LA ROVINOSA “DIPLOMAZIA DEI CASI” CON L’EGITTO

di Leonardo Rivalenti

Il prolungamento della pena di 45 giorni per lo studente egiziano dell’Università di Bologna, Patrick Zaki, ha riacceso la campagna anti-egiziana inaugurata dal Caso Regeni nel 2016 e con essa, quella che si può definire come “Diplomazia dei Casi”. Ovviamente, a tale nome non corrisponde nessuna seria dottrina di politica estera, ma solamente un comportamento idealista, miope, anti-strategico e antinazionale adottato dalla nostra cancelleria, su spinta di una stampa sensazionalista e di un’opinione pubblica eccessivamente impressionabile e poco avvezza alla realpolitik. Conseguenza di ciò, sono i costanti appelli, spesso trasversali, a chiudere le relazioni con l’Egitto o ad imporre sanzioni contro di esso, in risposta a questi due casi. Tali posizioni, sono quindi miopi e pericolose. In primo luogo, perché l’Egitto è un importante partner commerciale del nostro paese, da compratore di due fregate di fabbricazione italiana e porta d’accesso al Mediterraneo. Inoltre, è fondamentale per il contenimento della Turchia, la quale si sta sempre più rivelando una minaccia alla stabilità nel Mediterraneo. Infine, essendo l’Italia una nazione marittima, l’Egitto dovrebbe essere percepito come un alleato naturale per favorire la proiezione della nostra influenza nel Mediterraneo. Sono tutti fattori che andrebbero presi in considerazione prima di mettere a repentaglio le relazioni con una nazione amica, per questioni interne ad essa.

 

L’AGGUATO DEL DRAGONE

di Gabriele Volpi

La Repubblica Popolare Cinese non si è mai particolarmente distinta nella fama del rispetto dei diritti civili, né di essere un paese particolarmente sensibile sui temi della libertà personale. Non è quindi tanto sorprendente la notizia riportata dall’AGI che il gigante delle telecomunicazioni cinese Huawei ha testato un proprio software per il riconoscimento facciale, in grado di rivelare i tratti del volto di un membro dell’etnia uigura, originaria della regione autonoma cinese dello Xinjiang. Da quando inoltre la sua crescita economica l’ha portata ad ambire di poter concorre con al primato statunitense, la sua politica estera è diventata sempre più aggressiva, vuoi le continue intimidazioni all’Australia, vuoi le vicende di Hong Kong, vuoi le minacce a Taiwan. Le campagne di disinformazione, ben rodate nel mercato interno, si stanno muovendo con enorme maestria attraverso internet, incentivando la simpatia globale verso il regime. Il suo gioco è quindi evidente: il mondo occidentale sarà in grado di affrontare la sfida?

 

IL PARLAMENTO APPROVA IL MES

di Andrea Cantelmo

Via libera al Mes da parte del Parlamento alla risoluzione di maggioranza sulla proposta di riforma del MES, il Meccanismo europeo di stabilità. Osservato speciale è stato il MoVimento 5 Stelle che – storicamente – è contrario a tale strumento e con la sua approvazione la tenuta del Governo è messa a rischio dalla fronda interna al M5S anti-Mes. Il Meccanismo di stabilità europeo nasce nel 2010-2011 quando alcuni Paesi Ue furono sull’orlo del tracollo finanziario. L’articolo più discusso fu il 123 che prevede che gli Stati membri non debbano essere incentivati a indebitarsi nella convinzione che altri Paesi correranno in loro aiuto. Da qui l’”aggiramento” della disposizione prima con un fondo temporaneo e poi con uno permanente. Il Mes, peraltro dietro forte richiesta dell’Italia che rischiava di non avere ancore di salvezza europee nel caso il ripagamento del proprio debito pubblico risultasse insostenibile. Un’ipotesi tutt’altro che peregrina allora come (purtroppo) anche adesso.

 

DIGITO ERGO SUM

di Gianmatteo Lombardi

Le ultime notizie circolate negli ultimi giorni in merito al tanto menzionato “Recovery Fund” ci raccontano dell’identificazione di un piano che sembra aver individuato sei “macro-missioni”, a ciascuna delle quali sarà assegnato un budget dei fondi previsti dall’iniziativa europea “Next Generation Eu”. Alla luce di quanto successo negli ultimi mesi, desta una certa ilarità non tanto l’intenzione di riservare buona parte degli investimenti al settore della digitalizzazione quanto piuttosto il modo in cui l’attuale governo cercherà di snellire la cavillosa burocrazia italiana. Quanto occorso negli ultimi tempi con l’estensione all’intera popolazione dello Spid e l’ingresso dell’App Io ne sono un’evidente dimostrazione, basti pensare alle infinite problematiche che ne sono scaturite. Riusciranno i nostri eroi a rendere finalmente digitalizzato il nostro Bel Paese? Ai posteri l’ardua sentenza.

 

LA FINE DEL POPULISMO MADE IN USA

di Gianluca Lo Mele Buonamico

Si registrano scontri e tafferugli in diverse città americane nel giorno in cui sono scesi in strada i sostenitori di Donald Trump per protestare contro la decisione della Corte Suprema di respingere l’ultimo ricorso contro l’esito delle elezioni presidenziali. La Corte Suprema degli Usa, dove i conservatori hanno una maggioranza di 6 a 3 contro i liberal, ha bocciato all’unanimità (9/9 a favore) i tentativi di Donald Trump di contestare la vittoria del democratico Joe Biden, rifiutandosi di esaminare un il ricorso dello Stato del Texas, che proponeva di bocciare i risultati in Georgia, Michigan, Pennsylvania e Wisconsin, i risultati quattro stati chiave che hanno dato la vittoria al futuro Presidente USA. La decisione della corte conferma il funzionamento di quei poteri di controllo e di freno affidati ad altri organi costituzionali in funzione di limite dell’esercizio dei poteri del Presidente, che caratterizzano la forma di governo presidenziale degli USA.

 

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