Questo titolo, avente un sapore leggermente commerciale, è il filo conduttore di tutto il ragionamento storico e politico che svilupperemo di seguito.
Partendo da un presupposto.
Le elezioni amministrative locali, é risaputo da un pó di tempo in qua, hanno sempre segnato  una assai importante virata di boa anche per la politica nazionale: lo spartiacque intermedio che è oltremodo servito per far affermare nuovi movimenti di tendenza e pure di personale politico.
Il 15 e 16 giugno 1975, ad esempio, sono state due date che verranno ricordate come il primo grande emblema del rinnovamento.
Sono rimaste scolpite nella storia politica di questo nostro Paese: posto che proprio in  quei giorni prese avvio un grande rivolgimento politico.
Segnato dal fatto che l’elettorato di allora decisamente svoltò verso il “diverso”: affidando alla sinistra (principalmente al duo PCI-PSI) un formidabile supporto, che non mancò di aprire anche nella DC e nelle altre forze laiche minori degli effetti permanenti, ponendo in soffitta una intera generazione di notabili e generando nuove figure.
Fu quello un cambiamento o, per essere più precisi, il primo vero rinnovamento politico nostrano.
Perché  dei volti del tutto nuovi (ma non del tutto sconosciuti nelle periferie e nei centri, come accade ahimè oggi) ebbero la capacità di imporsi, a suon di preferenze scritte, reali  -vergate da persone maggiorenni (che dovrebbero essere chiamati/e in correità ove scrivere la preferenza fosse stato un reato)- seguite, l’anno dopo, per portare al Parlamento nazionale quella ventata d’aria fresca che fece garrire oltremodo la bandiera tricolore dell’Italia tutta.
Un processo questo che, di fatto, si concluse con il rapimento e l’omicidio del povero Aldo Moro.
Così le elezioni amministrative, da quella volta, hanno finito per divenire il vero e proprio termometro-laboratorio dell’intero cambiamento politico nazionale: perchè non solo esse sono sempre state use a far affermare delle nuove classi dirigenti e pure perché esse sempre sferzano i partiti centrali  “guardate con maggiori sensibilità e attenzione le vicende locali”.
Fu un mix benefico, quello, perché garantí -per quasi un ventennio- ampi confronti e soluzioni paritarie senza alcuna pregiudiziale ideologica.
Analogamente, oggi ci troviamo di fronte un altro bivio.
Andremmo ancora a scegliere delle novità a scatola chiusa, oppure dovremmo fare sí che venga introdotto un nuovo e ulteriore elemento di analisi, affinché ogni giudizio non sia emesso così… “sic et simpliciter” ?
Perché il valore della centralità e della capacità amministrativa possono ben fare il paio con quelli della onestà e corretta individuazione dei punti critici delle comunità civili.
Queste dovrebbero essere le nuove cifre che l’elettore -posto il pratico fallimento M5S- dovrebbe porre in cima ai suoi pensieri e alle sue attenzioni, la primavera prossima.
Perché (e per chi non lo abbia ancora avvertito glielo diciamo noi) é maturato l’umore della gente: che si accinge a dare una bella lezione a chi ha fatto solo della vuota “antipolitica” l’unica essenza del suo operare.
Con il risultato che, delle belle città come Roma diventate sciatti agglomerati, dove si è usi dormire tra il lezzo e l’incuria civica: posto che a questo ha portato la scarsa manutenzione di ogni comparto, con dei servizi locali sempre più scadenti e comunque pagati come prima.
Un insieme di eventi che ha fatto sempre di più retrocedere quella che era pur sempre una eccellenza mondiale nei bassifondi della seconda metà (la peggiore) delle classifiche cittadine, una vergogna per l’Italia intera di cui l’Urbe é pur sempre la Capitale.
Un lustro fa fu commesso un letale errore qualunquistico a piene mani: facendo salire al Campidoglio, senza di averle affatto pesate, delle piccole figure di amministratori, che i problemi manco li avevano affrontati in casa propria.
Non ripetiamo lo stesso errore.
Questa volta ponderiamo bene le persone.
Perché a scatola chiusa….
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