscienze umane e civili: in modo particolare oggi, ché viviamo sotto lo scacco di una implacabile pandemia. Che mette a dura prova non solo l’eccellente personale medico e paramedico che si sacrifica oltre ogni limite (anche di vita), ma pure tutti gli aspetti della nostra vita economica.
Anche il Governo, che ora presiede il G-20, si arrabatta come può: cercando di mettere pezze e pezzuole ovunque su di una diga che è sempre lì lì per crollare, travolgendoci tutti.
Allora è giusto (ancorché un preciso dovere civile) il remare tutti verso la stessa parte: dopotutto l’emergenza é uno stato di guerra senza bombe, ma sempre guerra è.
Questo deve stare nel fondo delle nostre coscienze civiche.
La Chiesa é un altro Stato rispetto alla Italia: i preti devono celebrare le messe del S. Natale?
Lo facciano in solitudine.
È un problema loro, di coscienza: sappiano che ne risponderanno a Dio.
Gesù bambino, poi, é nato alle 24 o alle 17? É un problema loro.
Faccia, il S. Padre un Concilio, e, motu proprio, decida che Gesù è nato alle 17.30.
Le regole e gli insegnamenti li hanno modellati fin dai tempi di Costantino.
Hanno scartato Vangeli e ne hanno accettati altri. È un problema loro.
L’emergenza per lo Stato italiano è un’altra: il salvare più vite -fisiche- possibili, di anziani soprattutto.
Non esistono colori, non esistono ragionamenti economici pro-INPS:
non si ragiona così in guerra.
Un liberale (mi scusi il mio Presidente De Luca se gli rubo un passo della sua relazione all’ultimo Congresso nazionale, il 31° da quando lo ha raccolto nella discarica in cui lo avevano cacciato) non può “accontentarsi di morire ogni giorno, precipitando nel gorgo più buio dell’anima, nella rinuncia a sempre più elevati traguardi”.
Non può accontentarsi di morire, appunto…
Ma lui deve esistere per prospettare un sogno alternativo a questo Stato obeso. O no?
C’è tempo per farlo: “primum vivere deinde philosophari”, dicevano i romani. Ecco.
Prima si deve esistere, poi per coltivare un sogno alternativo ci sarà tutto il tempo che vogliamo…
Per ora dobbiamo combattere in trincea, diradando al massimo i nostri contatti natalizi.
Dite ai bambini che Babbo Natale sta curando una renna azzoppata.
Mannaggia la pandemia.
Viva l’Italia!

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